Politica internazionale

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Cina-Iran, nuove intese
sul petrolio in vista

Cina-Iran, nuove intese <br />sul petrolio in vista


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 8 apr. - Il primo accordo sul nucleare iraniano, con la promessa di un ritiro delle sanzioni alla Repubblica Islamica da parte dei Paesi occidentali, avrà tra i primi effetti quello di fare ripartire gli investimenti cinesi in Iran e di aumentare le forniture di greggio di Teheran al primo cliente del greggio iraniano, la Cina. Per domani, secondo quanto rivelato da alcune fonti iraniane all'agenzia Reuters, è previsto l'arrivo a Pechino del ministro del Petrolio di Teheran, Bijan Zanganeh, alla sua prima visita nella capitale cinese da quando è in carica.

La nuova fase dei rapporti tra Cina e Iran vede due protagonisti cinesi in prima linea nei negoziati con National Iranian Oil Company, il gruppo statale del greggio iraniano: Unipec, divisione commerciale di Sinopec, e Zhuhai Zhenrong, uno dei più grandi gruppi cinesi che si occupano di import ed export di greggio. L'obiettivo, per la Repubblica Islamica, è quello di tornare velocemente a un livello di esportazioni che si avvicini a livelli pre-sanzioni, quando Teheran esportava circa 2,5 milioni di barili al giorno, contro gli 1,1 milioni attuali, circa metà dei quali destinati proprio alla Cina. Attualmente, secondo le stime dell'Opec, l'Iran produce circa 3,5 milioni di barili di greggio al giorno.

Gli investimenti cinesi in energia di recente si sono concentrati soprattutto sui settori dell'energia idroelettrica e del petrolchimico, con la promessa di raddoppiare il volume di finanziamenti a Teheran, passando da 25 miliardi a 52 miliardi di dollari, ma i colloqui tra il ministro del Petrolio di Teheran e gli alti funzionari cinesi verteranno, con ogni probabilità, sui progetti congiunti sino-iraniani, come lo sviluppo dei giacimenti di gas di South Pars, da cui China National Petroleum Corporation (Cnpc) si era ritirata a metà 2012, e quelli dei giacimenti petroliferi di North Azadegan e di Yadvaran.

L'intesa di Losanna, che dovrà essere ratificata entro il 30 giugno prossimo con accordi specifici sugli ultimi dettagli, è stata accolta favorevolmente da Pechino soprattutto in chiave di riavvicinamento con gli Stati Uniti, come recentemente confermato anche da una nota del Ministero degli Esteri cinese, dopo un colloquio tra Wang Yi e il segretario di Stato Usa, John Kerry. Sull'accordo quadro manca ancora un parola chiara da parte dell'autorità suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, che di recente aveva usato toni duri contro gli Stati Uniti. Secondo alcune fonti interne della politica di Teheran che hanno parlato con l'agenzia iraniana Irna, sia la Guida Suprema che il presidente Hassan Rohani, sarebbero "pienamente consapevoli" dei dettagli dell'accordo. E la possibile fine delle sanzioni a Teheran si compagna alla decisione di accettare l'Iran tra i candidati a diventare membri fondatori della nuova banca di investimenti asiatica a guida cinese, la Asian Infrastructure Investment Bank.

 

08 aprile 2015

 

Nella foto il ministro del Petrolio di Teheran Bijan Zanganeh

 

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