Politica internazionale

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Cina:Papa sia flessibile e
rompa con Taiwan

Cina:Papa sia flessibile e<br />rompa con Taiwan <br />


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella


Roma, 14 mar.- Flessibilità. E' quello che il governo cinese chiede al neo-eletto papa Francesco I, nel suo primo commento ufficiale dalla nomina. "Auspichiamo che sotto il nuovo pontefice il Vaticano adotti un atteggiamento più concreto e flessibile e che riesca a creare le condizioni per migliorare le relazioni tra la Cina e Roma" ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying.

La Santa Sede "deve riconoscere il governo cinese come tale e Taiwan parte inalienabile del territorio cinese" ha poi ribadito Hua precisando che il Vaticano è l'unico Paese europeo a riconoscere l'isola come Stato a sé. Il Vaticano non ha alcun diritto "di interferire negli affari interni della Cina con pretesti religiosi".

Da parte sua, Antonio Liu Bainian, presidente onorario e portavoce della Chiesa Patriottica cinese - la quale è subordinata al regime comunista e non riconosce l'autorità diretta del papa, pur ammettendone l'influenza a livello mondiale - ha manifestato la sua soddisfazione per la nomina di Bergoglio.  "Preghiamo per il nuovo Papa. Che Dio benedica la sua intelligenza e la sua saggezza, e che la sua virtù possa prosperare sempre di più" ha dichiarato Liu all'agenzia spagnola EFE. "Nel XXI secolo, la vera sfida della Chiesa è in Asia e soprattutto in Cina" ha proseguito il presidente della Chiesa Patriottica che ha poi manifestato la speranza che il nuovo papa possa "seguire il cammino di San Pietro e perpetrare lo spirito di San Paolo". In ogni caso – ha precisato – papa Francesco deve "rispettare l'autorità del governo di Pechino e della Chiesa cinese" con l'obiettivo di "migliorare il più possibile le relazioni tra la Cina e il Vaticano e adempiere così al compito santo di pregare, predicare il vangelo e creare pace e fraternità". 

 

Nel frattempo da Hong Kong sono arrivate anche le congratulazioni del vicario generale della diocesi cattolica dell'isola, Michael Yeung. L'auspicio è quello che possa guidare milioni di fedeli in questi tempi difficili. "Ci auguriamo che tutti i cattolici preghino per lui". Quanto ai rapporti tra Roma e il Vaticano, Yeoung è fiducioso: la scelta dl gesuita di "chiamarsi Francesco è un chiaro segnale della volontà di tendere la mano dell'amicizia". La diocesi di Hong Kong è attualmente l'unico posto sul suolo cinese in cui è consentito praticare liberamente la religione cattolica.

 

PAPA, NOMINA BERGOGLIO SCARSA ECO IN CINA 


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest



Pechino, 14 mar. - La notizia dell'elezione del nuovo Papa, complice il fuso orario, in Cina è piena notte, è stata data solo dall'agenzia ufficiale, la Xinhua, che ha annunciato nella sua versione in inglese che la tanto attesa fumata bianca era arrivata alle 18.06, secondo l'ora del meridiano di Grenwich (le 19.06 in Italia). "Le grandi campane della Basilica di San Pietro -si legge nel comunicato dell'agenzia di stampa cinese- hanno cominciato a suonare subito dopo, segnalando, secondo quanto riportano i media, non solo che era stato eletto un nuovo Papa, ma che ha accettato il ruolo, scelto il nome e indossato le nuove vesti". Il comunicato non svela il nome del nuovo vescovo di Roma. La Xinhua ricorda che sono bastati due giorni e cinque scrutini con una maggioranza di due terzi per decidere il successore di Benedetto XVI. "Il conclave -conclude la Xinhua- è stato indetto dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI, il 28 febbraio scorso".

 

La notizia è poi stata ripresa nel mattino anche da altri media cinesi. Lo stesso comunicato della Xinhua viene ripreso dal Global Times, il giornale in lingua inglese pubblicato dal Quotidiano del Popolo, mentre la CCTV ha ripreso l'aggiornamento della Xinhua della scorsa notte, ora locale, con il nome del nuovo Papa e un brevissimo profilo del nuova vescovo di Roma. Anche la Xinhua ha sottolineato che Francesco I è il primo Papa appartenente all'ordine dei Gesuiti. Nell'aggiornamento della Xinhua sulla notizia anche un breve cenno alla decisione del mese scorso di Benedetto XVI di rinunciare al papato "sorprendendo il mondo annunciando che non aveva più le forze fisiche e mentali per continuare" a rimanere a capo della Chiesa.


Papa, nomina Bergoglio solo su Xinhua

 

 


Pechino-Vaticano, per i fedeli
è tempo di ricucire


 

Roma, 13 mar.- Un papa che sappia ricucire lo strappo con Pechino, un governo che riesca ad aprire i suoi orizzonti. Questo l'auspicio dei cattolici cinesi che vorrebbero così  lo sviluppo dei rapporti tra Cina e Vaticano sotto il nuovo pontificato. A dar voce alle speranze al popolo dei fedeli d'oltre-Muraglia è il parrocchiano John Liu, intervistato dall'Associated Press nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Pechino. "Le autorità dovrebbero smetterla di temere la religione" sostiene Liu che si dice ottimista pur riconoscendo che "ci vorrà tempo prima che le cose cambino".


I contrasti tra Roma e Pechino sono ormai noti: Cina e Vaticano non hanno alcun tipo di rapporto diplomatico, tanto che negli anni 50' il partito comunista ordinò ai fedeli di troncare qualsiasi legame con la Santa Sede. Dal canto suo quest'ultima riconosce la Repubblica di Taiwan, l'isola che si dichiara indipendente e che Pechino considera una provincia ribelle da ricondurre sotto la propria giurisdizione. Insomma, per il Dragone, uno schiaffo in piena regola. I due decenni che seguirono videro la nascita e la conclusione della Rivoluzione Culturale (1966-76) che tra le altre cose portò alla chiusura delle chiese e alla persecuzione di fedeli e membri del clero. Il diritto di credo fu ripristinato dopo la morte di Mao Zedong, nel 1976. Sulla carta.

 

Tutt'ora le questioni religiose sono infatti gestite dalla Chiesa Patriottica cinese - istituita nel 1958 da Mao - che non riconosce l'autorità del Papa dichiarandosi indipendente da Roma, impone ai suoi fedeli di rinunciare alla comunione e si occupa delle nomine di preti e vescovi. Una libertà che è tornata di recente a inasprire le tensioni tra le due parti. Secondo l'Associated Press, per anni infatti Roma e Pechino hanno trovato segretamente un accordo sui candidati "accettabili" per entrambi, ma negli ultimi anni i contrasti sono riaffiorati nel 2010 con la nomina di Guo Jincai come vescovo della città di Chengde. La Santa Sede lo giudicò inappropriato e accusò Pechino di agire da sola. L'ultimo caso eclatante, in ordine di tempo, è quello di Thaddeus Ma Daqin, vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Shanghai, sottratto ai suoi lavori ministeriali e sottoposto da mesi agli arresti domiciliari dopo che, nel corso della sua ordinazione avvenuta lo scorso luglio presentò le dimissioni da membro dell'Associazione patriottica rifiutando di condividere il calice della comunione con un vescovo scomunicato dalla Santa Sede.

 

Nei suoi 8 anni di pontificato, il dimissionario Benedetto XVI ha collocato il miglioramento dei rapporti con il Gigante asiatico tra le priorità della Santa Sede. E In una storica lettera del 2007 ha espresso la speranza di riunire le chiese divise sotto la sua ala. Ha creato due posizioni cardinalizie a Hong Kong e ha nominato un arcivescovo dell'ex colonia britannica al vertice dell'Ufficio Vaticano. Ma poco è cambiato.

 

"Da entrambe le parti c'è qualcuno che  vuole favorire il dialogo e qualcuno che si oppone. Ecco la ragione per cui ogni tentativo di apertura si conclude in un nulla di fatto" sostiene il reverendo Jeroom Heyndrickx, dell'Università cattolica di Leuven.




PAPABILI DELL'ESTREMO ORIENTE

 

Il conclave è cominciato da poche ore, mentre i bookmakers da settimane rivedono quotazioni al rialzo o al ribasso su chi sarà il successore di Joseph Ratzinger al soglio di Pietro. Il Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e il cardinale Odilo Scherer, arcivescovo di Sao Paulo sono i due nomi più gettonati delle ultime ore, ma in molti sui social network fanno il tifo anche per due nomi lontani dalle scelte dei bookmakers. Vengono entrambi dall'Asia e sono il cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo di Manila, e il cardinale John Tong Hon, arcivescovo di Hong Kong, che rappresenta per la prima volta l'ex colonia britannica a un conclave.

 

LUIS ANTONIO GOKIM TAGLE

 

E' soprattutto l'arcivescovo di Manila ad avere sostenitori sulla rete, e non solo. Luis Antonio Tagle è considerato una sorta di Wojtyla dell'Asia, che potrebbe riportare nella Chiesa l'energia di Papa Giovanni Paolo II. L'arcivescovo di Manila è nato il 21 giugno del 1957, e ha soli 55 anni, un'età molto giovane per un pontefice, troppo secondo alcuni. Ha origini cinesi da parte di madre, ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Ha studiato filosofia all'Università di Manila e teologia alla Loyola School of Theology, di cui sarebbe in seguito diventato anche docente. Fino al 1985 è stato vicario nella parrocchia di Saint Augustin a Mendez: in questo periodo assume anche la carica di direttore spirituale del seminario teologico della diocesi di Imus, di cui sarebbe poi divenuto rettore. Dal 1985 al 1991 è negli Stati Uniti, a Washington, dove alla prestigiosa Università Cattolica d'America ottiene il dottorato summa cum laude in teologia. Nel 1997 entra a fare parte della Commissione Teologica Internazionale distinguendosi come "una delle voci più rappresentative del pensiero teologico asiatico". Tornato nelle Filippine è impegnato in letture e nell'insegnamento della teologia, guadagnandosi la fama di ottimo oratore, riconosciutagli anche dalla Conferenza Episcopale Nazionale filippina, e in seguito da Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia.



Una parte della sua storia passa anche dall'Italia: sempre negli ultimi anni Novanta entra a fare parte del Comitato editoriale dell'Istituto per le Scienze Religiose di Bologna, impegnato nella stesura della Storia del Concilio Vaticano II. Papa Wojtyla lo nomina poi membro della Commissione Teologica Internazionale, parte della Congregazione per la Dottrina della Fede retta allora dal cardinale Joseph Ratzinger, di cui fa parte fino al 2003. Il suo nome diventa un punto di riferimento sempre più importante per la Chiesa in Asia, quando nel 1998 partecipa all'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi.

Gli anni Duemila sono carichi di promozioni per Luis Antonio Tagle. Papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo della diocesi di Imus nel 2001. Nel 2005 è il vescovo più giovane a prendere parte al Sinodo sull'Eucarestia. Sotto la sua direzione, nel 2009, la diocesi di Imus ha organizzato il primo incontro delle nuove generazioni asiatiche, versione continentale della Giornata Mondiale della Gioventù. Nel 2011 arriva la carica di arcivescovo di Manila, e l'anno successivo, il 24 novembre, Luis Antonio Tagle è nominato cardinale da Benedetto XVI. Tagle è il settimo filippino nella storia della Chiesa a ricevere la porpora.

Tagle è stato definito un cardinale giovane che piace ai giovani, che lo chiamano "Chito". Tagle è amante dei nuovi media, e ha un profilo 2.0: ha un account Facebook seguito da 130mila seguaci ed è un volto noto della televisione nelle Filippine. Dal 2008 è ospite della trasmissione "The Word Exposed" -il cui intervento è regolarmente postato sul suo profilo- in cui commenta e riflette le letture della messa domenicale. Tagle canta il gospel, è spesso sorridente nelle foto, ha grinta e capacità comunicativa. Il suo carisma ha fatto colpo anche tra i cardinali. Tagle potrebbe essere il primo Papa che viene dall'Asia, e di origini cinesi, da parte di madre. A giocare a suo sfavore potrebbe essere proprio l'età: troppo giovane con i suoi 55 anni, ma all'incirca l'età che aveva Wojtyla quando è stato eletto. Nei giorni scorsi il New York Times parlava di un "Papa Rambo" che con il uso carisma sappia annunciare la fede oltre i confini tradizionali dell'Occidente. Proprio il profilo di Luis Antonio Gokim Tagle.

 

JOHN TONG HON

 

Dato come molto meno papabile, ma con un buon seguito su Twitter è poi il cardinale John Tong Hon, il primo che rappresenterà Hong Kong a un conclave. Anch'egli nominato cardinale il 6 gennaio 2012 da Papa Benedetto XVI, John Tong Hon è a capo della diocesi di Hong Kong dal 2009, quando è subentrato al cardinale Joseph Zen Ze-Kiun. Dall'ottobre scorso fa parte del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, ed è molto stimato in Vaticano perché sotto di lui sono aumentati i fedeli nella ex colonia britannica. La sua missione è quella di creare una "Chiesa-ponte" che porti riconciliazione tra il Vaticano e la Cina che non intrattengono rapporti diplomatici dal 1951. John Tong Hon si è detto possibilista a riguardo: la situazione è difficile, ma potrebbe migliorare in futuro. John Tong Hon è stato il secondo vescovo di Hong Kong a ricevere la porpora da Benedetto XV: prima di lui anche il suo predecessore, Joseph Zen Ze-Kiun, era stato nominato cardinale da Papa Ratzinger.



John Tong Hon è nato nel 1939 a Hong Kong e ha una storia molto diversa da quella di Tagle, segnata dalla guerra e dall'occupazione giapponese. E' stato ordinato sacerdote da Papa Paolo VI, il 6 gennaio 1966 e ha studiato filosofia presso l'Università Cinese della città,e da allora vive in seminario. Dal 1970 è presidente della Commissione Ecumenica nella diocesi di Hong Kong, e dal 1980 è a capo dello Holy Spirit Study Centre, incarico che ricopre tuttora. Nel 1992, il vescovo Joseph Wu Cheng-Chung lo sceglie come vicario generale della diocesi, mentre è del 1996 la sua ordinazione come vescovo ausiliare di Hong Kong. Nel 2008 diventa vescovo coadiutore della diocesi su nomina di Papa Benedetto XVI, fino all'anno successivo quando, alla rinuncia del suo predecessore, Joseph Zen-Ze Kiun, diventa vescovo dell'ex colonia britannica.


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