Politica interna

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ZHOU YONGKANG CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

ZHOU YONGKANG CONDANNATO ALL ERGASTOLO


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 11 giu. - Zhou Yongkang, uno degli uomini più potenti di Cina fino al 2012, è stato condannato oggi al carcere a vita per avere accettato tangenti per 21 milioni di dollari, abuso di potere e diffusione di segreti di Stato. La sentenza è stata emessa dalla Corte Intermedia del Popolo numero 1 di Tianjin, che ha anche privato l'ex alto funzionario dei diritti politici a vita e ha ordinato la confisca dei beni personali dell'ex gerarca. Zhou "ha approfittato della sua posizione per cercare profitti per cinque persone", scrive l'agenzia Xinhua, tra le quali anche l'ex presidente di China National Petroleum Corporation, Jiang Jiemin, sotto processo nell'aprile scorso, dal quale avrebbe ricevuto una tangente di 731mila yuan, circa 105mila euro.

Zhou Yongkang è il più alto funzionario a finire sotto processo da diversi decenni a questa parte e l'obiettivo di più alto profilo della campagna contro la corruzione voluta dal presidente cinese, Xi Jinping, all'indomani della sua nomina a segretario generale del Partito Comunista Cinese, nel novembre 2012. Fino ad allora, Zhou, 72 anni, è stato membro del Comitato Permanente del Politburo, il più importante organo decisionale del partito e dello Stato, e ricopriva la carica di capo degli Apparati di Pubblica Sicurezza. Zhou si è dichiarato colpevole, si è pentito per gli errori commessi e non farà ricorso in appello, scrive l'agenzia Xinhua.

Zhou era stato accusato formalmente dei reati per cui è stato condannato oggi nell'aprile scorso. Il processo a Tianjin era stato formalmente annunciato da mesi, ma non era stata confermata alcuna data per l'udienza, che si è tenuta il 22 maggio scorso. Alcune immagini sono state trasmesse nella serata di oggi, ora locale, dall'emittente televisiva statale cinese, Cctv, e mostrano Zhou con i capelli bianchi, in tribunale, affiancato da due agenti di polizia. Zhou era formalmente sotto indagine per corruzione già dal 29 luglio scorso, e sotto indagine erano già finite alcune figure di spicco che risultano tra i suoi protetti, come l'ex presidente di China National Petroleum Corporation, Jiang Jiemin, finito sotto processo nell'aprile scorso per corruzione e abuso di potere. Tra gli alti funzionari finiti sotto inchiesta nella lotta alla corruzione c'era anche Xu Caihou, l'ex numero due della Commissione Militare Centrale, il massimo organo decisionale delle Forze Armate cinesi a capo del quale siede il presidente. Xu era formalmente sotto inchiesta dal giugno dello scorso anno, ma non è mai stato processato: nel marzo scorso era stata annunciata la sua morte sopraggiunta per le complicazione del cancro alla vescica di cui soffriva.

Le autorità cinesi avevano promesso trasparenza nel trattamento del caso di Zhou Yongkang, in linea con le riforme all'ordinamento giudiziario annunciate nell'ottobre scorso al termine del quarto plenum del Partito Comunista Cinese, ma il processo è avvenuto a porte chiuse perché durante l'udienza sono stati discussi segreti di Stato, scrive oggi l'agenzia Xinhua.

 

Nel marzo scorso, il presidente della Corte Suprema del Popolo, Zhou Qiang, aveva promesso per l'ex alto funzionario un "processo aperto in base alla legge", durante i lavori della sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese. Quello a Zhou sarà "un modello per i futuri processi di corruzione", aveva dichiarato alcune settimane dopo un altro funzionario della Corte Suprema del Popolo al quotidiano China Daily in forma anonima. Le indagini hanno colpito anche familiari dello stesso Zhou, come la moglie, Jia Xiaoye, e il figlio, Zhou Bin, che hanno accettato tangenti per oltre venti milioni di dollari.

 

11 giugno 2015

 

 

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