Politica interna

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XINJIANG: IN UN MESE DISCIOLTI 23 GRUPPI TERRORISTICI

XINJIANG: IN UN MESE DISCIOLTI 23 GRUPPI TERRORISTICI


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 26 mag. - E' di 23 gruppi estremisti e più di 200 arresti il bilancio delle operazioni anti-terrorismo nella regione autonoma cinese dello Xinjiang per il solo mese di maggio. Sono le cifre rese note dal dipartimento di Pubblica Sicurezza dell'ampia regione a nord-ovest del Paese nella tarda serata di ieri, ora locale. Le indagini, spiega l'agenzia Xinhua, si sono concentrate soprattutto nelle aree di Hotan, Kashgar e Aksu, zone a forte concentrazione di popolazione uighura, l'etnia minoritaria turcofona e musulmana originaria dello Xinjiang. Durante le perquisizioni, sono stati sequestrati oltre 200 ordigni esplosivi. Secondo l'identikit tracciato dalle forze dell'ordine locali, la maggioranza dei sospetti arrestati è di età compresa tra i venti e i trenta anni, è stata influenzata dai video contenenti messaggi inneggianti all'estremismo nella regione e ha imparato  costruire ordigni esplosivi.

L'amministrazione locale dello Xinjiang ha lanciato nei giorni scorsi l'avvio di una campagna per sconfiggere il terrorismo, che terminerà nel giugno 2015. Nella giornata di ieri, il governo centrale di Pechino si è unito all'appello delle autorità locali. "Con lo Xinjiang al centro delle operazioni, e grazie alle collaborazione delle altre province, cominceremo una campagna specializzata di un anno con il terrorimo violento" ha dichiarato ieri il ministro della Pubblica Sicurezza, Guo Shengkun. Oltre all'aumento delle misure di sicurezza nei maggiori centri della Cina, le forze di polizia saranno istruite su "raccogliere le prove collegate ad attentati violenti" e saranno addestrate da un gruppo di specialisti sotto la direzione di alti funzionari del Partito Comunista Cinese.

 

Sulle pagine del Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, il capo del partito dello Xinjiang, Zhang Chunxian, ha di nuovo sottolineato l'emergenza terrorismo nella regione autonoma cinese dichiarando una "guerra popolare" contro il terrorismo. La regione da lui guidata, scrive Zhang, "promuoverà lo sradicamento dell'estremismo e criticherà la 'natura reazionaria' dei 'tre mali', aumenterà la capacità di resistenza ideologica alle infiltrazioni dell'estremismo religioso e vincerà con risolutezza la battaglia ideologica contro la separazione". Con l'espressione "tre mali" il governo cinese intende le minacce dell'estremismo religioso, dell'indipendentismo, e del terrorismo, riferendosi soprattutto allo Xinjiang, dove vive la minoranza uighura, che lamenta forti discriminazioni da parte del governo centrale di Pechino. Zhang ha infine promesso che saranno fatti ulteriori sforzi per spingere i gruppi etnici che vivono nello Xinjiang a identificarsi con la nazione e la cultura cinese, e con il socialismo con caratteristiche cinesi.

 

L'emergenza terrorismo si è manifestata soprattutto negli ultimi mesi, e con particolare intensità nelle ultime settimane, dopo una serie di attacchi a luoghi pubblici nello Xinjiang e in altre aree della Cina. Giovedì scorso, un attacco terroristico al mercato all'aperto di Urumqi ha provocato 39 morti e 94 feriti, ed è stato definito dalle autorità come il più grande fatto di sangue avvenuto nella regione dal 2009, quando negli scontri etnici tra uighuri e han cinesi morirono circa 200 persone e altre 1.700 rimasero ferite. Le autorità hanno identificati i nomi di cinque sospettati di avere commesso l'attentato terroristico di giovedì scorso, al mercato all'aperto di Urumqi, capoluogo della regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, che, secondo un bilancio aggiornato nelle ultime ore, ha provocato 39 vittime e circa novanta feriti. Ablet Abdukadir, Nurahmat Ablipiz, Memtimin Mahmat, Raghimjan Memet e Memet Memtimin, questi i nomi dei cinque sospettati, avrebbero diretto l'attentato suicida a bordo delle vetture che giovedì mattina alle 7.50 (le 1.50 in Italia) hanno fatto irruzione nel luogo del mercato travolgendo la folla e gettando materiale esplosivo e incendiario dai veicoli.

Quattro di loro sono morti nell'attentato, e sono stati identificati tramite l'esame del Dna, mentre il quinto sarebbe stato arrestato, scrive la Xinhua. I cinque avrebbero formato un gruppo terroristico a fine 2013 e avrebbero prodotto in proprio gli esplosivi usati nell'attacco di giovedì scorso. I cinque appaiono, dai nomi, appartenere alla minoranza uighura che vive nella regione autonoma nord-occidentale del Paese, percorsa da forti tensioni etniche con gli han e con il governo centrale di Pechino, che gli uighuri accusano di discriminazioni nei loro confronti sotto il profilo linguistico, religioso e culturale. I cinque sono stati influenzati dall'estremismo religioso e hanno preso parte a diverse attività religiose illegali, hanno dichiarato fonti locali di polizia, e avrebbero visionato materiale video incitante al terrorismo.

 

26 maggio 2014

 

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