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Airbus a Cina: comprate
nostri aerei, sostegno per ETS

Airbus a Cina: comprate <br />nostri aerei, sostegno per ETS<br />


di Giovanna Tescione

Roma, 13 mag.- Termina 1 a 1 al momento la partita che Airbus e Cina stanno giocando nei cieli. Secondo un'esclusiva della Reuters, la Cina avrebbe deciso di allentare la presa sul boicottaggio di 11 miliardi di dollari sugli ordinativi di vettori Airbus subito dopo una lettera della società europea che chiede a Pechino di riconoscere il proprio sostegno sulla disputa sull'Emission Trade Scheme.

Lo scorso mese, nel corso della visita del Presidente François Hollande a Pechino, la Cina aveva in parte sollevato il blocco agli ordini posto per 45 Airbus A330, circa 230 milioni per ogni singolo velivolo, siglando una lettera d'intenti con il numero uno della società francese per lo stanziamento di 4 miliardi di dollari per la fornitura di 18 vettori.

Nella lettera, Bregier raassicurava sul tentativo di consegna del primo vettore entro l'estate di quest'anno. La società su questo aspetto si è dimostrata molto flessibile nei confronti della Cina: una delle regole d'oro per le industrie costruttrici di aeromobili consiste infatti nel non procedere alla costruzione di un vettore senza un ordine sicuro e un versamento anticipato. La Cina però rappresenta il mercato più in rapida espansione e, in quanto partner strategico della Airbus, sembra essersi meritata un'eccezione alla regola, guadagnandosi la fiducia della Airbus che per poter effettuare una consegna in così brevi tempi deve aver dovuto anticiparsi già di un anno.

Sembra però trattarsi solo di una calma momentanea dal momento che la Cina attende con ansia l'avvio di trattative internazionali.

Il blocco, secondo Luois Gallois, direttore generale dell'Eads, il colosso aerospaziale europeo che controlla Airbus, era stata la risposta della Cina alla tassa sulle emissioni imposta dall'Unione europea. La cosiddetta carbon tax, entrata in vigore il primo gennaio 2012, rappresenta il tentativo dell'Unione Europea di dare una risposta al problema delle emissioni con l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020, decisione che però aveva sollevato una serie di critiche e non era piaciuta neppure al Dragone che l'aveva reputata una violazione delle leggi internazionali e della propria sovranità. In particolare, il programma fortemente voluto da Bruxelles impone un contributo per ogni volo da e per l'Europa: in pratica tutte le compagnie che si servono di aeroporti europei dovranno ottenere dall'Ue un certificato per l'emissione di Co2 che garantirà loro diritti - gratis - per coprire gran parte delle tratte, ma dovranno acquistare il resto dei diritti per emissioni oltre un certo limite attraverso il pagamento di una tassa.

Con l'obiettivo di 'creare un'atmosfera positiva per il dialogo internazionale' sulla questione, l'Unione Europea a novembre aveva congelato l'Emission Trading Scheme (ETS) per un anno, ma solo per i voli che collegano gli aeroporti europei a Paesi al di fuori del blocco. Una proroga che era stata ben accolta dagli Stati Uniti e dall'Asia, Cina compresa, e che l'Unione Europea è però pronta a ritirare in assenza di altre intese a livello internazionale.

La Airbus, società con sede in Francia, all'epoca si era posta agli occhi della Cina come un intermediario sul rinvio dell'attuazione del progetto asserendo di aver giocato un ruolo attivo nella questione, nel tentativo di prendersi il merito della concessione da parte dei vertici europei.
"Attraverso i nostri sforzi comuni, siamo riusciti a garantire che le compagnie aeree cinesi non venissero colpite ingiustamente dal progetto come invece si prospettava", ha dichiarato Fabrice Bregier, presidente e amministratore delegato della Airbus, aggiungendo: "Mi auguro che la Airbus sia riuscita a dimostrare chiaramente il suo forte sostegno all'aviazione cinese".

"Dalla mia nomina a presidente della Airbus, a giugno 2012, ho sempre fatto sì che la questione fosse una delle principali priorità della compagnia", ha poi continuato il numero uno della società.
Lo stop agli ordinativi proveniente dalla Cina, afferma Bregier, avrebbe messo a repentaglio 2.000 posti di lavoro.

La Airbus è un costruttore leader di aeromobili con sede a Toulose e creata nel 2000, la holding ha come forti azionisti Germania e Francia, con la Spagna che occupa anch'essa un posto di rilievo nel vertice del gruppo.

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