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Politica internazionale

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Cina-India: "stretta di mano
sull'Himalaya"

Cina-India:  stretta di mano <br />sull Himalaya


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella

 
Roma, 20 mag. - Una "stretta di mano a cavallo dell'Himalaya", perche' appianando le controversie, le due popolose potenze possano diventare un nuovo motore dell'economia mondiale. E' il principale risultato della prima giornata di incontri di alto livello tra il premier cinese, Li Keqiang, e il suo omologo Manmohan Singh. Li si e' impegnato ad "aumentare la fiducia reciproca" con l'India, sottolineando che il legame tra i due giganti asiatici e' essenziale per la pace nel mondo: le sue parole - pronunciate a New Delhi, nel suo primo viaggio all'estero da quando a marzo ha assunto l'incarico a fianco del suo omologo Manmohan Singh - assumono particolare rilievo sullo sfondo delle recenti tensioni territoriali tra i due Paesi in una regione di confine sull'Himalaya.  "Cina e India studieranno nuove misure per assicurare la pace e la tranquillita' lungo la frontiera" ha detto il leader indiano, augurandosi "una rapida soluzione" al problema.

 

Lì, nell'area  del Ladakh, in Despang, parte dello stato del Kashmir, uno sconfinamento di 19 chilometri oltre la Line of Actual Control (Lac) da parte dei soldati cinesi aveva rinfiammato nelle ultime settimane i rapporti diplomatici tra i due Paesi, al punto da mettere in forse la visita di Li Keqiang."Abbiamo concordato sul fatto che i nostri rappresentanti speciali si incontreranno al più presto per portare avanti il dialogo allo scopo di raggiungere un accordo per una giusta, ragionevole e condivisa demarcazione dei confini" ha dichiarato il premier indiano Singh dopo l'incontro con Li. Il perimetro è quello dai tratti molto incerti della Line of Actual Control fissato nel 1962 -  anno in cui i due Paesi combatterono una guerra per il controllo dell'area - che attribuì alla Cina l'Aksai Chin (in parte ceduto all'alleato Pakistan), e all'India il controllo sull'Arunachal Pradesh, che i cinesi chiamano Tibet meridionale. Ma ad oggi Nuova Delhi ne rivendica l'appartenenza.

 

Un contenzioso storico che deve essere superato, ha sottolineato il premier cinese. "Abbiamo stabilito i principi in base ai quali gestire la questione. Entrambe le parti convengono che i meccanismi di gestione dei confini esistenti debbano essere migliorati, resi più efficienti in modo da risolvere opportunamente le divergenze" ha commentato Li Keqiang, nel corso della conferenza stampa congiunta al termine di un incontro tra le due delegazioni in cui erano stati firmati 8 accordi.

 

Ma il premier non è volato dal vicino solo per questioni territoriali: "Lo scopo della mia visita in India e' triplice: aumentare la fiducia reciproca, intensificare la cooperazione e affrontare il futuro". Sul tavolo, oltre alla questione himalayana, anche il problema dello squilibrio commerciale: l'anno scorso il deficit tra i due paesi ha raggiunto i 29 miliardi di dollari a favore di Pechino, un distacco che l'India vuole colmare puntando sui prodotti farmaceutici, le telecomunicazioni e l'agricoltura. La Cina è il primo partner commerciale dell'India, ma Nuova Delhi lamenta un limitato accesso ai mercati cinesi e chiede maggiore apertura.

 

Poi il premier indiano è passato a questioni più pratiche cercando garanzie sul fatto che le tre dighe in cantiere che Pechino vuole costruire lungo il fiume Brahamaputra, conosciuto come Yarlung Tsangpo in Tibet, non altereranno il corso delle acque indiane.
In agenda anche questioni più spinose come la vicinanza tra Pechino e il suo alleato pakistano, rivale di Nuova Delhi, e la presenza in India del leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, e del suo governo in esilio.

 

Al di là delle dispute, gli osservatori sostengono che la missione del premier cinese è quella di recapitare un messaggio semplice: i due rivali possono essere buoni vicini. Soprattutto se di mezzo c'è Washington. "E' nell'interesse di Pechino far sì che l'India non si avvicini troppo agli Stati Uniti, che dal canto loro cercano di portare il Paese sotto il loro raggio d'azione per contrastare la Cina" sostiene Mohan Guruswamy, presidente del Centro di politiche alternative, think-tank di Nuova Delhi. Che i due Giganti asiatici vogliano appianare i contrasti lo sostiene anche il professore Wang Dehua dell'Istituto per gli Studi Internazionali di Shanghai. "Alla luce della modernizzazione militare della Cina, sta crescendo un sentimento condiviso da entrambi i Paesi secondo cui un giorno tra i due scoppierà una guerra". E se Pechino non guarda di buon occhio i rapporti indo-statunitensi, "l'India – sostiene ancora Wang – è allergica alla relazione tra Cina e Pakistan".

 

"La pace nel mondo non può diventare una realtà senza la fiducia reciproca di India e Cina" ha commentato Li Keqiang, che ha aggiunto che lo  sviluppo delle relazioni tra i due Paesi "sara' una benedizione per l'Asia e il mondo".

Premier vola in Sud Asia e Eu,
economia in cima all'agenda

 

Roma, 17 mag.- Sarà l'economia a dettare l'agenda del primo viaggio di Li Keqiang in veste di neo-premier. La visita, che avrà inizio domenica, toccherà l'India, il Pakistan, la Svizzera e la Germania. Ed è soprattutto in Europa che Li si concentrerà sulle questioni economiche.

 

Al premier toccherà invece affrontare subito il caso diplomatico più delicato: quello che va in scena nell'area del Ladakh, in Despang, parte dello stato del Kashmir, dove i confini tra India e Cina sono fumosi e dove nelle ultime settimane le temperature sono tornate roventi a causa di uno sconfinamento di 19 chilometri delle truppe cinesi oltre la Line of Actual Control (Lac).  L'India ha inizialmente intimato (senza successo) alle truppe cinesi di ritirarsi, e poi inviato i suoi militari a presidiare la zona, faccia a faccia con i soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione. Entrambi gli eserciti hanno rotto le righe– per il momento – il 5 maggio grazie a un accordo raggiunto tra i comandanti delle Guardie di frontiera dei due Paesi.

 

Il contenzioso prosegue dal 1962, quando i due giganti asiatici combatterono una guerra per la sovranita' dell'area che terminò a favore di Pechino, e difficilmente troverà una risoluzione nel corso della prossima settimana, ma con tutta probabilità il tempismo con cui è riesploso genererà tensione nei colloqui tra Li Keqiang e la controparte indiana Manmohan Singh. Non troppa, è chiaro: "Abbiamo entrambi la saggezza e le risorse per gestire e superare le nostre divergenze" ha dichiarato questa settimana ai giornalisti  il vice ministro degli Esteri cinese Song Tao. 

 

D'altra parte gli interessi che i due Giganti asiatici hanno in comune superano le differenze: la Cina è il secondo partner commerciale dell'India con uno scambio bilaterale che lo scorso anno ha toccato i 66,5 miliardi dollari e che punta a raggiungere i 100 miliardi di dollari entro il 2015. Pechino e Nuova Delhi cooperano, inoltre, come membri dei Brics (il gruppo formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) attualmente impegnati nella costruzione di una nuova Banca di sviluppo globale.

 

La visita proseguirà poi in Pakistan, il "partner strategico a tuttotondo", come  lo ha definito il vice ministro degli Esteri cinese. Alleato di vecchia data della Cina, il Pakistan 'incarna' invece il rivale dell'India nell'Asia meridionale.  A inasprire i rapporti tra i due Paesi la cessione da parte della Cina all'alleato dell' Aksai Chin, regione lungo la frontiera himalayana conquistata nello stesso conflitto del 1962. In Pakistan Li Keqiang incontrerà il presidente Asif Ali Zardari e altri esponenti del governo.

 

E dopo l'Asia, il premier volerà in Europa. In Svizzera,  Li formalizzerà le negoziazioni per un libero accordo di commercio bilaterale, mentre a Berlino, primo partner commerciale del Dragone in Europa con 161,1 miliardi di dollari di scambi nel 2012, il premier cinese incontrerà la cancelliera Angela Merkel . Per espandere ulteriormente i rapporti bilaterali – si legge sull'agenzia Xinhua  che cita Song Tao – nel corso della visita verranno siglati una serie di documenti riguardanti la cooperazione nei settori manifatturiero, finanziario e dell'urbanizzazione. "I rapporti tra i due Paesi, caratterizzati da frequenti contatti di alto livello e da un dialogo concreto, sono in prima linea nelle relazioni tra Cina e Europa" ha osservato Song.Intanto in patria Li "il cauto riformista", come viene considerato negli ambienti politici, ha pronunciato nei giorni scorsi quello che molti osservatori hanno definito il più concreto discorso pro-riforme economiche mai fatto finora da un premier.

 

In particolare Li ha sottolineato come il rallentamento dell'economia della Cina debba essere combattuto con una riduzione dell'intervento del governo nel mercato. Lo scopo è quello di motivare la creatività degli attori di mercato. "Ci siamo impegnati a ridurre entro 5 anni del 33% le approvazioni governative. Il mercato si basa su un sistema di auto-regolazione. Se ci affidiamo troppo al governo per guidare e spingere sulla crescita, è difficile che sia sostenibile creando  nuovi rischi e problemi" si legge sul People's Daily che riporta il discorso trasmesso in teleconferenza sulle trasformazioni delle istituzioni del Consiglio di Stato. Tra gli obiettivi de premier anche quello di velocizzare la revisione del sistema di registrazione per le imprese commerciali e le industrie al fine di  potenziare lo sviluppo delle piccole e medie imprese, così come il settore dei servizi.

 

La visita di Li segue di due mesi quella del presidente Xi Jinping in Russia e in Africa, dove il nuovo Signore della Cina ha rafforzato la collaborazione strategica e ha voluto assicurarsi la fornitura di risorse energetiche.

 

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