Politica internazionale

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Accordo clima, Xi-Obama
al telefono, collaboriamo

Accordo clima, Xi-Obama<br />al telefono, collaboriamo


Di Eugenio Buzzetti


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Pechino, 14 dic. - Il presidente cinese, Xi Jinping, e quello statunitense, Barack Obama, si sono impegnati a lavorare insieme per assicurare l'attuazione dello storico accordo sul clima approvato sabato a Parigi da quasi 200 Paesi. Lo riferisce il ministero degli Esteri di Pechino, spiegando che i due leader si sono sentiti oggi per telefono. Xi, ha reso noto il ministero, ha detto ad Obama che intende lavorare con tutte le parti, fra cui gli Usa, per coordinarsi e cooperare al fine di assicurare l'effettiva implementazione dell'accordo di Parigi. Il presidente cinese ha inoltre espresso il desiderio di "estendere la cooperazione bilaterale per affrontare i cambiamenti climatici".

 

Obama, ha proseguito il ministero, ha a sua volta manifestato la volonta' di lavorare con la Cina e gli altri attori per rispettare gli impegni climatici. L'intesa sul clima approvata sabato a Parigi prevede, tra le altre cose, la limitazione del riscaldamento globale "ben al di sotto dei 2 gradi" (limite giudicato pericoloso per il Pianeta), puntando a 1,5 gradi, e la cosiddetta neutralita' carbone nella seconda meta' del secolo, oltre a un impegno finanziario di 100 miliardi di dollari all'anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nell'affrontare i problemi connessi ai cambiamenti climatici.  

 

Cop21: Cina, accordo non perfetto, ma verso storico passo avanti

 

L'accordo raggiunto a Parigi sul Clima al termine della Conferenza sui Cambiamenti Climatici non è perfetto ma "non ci impedisce di fare storici passi avanti". Secondo le parole di Xie Zhenghua, inviato per la Cina al meeting a cui hanno preso parte delegati di 195 Paesi, l'intesa raggiunta alla Conferenza sabato scorso "ha bisogno di essere migliorata", anche se può servire per sostenere lo sviluppo sostenibile della Cina, che è anche uno dei punti del nuovo piano quinquennale di sviluppo di Pechino che prenderà il via il prossimo anno e si concluderà nel 2020. Positiva, invece, la reazione ufficiale di Pechino, lasciata alle parole del Ministero degli Esteri, è di soddisfazione "per gli sforzi che tutte le parti hanno fatto, specialmente il Paese ospite, la Francia", e l'accordo di Parigi rappresenta un "nuovo inizio nella cooperazione internazionale".

L'impegno di Pechino si fonda sulle promesse fatte nell'ultimo anno, a cominciare da quella del novembre 2014, quando il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avevano promesso contemporaneamente una riduzione delle emissioni, con la Cina impegnata a raggiungere il picco entro il 2030. Xi e Obama sono stati protagonisti anche degli ultimi minuti prima del raggiungimento dell'accordo: con una telefonata hanno rinnovato l'impegno di rafforzare il coordinamento tra Pechino e Washington nella lotta alle emissioni, nonostante le divergenze sorte nelle ultime ore prima dell'accordo finale. La Cina è accusata di volere contenere le ambizioni dell'accordo per quanto riguarda i meccanismi di controllo quinquennali dei progressi fatti nella lotta alle emissioni, chiedendo "flessibilità" per tutti i Paesi in Via di Sviluppo.

Le polemiche non erano passate inosservate e ancora nella giornata di sabato scorso, poche ore prima dell'accordo, il Global Times sottolineava lo status della Cina come Paese in via di Sviluppo e non come Paese industrializzato: "i cinesi lo sanno meglio di chiunque altro" scriveva il quotidiano cinese. Lo status cinese è stato uno dei punti principali sottolineati più volte dalla Cina e dallo stesso Xi: durante il discorso alla cerimonia di inaugurazione della Conferenza, il 30  novembre scorso, il presidente cinese aveva fatto riferimento alle "responsabilità differenziate" tra tutti i Paesi coinvolti nei negoziati, con un ruolo più forte chiesto per le economie avanzate rispetto ai Paesi in via di Sviluppo. Proprio lo status di più grande Paese in via di Sviluppo della Cina è stato sottolineato positivamente dagli esperti di clima cinesi. Gli effetti dell'impegno di Pechino nella lotta alle emissioni saranno "un modello" anche per gli altri Paesi in via di Sviluppo, come ha sottolineato in un intervista all'agenzia Xinhua, Zhang Haibin, docente dell'Università di Pechino. Dubbi più consistenti riguardano invece il programma dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo: nell'accordo non compaiono "molti particolari che era impossibile inserire", secondo Zou Ji, vice direttore del China National Centre for Climate Change Strategy, think-tank governativo di Pechino.

L'accordo raggiunto a Parigi è il primo a prevedere un impegno di tutti i Paesi, sia industrializzati che in via di sviluppo, nella lotta alle emissioni di Co2, e punta a limitare a 1,5 gradi centigradi il surriscaldamento del pianeta rispetto ai valori pre-industriali anche se, in base ai vincoli dello stesso accordo, la temperatura in futuro è destinata ad arrivare a 2,7 gradi centigradi in più, di media, rispetto a quelle antecedenti alla prima Rivoluzione Industriale. Oltre all'accordo sul raggiungimento del picco delle emissioni raggiunto con Obama, la Cina punta a ridurre l'intensità delle emissioni tra il 60% e il 65% per punto di prodotto interno lordo entro il 2020 rispetto ai valori del 2005. Per riuscirci, aumenterà i già cospicui investimenti nelle energie pulite: entro il 2030, l'obiettivo è di raggiungere un produzione di energia da fonti rinnovabili equivalente al 20% del proprio mix energetico. Sul piano della cooperazione, infine, a settembre scorso, la Cina aveva poi annunciato un fondo per aiutare in Paesi in via di sviluppo nella lotta alle emissioni da tre miliardi di dollari, con cento progetti di cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici.

 

14 DICEMBRE 2015

 

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