Politica internazionale

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Armi: spese in calo ma non
per Cina, Russia e sauditi

Armi: spese in calo ma non <br />per Cina, Russia e sauditi


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 13 apr. - Cina, Russia e Arabia Saudita sono i Paesi che hanno speso di più per gli armamenti nel 2014. Lo rivela l'ultimo rapporto pubblicato dal Sipri, lo Stockholm International Peace Research Institute, che stima in 1800 miliardi di dollari le spese militari globali dello scorso anno, in lieve calo (-0,4%) rispetto al dato del 2013. In cima alla classifica degli aumenti nel budget per la Difesa si trova l'Arabia Saudita, le cui spese per armamenti sono schizzate del 17% rispetto ai livelli del 2013. "Mentre le spese militari mondiali rimangono sostanzialmente inalterate - spiega in una nota Sam Perlo-Freeman, capo del progetto del Sipri che si occupa di stilare i dati sulle spese militari mondiali - alcune regioni, come il Medio Oriente e buona parte dell'Africa, stanno continuando a vedere rapide crescite che stanno pesando sempre di più sulle varie economie".

Nel quadrante Asia-Pacifico, è la Cina il Paese che ha investito di più: le spese sono cresciute del 5% nel 2014, a 439 miliardi di dollari, con un aumento del 9,7% nella sola Cina, a quota 216 miliardi di dollari. Anche se per il 2015 l'aumento del budget destinato alla Difesa è più risicato rispetto agli ultimi anni (il 10,1% secondo gli ultimi dati presentati il mese scorso) Pechino guida l'aumento delle spese militari nel continente distanziando anche la seconda classificata, l'Australia, che ha segnato un aumento del 6,7% su base annua nel 2014. Da segnalare anche il forte aumento delle spese militari del Vietnam, che ha dispute di sovranità in atto proprio con la Cina per territori contesi nel Mare Cinese Meridionale: lo scorso anno sono state il 9,6% in più del 2013.

Più difficile calcolare il budget russo, invece, su cui grava il calo del prezzo del greggio sui mercati internazionali. "Mentre alcuni produttori, come l'Arabia Saudita, hanno ammassato grandi riserve finanziarie che hanno permesso loro di resistere a bassi prezzi per un certo periodo - spiega l'istituto di Stoccolma in un comunicato - altri potrebbero essere maggiormente colpiti, e come risultato la Russia ha già tagliato i piani di spesa militare per il 2015". Altro fattore che ha contributi a un aumento delle spese militari, tra i Paesi confinanti con la Russia, è stata poi la crisi in Ucraina, che ha "fondamentalmente alterato la situazione della sicurezza in Europa", anche se spiega Perlo-Freeman, "l'austerity rimane il fattore principale del trend al ribasso" in diversi Paesi dell'Europa, tra cui l'Italia.

All'aumento delle spese cinesi per la Difesa, fa fronte, invece, il calo degli Stati Uniti, che nel 2014 si è attestato a -6,5% su base annua. Rispetto ai dati del 2010 la flessione è ancora più consistente: il 20% in meno di cinque anni fa, ma il 45% in più del 2001, l'anno dell'attacco alle Torri Gemelle e dell'inizio della guerra in Afghanistan. La Cina continua a crescere anche sul piano delle esportazioni di armamenti, e si è già classificata al terzo posto tra i Paesi al mondo per esportazione di armi, secondo un altro rapporto pubblicato dal Sipri il mese scorso, con un aumento delle spese del 143% tra il 210 e il 2014 rispetto al quinquennio precedente, ma ancora molto indietro rispetto ai giganti statunitensi e russi, rispettivamente al primo e secondo posto al mondo per export di armamenti: in totale, Washington mantiene una quota del 31% del commercio globale di armamenti, contro il 27% di Mosca.

 

14 aprile 2015

 

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