Politica interna

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ZHOU YONGKANG SOTTO INCHIESTA
L'Ex zar della sicurezza accusato di corruzione

ZHOU YONGKANG SOTTO INCHIESTA<br />L Ex zar della sicurezza accusato di corruzione


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 29 lug. - Uno degli uomini più potenti della Cina, l'ex zar degli apparati di Sicurezza cinesi, Zhou Yongkang, è ufficialmente sotto inchiesta per il sospetto di "gravi violazioni disciplinari", formula dietro la quale si cela tradizionalmente l'accusa di corruzione. Lo riferisce l'agenzia Xinhua, in uno scarno comunicato emesso oggi. Zhou Yongakng, 71 anni, ex numero nove nella gerarchia del Partito Comunista Cinese, è stato fino al novembre 2012 un membro del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere cinese. Le indagini sarnno condotte dalla Commissione Disciplinare del Partito Comunista Cinese e la decisione di procedere nei confronti dell'ex alto funzionario è presa "in accordo con la costituzione del PCC e con le autorità di ispezione disciplinare" scrive la Xinhua.

Già dallo scorso mese di dicembre erano trapelate indiscrezioni sulla sorte di Zhou Yongkang, che alcune fonti vicine alle elite del partito davano agli arresti domiciliari. Nel 2012, Zhou sarebbe stato oggetto di una campagna di emarginazione all'interno del partito, che non ha però portato all'epurazione dai vertici del potere. Molti suoi alleati politici sono finiti, dallo scorso anno, sotto indagine per corruzione: tra questi anche Jiang Jiemin, ex presidente del colosso petrolifero China National Petroleum Corporation e in seguito presidnete della SASAC, la Commissione di Vigilanza sugli Asset delle Imprese di Stato. Oltre a lui, anche molti suoi alleati nella provincia meridionale del Sichuan, dove Zhou aveva la sua base di potere, sono finiti in carcere o sono in attesa di processo per reati di corruzione. Sotto indagine anche il suo ex segretario personale, Ji Wenlin, in seguito diventato alto funzionario della provincia di Hainan, e l'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, destituito nel dicembre scorso.

Quella nei confronti di Zhou Yongkang è l'inchiesta giudiziaria di maggiore profilo negli ultimi decenni in Cina e segna una svolta nella lotta alla corruzione iniziata da Xi Jinping alla fine del 2012, poco dopo essersi insediato a segretario generale del Partito Comunista Cinese: chi fa o ha fatto parte del Comitato Permanente del Politburo viene generalmente considerato intoccabile da procedimenti giudiziari nei propri confronti.

 

ZHOU YONGKANG, DA ZAR A CORROTTO

Zhou Yongkang, l'ex uomo forte degli apparati di sicurezza cinesi, e uno degli uomini più potenti della Cina fino al 2012, è da oggi sotto inchiesta per il sospetto di "gravi violazioni disciplinari". La Commissione Disciplinare del Partito Comunista Cinese indagherà sulle sorti dell'ex numero nove della gerarchia politica cinese, membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del PCC fino a novembre 2012, quando ha lasciato la carica per raggiunti limiti di età assieme alla classe dirigente guidata dall'ex presidente Hu Jintao e dall'ex primo ministro, Wen Jiabao.

Zhou, 71 anni, ha passato gran parte della sua carriera ai vertici dell'industria petrolifera prima di ascendere ai piani più alti della politica cinese, nel 2007, con la carica di segretario del Comitato per gli Affari Politici e Legislativi del Comitato Centrale del PCC. In precedenza era stato vice ministro del Petrolio, dal 1985 al 1988, e per un breve periodo, tra il 1998 e il 1999, ministro della Terra e delle Risorse. Nel 2002 era stato nominato ministro della Pubblica Sicurezza, carica che ha ricoperto fino all'ascesa al Comitato Permanente. Uomo duro, noto per la tempra d'acciaio che - ormai ultra-sessantacinquenne - lo portava a esibirsi in flessioni sulle braccia torso nudo di fronte ai soldati, Zhou Yongkang è stato per anni a capo della Polizia Armata del Popolo, la Wujing, che si occupa della sicurezza interna. Negli anni del potere, Zhou aveva accumulato immense fortune. Secondo alcune stime non ufficiali del marzo scorso, le forze dell'ordine hanno sequestrato beni per novanta miliardi di yuan, circa 10,8 miliardi di euro, a trecento tra alleati politici, amici personali e familiari di Zhou, oltre a trecento tra ville e appartamenti di lusso e diversi oggetti preziosi, tra cui dipinti antichi e auto di lusso.

 Le voci sulla sua possibile messa sotto inchiesta si accavallano da tempo. A dicembre scorso, secondo fonti vicine ai vertici del partito, Zhou si trovava agli arresti domiciliari, anche se ancora senza accuse formali a suo carico. La sua vicenda si intreccia con la campagna contro la corruzione tra i ranghi del PCC intrapresa dal presidente cinese, Xi Jinping, subito dopo essersi insediato a segretario generale del PCC, nel novembre 2012. Xi aveva promesso che non avrebbe risparmiato né le "mosche", ovvero i funzionari di basso livello, né le "tigri", gli alti vertici. Zhou Yongkang è il più alto funzionario - anche se oggi in pensione - a essere finito sotto inchiesta dalla fine della Rivoluzione Culturale, nel 1976, conclusasi con il processo alla Banda dei Quattro, che ha visto alla sbarra, tra gli altri, la vedova di Mao Zedong, Jiang Qing, per i crimini commesi nel decennio più sanguinoso della storia recente cinese, ancora oggi escluso dal dibattito pubblico in Cina.

 Nella parabola discendente dai vertici del potere alla formalizzazione delle accuse di oggi, Zhou Yongkang ha trascinato con sé anche tutti i più stretti alleati politici, caduti uno dopo l'altro vittime delle indagini della Commissione Disciplinare. Tra i nomi più importanti nella gerarchia del potere, spiccano quelli dell'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, destituito a dicembre scorso, e soprattutto quello del suo protetto, Jiang Jiemin, a capo della Commissione di Vigilanza sugli Asset delle Aziende di Stato, e prima ancora presidente del colosso petrolifero statale China National Petroleum Corporation. Entrambi sono stati messi formalmente sotto accusa per corruzione il 14 luglio scorso. Anche l'ex segretario personale di Zhou, Ji Wenlin, poi diventato alto dirigente della provincia-isola di Hainan, era finito sotto indagine ad aprile per corruzione.

 I primi segnali della caduta di Zhou Yongkang erano emersi molto prima. Le prime voci su di lui avevano preso forma già nel marzo 2012, secondo le indiscrezioni trapelate dalle stanze del potere: una sua breve sparizione dalla scena politica aveva aperto la strada alle voci di una sua possibile destituzione per i forti legami con l'ex segretario del Partito Comunista di Chongqing, Bo Xilai, uno dei leader dati fino a quel momento in ascesa. Proprio in quei giorni, Bo si trovava al centro di un molteplice scandalo che si sarebbe condensato nelle accuse di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere di cui ha dovuto rispondere davanti ai giudici di Jinan la scorsa estate e che gli sono costate la condanna all'ergastolo.

Neppure la sua famiglia e i suoi alleati nella provincia meridionale del Sichuan, dove Zhou aveva la sua base di potere, è esclusa dagli scandali. Il figlio, Zhou Bin, è stato a lungo in affari con un boss della mafia locale, Liu Han, condannato a morte nel maggio scorso, a capo di diverse imprese nei settori delle miniere, del real estate e dei servizi finanziari. Proprio uno dei suoi alleati nella provincia meridionale cinese, l'ex numero due del partito a livello provinciale, Li Chuncheng, era stato la prima vittima della lotta alla corruzione già nel novembre 2012, un'epurazione fulminea oggi interpretabile come un segnale che già allora era cominciata la resa dei conti.

 

 

29 luglio 2014

 

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