Politica internazionale

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CINA E ITALIA INSIEME CONTRO CRIMINALITA':
INTERVISTA A EX MINISTRO GIUSTIZIA SEVERINO

CINA E ITALIA INSIEME CONTRO CRIMINALITA : <br />
INTERVISTA A EX MINISTRO GIUSTIZIA SEVERINO


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 14 ott. - La collaborazione tra Cina e Italia nella lotta alla criminalità transnazionale è stata al centro del convegno "International Cooperation against crime: what next" che si è tenuto oggi all'Istituto italiano di Cultura di Pechino, a cui ha preso parte l'ex ministro della Giustizia italiano Paola Severino, che ha trattato il tema degli aspetti legali, sistemici e politici della lotta contro il crimine transnazionale. L'incontro è avvenuto alla presenza dell'Ambasciatore d'Italia in Cina, Alberto Bradanini, e degli esperti cinesi Zhao Bingzhi e Huang Feng dell'Università Normale di Pechino. Tra i relatori italiani era presente anche Barbara De Donno, docente di legge presso l'università LUISS di Roma.

 

"L'Italia - ha dichiarato l'ambasciatore Bradanini introducendo il convegno - è impegnata a mettere in atto forme di collaborazione con la Cina tenendo conto delle esigenze comuni e affrontando anche con amicizia gli ostacoli che dobbiamo superare per creare un clima di effettiva collaborazione in indagini concrete e difficili in un mondo globalizzato dove il crimine organizzato non si ferma alle frontiere e non segue nessun procedura di carattere formale, al contrario di ogni Paese con un sistema giuridico".

 

AgiChina24 ha intervistato sui temi della criminalità e della cooperazione tra Italia e Cina l'ex ministro della Giusitizia e ora vice presidente dell'Università di Roma LUISS, Paola Severino. Le cifre del fenomeno sono sempre più allarmanti con oltre duemila miliardi di dollari di proventi illeciti nel 2009, pari al 3,6% del prodotto mondiale lordo. "un dato senz'altro impressionante e agghiacciante". Severino si sofferma sulle conseguenze della criminalità transnazionale che riassume così: "La criminalità transnazionale -ha spiegato Severino- produce denaro, ma corrode la comunità internazionale; crea lavoro, ma dissuade l'operosità; offre merci, ma rallenta il commercio perché costringe gli Stati a severi controlli. Insomma è globale, ma minaccia la globalizzazione".  

 

Lei ha citato la convenzione di Palermo in tema di criminalità transnazionale. Cosa può fare l'Italia nella cooperazione internazionale contro il crimine e su quale terreno si basa la cooperazione Italia-Cina?

 

L'Italia può dare un grande apporto di esperienza nella lotta alla criminalità organizzata, perché ha assunto delle decisioni e ha varato delle normative che sono considerate da tutti all'avanguardia. Nella stessa Europa ancora si discute sul se si possa intervenire sul tessuto della criminalità organizzata attraverso il sequestro preventivo dei beni, una misura che da noi è stata praticata da anni, da quando Giovanni Falcone comprese e poi insegnò che la lotta alla mafia si vince se si taglia l'erba sotto i piedi, cioè se si sottraggono le risorse economiche per pagare uomini e mezzi. Queste risorse economiche sono diventate gigantesche, In Italia si sequestrano ogni anno milioni di euro in immobili, aziende che si ritiene che appartengano alla mafia, a esponenti o a familiari di mafiosi, e questi beni vengono poi mantenuti e gestiti fino a che non si arriva alla confisca e questo ha contribuito moltissimo al successo alla lotta contro la mafia. E' sotto gli occhi di tutti che la mafia in Sicilia abbia avuto delle grandi battute d'arresto. Nel periodo in cui sono stata ministro si è raccolto il frutto di tantissime attività di intercettazione e di pedinamento: grandi famiglie camorristiche son stati individuate ed arrestate. Venendo meno il sostegno economico, viene meno anche quel tessuto di solidarietà che c'è intorno alla mafia. La mafia viene rispettata anche perché da lavoro: se le si sottrae l'ossigeno e i mezzi di sostentamento la lotta diventa più efficace e questo è un tema su ci si può lavorare nella collaborazione tra Italia e Cina per replicare questa stessa modalità. In più c'è una grande capacità tecnica, che si è affilata nel tempo, dei nostri investigatori e che può essere messa a disposizione, come abbiamo fatto per i Paesi del Centro America, nei quali la loro nostra polizia criminale è andata a fare scuola, cioè a insegnare il metodo per fare lotta alle organizzazioni criminali.

 

Il seminario di oggi si è concentrato anche sui temi dei crimini informatici, in particolare quelli legati all'e-commerce che sta vivendo una stagione di boom in Cina, mentre in Italia non ha le stesse dimensioni. E' possibile una cooperazione nella lotta alla criminalità via internet tra Italia e Cina e in che modo?

 

Ne abbiamo discusso molto in Unione Europea, perché questo è un tipo di reato che si combatte insieme oppure sarebbe del tutto inutile iniziare una battaglia che sarebbe subito persa. La diffusione di internet in tutto il globo impone di avere delle regole omogenee in tutti i Paesi che vogliono combattere l'uso di internet in forma criminosa. Se ci sono Paesi che lasciano le maglie larghe, in quei Paesi la criminalità informatica metterà le sue radici e poi diffonderà il suo messaggio criminale in tutto il mondo. Credo che sia interesse di tutti creare un sistema di monitoraggio e filtraggio molto fitto in modo che i Paesi che hanno un sistema normativo più debole non diventino i Paesi da cui partono questi reati.

 

In Cina è forte l'attenzione alla lotta alla corruzione, però in molti pensano anche che una vera lotta a questo fenomeno non possa essere fatta se non c'è prima una riforma dell'ordinamento giuridico che vada verso uno stato di diritto. Pensa che la Cina uscirà da questo impasse oppure la lotta alla corruzione si può solo portare avanti attraverso la riforma? In che modo l'Italia può contribuire?

La Cina sta facendo passi avanti giganteschi e molto veloci. Come sempre accade, quando c'è una crescita a grande velocità si pensa prima all'aspetto economico-finanziario e poi all'aspetto giuridico. Quando però la crescita economica e finanziaria non si accompagna a una riforma dell'ordinamento e del sistema può dare luogo a delle bolle speculative che poi sono destinate in qualche modo a rompersi o a creare alterazioni del sistema. E' quello il momento in cui solitamente si comincia a pensare che un buon ordinamento possa dare un significativo contributo alla crescita dell'economia di un Paese. Credo che questo momento stia arrivando, sia dai discorsi che abbiamo fatto oggi che dall'interesse che la Cina dimostra per alcune normative, come la nostra nuova normativa in tema di corruzione. Mi meravigliavo oggi di vedere che la nostra legge del giugno 2012 è già stata tradotta in cinese e già è oggetto di considerazione. Di quella legge credo che l'aspetto più importante per la Cina possa essere non tanto la parte repressiva e penale, ma quanto quella legata all'aspetto preventivo. In quella legge c'è tutta una parte dedicata alla prevenzione dei reati nella pubblica amministrazione, con la creazione di modelli di organizzazione della Pubblica Amministrazione che impediscono la corruzione prima che questa venga a emergere. Credo che questo sia il punto di impatto da cui si può partire per un riordino degli assetti giuridici e giudiziari in Cina: prevenire, creare una cultura della prevenzione. I cinesi sono sempre molto osservanti delle regole: creare delle regole di prevenzione potrebbe aiutare molto nell'abbattimento del fenomeno di corruzione. 

 

Venerdì scorso in Australia la polizia ha sequestrato duecento chilogrammi di metanfetamine pari a 189 milioni di dollari giunto a bordo di un cargo proveniente dalla Cina. Come è possible per la Cina controllare meglio i propri confini, si a marittimi che terrestri, e come possiamo cooperare in questo settore?

 

La Cina ha, in grande, il problema che noi abbiamo in piccolo. Noi abbiamo ottomila chilometri di coste e anche per noi il controllo delle coste è molto difficile, come è difficile in dimensioni più grandi per la Cina, ma credo che ci sia un problema di professionalità della polizia e di chi deve intervenire dentro il Paese per individuare queste fabbriche di morte e, in secondo luogo, un compito di dogana, che su Paesi così grandi è sempre più difficile. L'intervento deve essere di applicazione severa della legge una volta individuate nel Paese le fonti di produzione di queste terribili sostanze.

 

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