Politica internazionale

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Coree, un emissario
di Kim Jong-un in Cina

Coree, un emissario <br />di Kim Jong-un in Cina<br />


di Antonia Cimini

 

Pechino, 22 mag. - Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha mandato oggi il primo inviato speciale in Cina dallo scorso anno, ha annunciato l'agenzia di stampa di Pyongyang.

 

Secondo la Koren Central New Agency, il vice maresciallo Choe Ryong-hae e' arrivato stamane a Pechino in veste di messo ufficiale del presidente del paese, per la prima volta da quando Kim e' succeduto al padre alla testa del paese alla fine del 2011. Nessun dettaglio e' stato fornito sull'itinerario, gli incontri e il contenuto dei colloqui di colui che a Pyongyang riveste il ruolo di direttore generale dell'ufficio politico dell'esercito.

 

Il portavoce del ministero degli esteri cinese ha confermato oggi la visita del delegato della Corea del Nord. "Le due parti hanno scambiato punti di vista sulla questione della penisola coreana. La Cina e' determinata a mantenere la pace e la stabilita' nella regione e spingera' senza sosta per la ripresa dei colloqui a sei" ha detto Hong Lei in una conferenza stampa di routine.

L'agenzia cinese Xinhua ha fatto sapere che Choe ha avuto un colloquio con Wang Jiarui, il direttore del dipartimento internazionale del Partito Comunista Cinese. L'incontro e' stato pero' estremamente breve e l'emissario coreano e il seguito di ufficiali di partito, esercito e governo che hanno costituito una folta delegazione e' ripartita alla volta di Pyongyang nel pomeriggio.

 

"La Cina e' certamente scontenta delle provocazioni internazionali della Corea del Nord, ma non prendera' mai azioni punitive esplicite e dirette alla volta del paese" spiega ad AgiChina24 Cheng Xiaohe, esperto di politica internazionale all'Universita' del popolo di Pechino.

 

Per gli osservatori la visita e' uno sforzo di Pyongyang per riportare sul binario giusto le relazioni con l'unico alleato e il fornitore di una linfa vitale di aiuti economici. La Cina ha appoggiato per la prima volta la risoluzione delle Nazioni Unite che decreta sanzioni contro la Nordcorea a marzo, dopo che il terzo test nucleare di Pyongyang ha colto di sorpresa anche Pechino a febbraio. La notizia di qualche settimana fa che la Bank of China ha sospeso le operazioni condotte per conto di istituti finanziari della Corea del Nord, ha aggiunto pressione a un'economia gia' provata dal rallentamento del commercio e del turismo con il grande vicino.

 

La prova che l'atteggiamento di Pechino ha subito una flessione e'arrivata la settimana scorsa anche dagli Stati Uniti. L'inviato speciale americano per la penisola coreana, Glyn Davies, in missione in Cina ha detto che "gli USA sono soddisfatti dell'impegno della Cina nell'applicare sanzioni nel quadro dell'Onu" e anche delle iniziative individuali di Pechino per mettere alle strette Pyongyang.

 

A giudicare dall'invio dell'emissario speciale qualcosa deve aver funzionato nella strategia cinese. Da quando e' salito al potere, Kim Jong-un non ha ancora visitato la Cina ne' incontrato diplomatici cinesi. L'ultima visita di alto livello e' avvenuta lo scorso agosto: il generale Jang Song-thaek, zio di Kim, si reco' a Pechino per organizzare un viaggio del leader nel paese. Alla missione non fece seguito nessun evento diplomatico, e Kim rifiuto' addirittura di incontrare un emissario cinese con una lettera da parte di Kim.

 

Le relazioni fra Cina e Corea del Nord sono definite alla stregua di "labbra e denti" dalla propaganda ufficiale, ma una serie di gaffe di Pyongyang, non da ultimo il sequestro di sedici pescatori cinesi da parte di nordcoreani, sta mettendo a dura prova una delle ultime alleanze rosse del mondo.

 

 

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