Politica internazionale

Politica internazionale

CINA ALLA CONFERENZA DI PARIGI
Le posizioni di Pechino sul clima

CINA ALLA CONFERENZA DI PARIGI<br />Le posizioni di Pechino sul clima


Di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 26 nov. - La Cina non presenterà ulteriori proposte contro le emissioni inquinanti in vista della Conferenza di Parigi sui Cambiamenti Climatici. L'annuncio dato ieri da Ministero degli Esteri di Pechino segna anche l'approccio cinese verso l'appuntamento più importante degli ultimi anni sul tema dell'ambiente. Per Pechino occorre trovare un accordo sugli impegni già presi dai quasi duecento Paesi che si ritroveranno a Parigi nei prossimi giorni, più che formularne di nuovi. L'accordo che verrà raggiunto a Parigi, ha spiegato l'inviato speciale cinese per i Cambiamenti Climatici, Xie Zhenghua, sarà "soddisfacente per nessuno ma accettato da tutti". Con questo spirito, Pechino si avvicina all'appuntamento parigino che ha come obiettivo quello di contenere il surriscaldamento climatico entro i due gradi centigradi al di sopra della media delle temperature nella fase precedente alla prima Rivoluzione Industriale.

Negli ultimi giorni la Cina ha ribadito due punti importanti del suo approccio alla Conferenza. Lo stesso Xie ha chiesto nei giorni scorsi un forte impegno da parte di tutti i Paesi per il raggiungimento di un accordo legale vincolante sulla riduzione delle emissioni di gas serra, ma nella giornata di ieri, il Ministero degli esteri di Pechino ha ribadito le le "differenti responsabilità e capacità" dei vari Paesi, distinguendo il ruolo delle economie industrializzate da quello dei Paesi in via di Sviluppo, tra cui la Cina si inserisce. La posizione di Xie, ex ministro per la Protezione Ambientale in Cina, è sostanzialmente positiva sul raggiungimento di un accordo alla fine dei lavori della Conferenza, e nelle scorse ore l'ex ministro della Protezione Ambientale cinese ha respinto al mittente le accuse alla Cina di avere approvato quest'anno almeno 150 nuove centrali a carbone. "Negli ultimi dieci anni - ha spiegato Xie - la capacità produttiva delle centrali a carbone che abbiamo chiuso è superiore a quella dell'intera Gran Bretagna". Anche riguardo all'apertura dei nuovi impianti non c'è molto da temere. "Abbiamo chiuso quelli più arretrati e inefficienti e li abbiamo sostituiti con centrali più efficienti e pulite".

A preoccupare gli esperti sono piuttosto le revisioni al rialzo del consumo di carbone della Cina dal 2000 a oggi, in alcuni casi con valori più alti del 17% di quanto precedentemente dichiarato. A un primo calcolo, i nuovi dati significano per gli esperti, circa un milione di tonnellate in più di gas serra nell'atmosfera da aggiungere al totale, ma la Cina rimane legata all'obiettivo di raggiungere il picco delle emissioni inquinanti entro il 2030, come annunciato nel novembre scorso, durante la visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama a Pechino. Se le emissioni provenienti dagli impianti industriali potranno raggiungere il picco anche prima del 2030, la strada è però ancora lunga prima di vedere scendere i valori degli agenti inquinanti. Nel totale hanno un ruolo importante anche i gas di scarico delle auto: oggi la Cina ha 260 milioni di veicoli su strada ed è il primo mercato al mondo per il settore automobilistico con oltre 23 milioni di vetture vendute lo scorso anno. Da tempo, Pechino è impegnata nella diffusione di auto elettriche e ibride, anche se gli automobilisti cinesi sono restii a lasciare i modelli tradizionali a benzina per passare alle auto verdi. Le stazioni di ricarica dei veicoli elettrici, poi, sono ancora poco presenti sul suolo cinese, anche se in fase di realizzazione.

L'impegno cinese contro i cambiamenti climatici prevede, oltre al raggiungimento del picco delle emissioni entro il 2030, anche una riduzione entro lo stesso anno del 60-65% delle emissioni per unità di prodotto interno lordo rispetto ai livelli del 2005. Altro obiettivo principale per la Cina è l'aumento di energia prodotta da fonti rinnovabili e pulite: entro il 2020, Pechino punta ad arrivare al 15% del totale di energia prodotta da fonti rinnovabili, ed entro il 2030, il target è quello di raggiungere il 20%. Già oggi, la Cina è il Paese al mondo che maggiormente investe nelle energie rinnovabili, secondo dati Bloomberg. Nella "rivoluzione energetica" cinese, tracciata il mese scorso dai dirigenti politici cinesi riuniti nel quinto plenum del Partito Comunista Cinese, ci sarà spazio anche per il nucleare, che sta andando incontro a una fase di forte trasformazione in Cina. Lo scorso anno, Pechino ha varato diverse leggi anti-inquinamento e il premier cinese, Li Keqiang, ha usato spesso toni duri nei confronti di chi inquina. Molte industrie ad alto impatto ambientale sono state costrette a spostarsi in aree lontane dalle grandi città e molte altre a chiudere per via delle restrizioni. Per contenere le emissioni inquinanti, Pechino ha poi promesso a settembre scorso l'introduzione di un sistema di compravendita dei diritti alle emissioni a livello nazionale entro il 2017 per contenere entro una soglia fissata a livello centrale le emissioni delle industrie più inquinanti.

 

26 NOVEMBRE 2015

 

LEGGI ANCHE

 

XI IN FRANCIA PER CONFERENZA SUL CLIMA


Il 29 e 30 novembre 

 

CLIMA: CINA CHIEDE INTESA SU EMISSIONI


Verso il Summit di Parigi


 

@Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci