Politica internazionale

Politica internazionale

BLOOMBERG IPOTIZZA: ITALIA FUORI
DAL G7 PER FARE POSTO ALLA CINA

BLOOMBERG IPOTIZZA: ITALIA FUORI <br /> DAL G7 PER FARE POSTO ALLA CINA


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 24 feb. - L'Italia dovrebbe uscire dal G7 per fare posto alla Cina. E' la tesi di un editoriale comparso nei giorni scorsi sull'agenzia economico-finanziaria Bloomberg e ripreso nelle scorse ore dal South China Morning Post di Hong Kong. Il titolo parla chiaro. "Spiacente, Italia, sei seduta al posto della Cina". Nel G7, si intende. A scriverlo è William Pesek, columnist dalla celebre agenzia economico-finanziaria americana che da Tokyo segue gli sviluppi della politica, dell'economia e della finanza dell'Estremo Oriente. Le sue opinioni vengono riprese da alcuni grandi nomi della stampa mondiale, come New York Times, lo Straits Times di Singapore, il Japan Times, l'australiano Sydney Morning Herald o, come in questo caso, il South China Morning Post.

 

Proprio dal quotidiano di Hong Kong è nato lo spunto per l'editoriale di Pesek. Nei giorni scorsi, il giornale aveva pubblicato un lungo articolo sul crescente scetticismo del governo cinese nei confronti degli analisti dei grandi gruppi bancari stranieri. Un atteggiamento che si è tradotto in un numero minore di inviti da parte dell'authority del settore bancario  - la China Banking Regulatory Commmission - per partecipare a riunioni sullo sviluppo e l'andamento della finanza cinese. E' da circa un anno, rivelano alcune fonti al South China Morning Post, che la Cina ha intrapreso questo atteggiamento di freddezza verso gli analisti che spesso criticano la gestione dell'economia da parte dei vertici di Pechino. Anche i media sarebbero stati istruiti a riguardo. Nessuna lista nera, pare: molto più probabile, invece, qualche richiamo alla cautela nelle interviste agli analisti per i commenti sui numeri della finanza cinese. Quale potrebbe essere una delle conseguenze più dirette? "Aspettiamoci che le più grandi banche del mondo comincino ad auto-censurarsi per evitare di turbare Pechino" spiega Pesek nel suo articolo.

 

La seconda economia del pianeta si avvia a diventare sempre più una "scatola nera", con dati sulla sua economia contestabli e contestati anche di recente. L'unica organizzazione che potrebbe evitare questo rischio, scrive Pesek, è il G7. "E' arrivato il momento che Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada escano dal loro guscio nostalgico e diano il benvenuto alla Cina nel più importante club per soli membri". Per un'entrata stabile nel G7 della Cina, però, occorrerà che uno dei Paesi che lo compongono si faccia da parte. "Spiacente, Italia, ma tocca a te - scrive Pesek che precisa subito - Non è per mancanza di rispetto". Calcoli alla mano, anche se i volumi dell'economia canadese sono minori dei nostri, Ottawa ha mostrato nel corso degli anni di crisi finanziaria globale una tenuta maggiore del nostro Paese, che combatte ancora contro la recessione.

 

Non è la prima volta che squillano campanelli d'allarme per l'Italia, in questo senso. Già a settembre veniva ventilata la possibilità di un'uscita dell'Italia dal G7, a partire dal 2028, quando secondo gli analisti la nostra economia scivolerà al quindicesimo posto nel mondo, scavalcata anche da India e Corea del Sud, per citare solo due Paesi asiatici. La Cina al contrario è la superpotenza emergente, la seconda economia del pianeta dal 2010, il maggiore detentore di riserve valutarie e il primo Paese nei dati del commercio mondiale. Pechino, d'altronde, non è nuova alle riunioni del G7, e la sua prima partecipazione risale al 2004.

 

Il cambio della guardia tra Cina e Italia, potrebbe, però trovare proprio nell'ex Impero di Mezzo un avversario. Uno dei mantra della Cina è quello di considerarsi un Paese emergente, per evitare le responsabilità del suo ruolo a livello globale, secondo gli economisti maliziosi che non piacciono a Pechino. A insistere per una sua maggiore partecipazione al consesso globale dovrebbero essere proprio i membri del G7, per evitare che la crescita finanziaria del Drago si accompagni a una sempre più opaca gestione della sua finanza. I segnali in questo senso arrivano da diverso tempo dagli analisti internazionali. "La Cina sarà ancora meno trasparente - conclude Pesek - se gli economisti si trovano sotto pressione per essere gentili con Pechino. A meno che il G7 non dissuada la Cina. L'unico modo per farlo è stenderle uno zerbino di benvenuto".

24 febbraio 2014


@ Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci