Politica internazionale

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Cina e Iran rinsaldano
rapporti prima di Vienna

Cina e Iran rinsaldano<br />rapporti prima di Vienna


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 18 nov. - Mentre a Vienna si ritrovano i negoziatori del nucleare iraniano per l'ultimo round di colloqui, Pechino rinsalda i legami con Teheran. Entro il 24 novembre prossimo è attesa una soluzione condivisa sulla posizione da prendere nei confronti dello sviluppo del programma di sviluppo del nucleare iraniano da parte del gruppo dei 5+1, o degli Eu3+3 (ovvero i cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna più la Germania). I primi commenti provenienti da Vienna lasciano spazio alla possibilità di un accordo. E' ora di "finire il lavoro", ha dichiarato il capo dei negoziatori americani, Wendy Sherman. Ad aprire la porta al dialogo è anche l'Iran: il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif ha definito "ancora possibile" l'accordo se i Paesi coinvolti nelle trattative si asterranno da "eccessive pretese".

L'importanza dell'accordo sul nucleare iraniano era stata sottolineata nelle scorse settimane anche dallo European Council of Foreign Relations in una lettera aperta ai negoziatori firmata da sette figure di spicco della politica europea, tra cui l'ex ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, e l'ex alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell'Unione Europea, Javier Solana. Nella lettera, i firmatari avvertono la comunità internazionale sui rischi di un fallimento nelle trattative. "Il costo del fallimento dei negoziati dovrebbe essere tenuto a mente. Per gli EU3+3 il fallimento dei negoziati sfocerebbe probabilmente in un programma nucleare iraniano senza restrizioni, debolmente controllato e anche off-limits sotto il profilo della sorveglianza". Un fallimento nel raggiungimento di un accordo finale, prosegue la lettera, potrebbe risultare un incentivo per l'Iran nella prosecuzione della progettazione di armi atomiche e avrebbe effetti "incalcolabili" sull'economia di Teheran, già pesantemente colpita dalle sanzioni internazionali.

La Cina sta coltivando relazioni sempre più frequenti e prolifiche con la Repubblica Islamica. A settembre scorso, si sono tenuti i primi esercizi navali congiunti di sempre tra i due Paesi nel Golfo Persico, al largo delle coste di Bandar Abbas, che hanno contribuito a cementare l'alleanza tra Teheran e Pechino. L'Iran, per Pechino, riveste un ruolo fondamentale per la sicurezza delle rotte commerciali dello stretto di Hormutz, fondamentali per l'approvvigionamento energetico cinese, da dove passa circa il 40% del greggio scambiato a livello internazionale. L'alleanza tra Cina e Iran è stata rinsaldata nelle scorse ore anche dall'annuncio del Ministero dell'Energia iraniano del raddoppio di investimenti cinesi nel settore energetico di Teheran, soprattutto nei campi dell'energia idroelettrica e dello sviluppo del settore petrolchimico.

La Cina è anche il principale acquirente del greggio iraniano. Nonostante le sanzioni internazionali, nei primi sei mesi dell'anno, Pechino ha importato il 48% di greggio in più da Teheran rispetto ai livelli del periodo gennaio-giugno 2013, a quota 630mila barili al giorno, ma l'alleanza tra la Repubblica Popolare e la Repubblica Islamica va oltre la cooperazione energetica e comprende la realizzazione della Via della Seta Marittima, su cui la Cina sta investendo molto come contraltare all'influenza statunitense in Asia. Per conquistare alleanze, Pechino ha promesso, nei giorni del vertice Apec, un impegno anche finanziario da parte del nuovo soggetto bancario regionale, la Asian Infrastructure Investment Bank a guida cinese, per investimenti nella regione, con un fondo da quaranta miliardi di dollari destinato proprio al finanziamento di progetti infrastrutturali per i Paesi che si trovano sulla nuova Via della Seta.

Lo scorso anno, la Cina, rappresentata ai negoziati dei 5+1 dal ministro degli Esteri, Wang Yi, aveva risposto con soddisfazione all'esito delle trattative, sfociate in un primo accordo, riscontrando la "pragmaticità e flessibilità" da parte dei sette Paesi coinvolti. Oggi, con un accordo entro la scadenza del 24 novembre prossimo, l'Iran e l'Occidente, ma soprattutto gli Stati Uniti, potrebbero dare il via alla normalizzazione dei rapporti, anche se Barack Obama, aveva avvertito della possibilità di un nulla di fatto, domenica scorsa, da Brisbane, dove si trovava per partecipare al G20. "C'è ancora una grande divario" tra Teheran e i Paesi coinvolti nelle trattative, aveva dichiarato Obama, "potremmo non essere in grado di farcela".

Per la Cina l'Iran rappresenta un interlocutore importante non solo in termini energetici. Il Ministero degli Esteri cinese ha reso noto oggi che nei giorni scorsi, a Teheran, c'era il responsabile cinese per la Sicurezza interna, Meng Jianzhu. Meng si è incontrato con il vice presidente iraniano, Eshaq Jahangiri, e con il ministro degli Interni di Teheran, Abdolreza Rahmani Fazl per discutere di temi legati alla sicurezza regionale e dei rispettivi Paesi, rinsaldando, secondo quanto dichiarato dallo stesso Meng, la cooperazione "per la Pace e la stabilità regionale". Un ultimo segnale di fiducia della Cina nei confronti della Repubblica Islamica, che arriva a poche settimane dalla visita a Pechino dello stesso ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che si è incontrato con il consigliere di Stato cinese per gli Affari internazionali, Yang Jiechi. La visita aveva subito alimentato speculazioni su una possibile collaborazione tra Cina e Iran sull'Afghanistan, quando le ultime truppe Usa lasceranno il Paese, anche se su questo punto Teheran e Pechino hanno due punti di vista diversi: l'Iran vuole il prima possibile gli Stati Uniti via dall'Afghanistan, dove sta crescendo la sua influenza sotto il profilo culturale, come dimostra uno studio di quest'anno del think-tank statunitense RAND, mentre Pechino accetta apparentemente più di buon grado la presenza delle truppe statunitensi. Nell'incontro bilaterale con il nuovo presidente afghano Ashraf Ghani dei giorni scorsi a Pechino, Xi Jinping ha preferito non sbilanciarsi sull'impegno cinese nello Stato centro-asiatico, promettendo aiuti ma senza esprimersi chiaramente riguardo al ruolo della Cina nel futuro del Paese.

18 novembre 2014


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