Politica interna

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XINJIANG, 380 ARRESTI NEL PRIMO MESE
DI CAMPAGNA ANTI TERRORISMO

XINJIANG, 380 ARRESTI NEL PRIMO MESE <br />DI CAMPAGNA ANTI TERRORISMO


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

 Pechino, 23 giu. - Sono almeno 380 gli arresti della campagna contro il terrorismo a un mese dalla decisione del governo cinese di indire una campagna di un anno contro il terrorismo nello Xinjiang, la regione autonoma nord-occidentale della Cina, percorsa da forti tensioni da parte dei gruppi separatisti di etnia uighura, turcofona e musulmana, che chiedono l'indipendenza da Pechino. In totale, ha reso noto oggi la CCTV, l'emittente televisiva statale cinese, sono stati sgominati 32 gruppi terroristici, e 315 persone sono finite in carcere per attività collegate al "terrorismo violento".

 

Nel bilancio delle operazioni anti-terrorismo ci sono anche il sequestro di 264 origini esplosivi e di 3,15 tonnellate di materiale esplosivo. Le forze dell'ordine hanno poi confiscato circa cento computer e 1700 libri di contenuto inneggiante all'estremismo religioso in 21  tra campi di addestramento e siti di preghiera giudicati irregolari dalle autorità locali. Sono sei, invece, i membri delle forze di polizia che hanno perso la vita nelle operazioni anti-terrorismo. L'ultimo episodio di attacco violento risale a sabato scorso, quando un furgone con a bordo materiale esplosivo si è diretto contro una stazione di polizia nella contea di Yecheng, nel sud della regione autonoma. Nel successivo scontro a fuoco con le forze dell'ordine, scrive l'agenzia Xinhua, sono morte tredici persone connesse all'attentato.

 

Nella giornata di ieri, la CCTV ha poi mandato in onda la confessione e il pentimento di un attentatore che nei giorni scorsi aveva colpito alcune persone in una sala di ritrovo per amanti di scacchi e altri giochi di società, ferendone quattro. L'uomo ha dichiarato di essere stato convinto da altri a prendere parte alla "guerra santa" e ha chiesto scusa di fronte alle telecamere della tv di Stato cinese, per il suo comportamento. L'attentato a colpi di coltello era avvenuto il 15 giugno scorso. Gli attacchi inflitti da gruppi jihadisti nello Xinjiang rappresentano una minaccia crescente per Pechino, che ha dato il via alla campagna anti-terrorismo all'indomani del più sanguinoso attacco avvenuto nello Xinjiang dopo gli scontri etnici del 2009, che hanno provocato circa 200 vittime: il 22 maggio scorso, 43 persone sono morte e altre novanta sono rimaste ferite dopo un attacco compiuto da due autovetture che hanno gettato materiale incendiario ed esplosivo in un mercato all'aperto in un zona centrale di Urumqi, capoluogo regionale dello Xinjiang. 

 

13 MORTI IN ATTACCO A STAZIONE DI POLIZIA



Pechino, 21 giu. - E' di 13 morti il bilancio delle vittime di un attacco a una stazione di polizia avvenuto oggi nella regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang. Gli attentatori erano a bordo di un furgone carico di materiale esplosivo che si è diretto contro l'edificio della stazione di Pubblica Sicurezza della contea di Yecheng - o Kargilik, secondo il nome uighuro - ed è esploso, secondo quanto scrive oggi l'agenzia Xinhua. Nel successivo scontro a fuoco sono rimasti uccisi i tredici attentatori, e tre agenti delle forze dell'ordine sono rimasti lievemente feriti. Nessuna vittima e nessun ferito, invece, tra i civili. L'attacco segue di pochi giorni la notizia dell'esecuzione nello Xinjiang di 13 persone, il 16 giugno scorso, accusate di reati connessi al terrorismo e ai crimini violenti.

Lo Xinjiang è da alcune settimane il centro di una campagna contro il terrorismo per "sradicare" quelli che Pechino considera "i tre mali" di separatismo, estremismo e terrorismo. Il governo cinese attribuisce gli attacchi a guerriglieri di impronta jihadista e di etnia uighura - la minoranza turcofona e musulmana che vive nello Xinjiang - i cui gruppi più estremisti rivendicano l'indipendenza dal governo centrale cinese del proprio territorio, che chiamano Turkestan Orientale. "I violenti attacchi in nome del jihad sono in crescita dal 2009 e costituiscono la più grande minaccia alla regione" scrive oggi la Xinhua. Nell'estate del 2009 morino circa duecento persone e altre 1700 rimasero ferite negli scontri etnici tra uighuri e han cinesi, in quello che resta l'episodio più sanguinoso in tempi recenti avvenuto nella regione.

La campagna contro il terrorismo nello Xinjiang è stata indetta, con il supporto del governo di Pechino, all'indomani di una serie di attacchi a luoghi pubblici da parte di bande armate in diverse località dello Xinjiang e della Cina. L'ultimo episodio di questo tipo risale al 22 maggio scorso, quando un attacco dalla dinamica simile a quello di oggi - condotto con auto cariche di materiale esplosivo e incendiario - aveva provocato 43 morti e circa 90 feriti nel mercato all'aperto di Urumqi, capitale regionale dello Xinjiang. Un altro episodio tra i più violenti degli ultimi mesi è quello dell'attacco alla stazione di Kunming, nell'estremo sud della Cina, quando un gruppo armato di lunghi coltelli aveva provocato 29 morti e 143 feriti tra i passanti e i passeggeri in attesa.

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli arresti e le condanne nei confronti dei presunti terroristi. Lunedì scorso, tre persone sono state condannate a morte per avere preso parte all'organizzazione dell'attacco di piazza Tian'anmen del 28 ottobre scorso, quando un suv travolse quaranta persone prima di schiantarsi contro le barriere stradali di fronte all'ingresso della Città Proibita, l'antica sede imperiale cinese, e andare a fuoco. Nell'attacco morirono cinque persone, tra cui le tre a bordo del veicolo. Nel processo un'altra persona è stata condannata all'ergastolo e altre quattro a pene comprese tra i cinque e i venti anni di carcere. Il mese scorso, in uno stadio nella prefettura di Ili, sul versante occidentale dello Xinjiang, sono state condannate 55 persone, tre delle quali a morte, per reati connessi al terrorismo e ai crimini violenti. Ad assistere al processo di massa erano presenti circa settemila persone, tra le quali diversi funzionari del Partito Comunista Cinese

 

21 giugno 2014

 

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