Politica interna

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XI JINPING, I BUONI E I CATTIVI DELLA LINEA DI MASSA

XI JINPING, I BUONI E I CATTIVI DELLA LINEA DI MASSA


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest


Pechino, 26 set. - Xu Shousheng è il primo della lista. Ha rinunciato a un SUV per fare il tour delle campagne dello Hunan, la provincia di cui è capo del partito, e ha detto no anche a un ufficio speciale riservatogli dai membri dell'Assemblea del Popolo a livello provinciale. Le autorità della provincia di Hainan, l'isola che si trova nel sud della Cina, si aggiudicano, invece, il secondo posto grazie alle solerzia con cui hanno messo in atto la norma contro le targhe speciali delle automobili dei funzionari. Il terzo posto se lo dividono in tanti: i meriti più comuni sono quelli di avere spronato i funzionari a migliorare lo stile di lavoro, avere enfatizzato l'importanza di combattere le negligenze e l'insofferenza verso le lamentele provenienti dai cittadini. E' la lista dei buoni della campagna della "linea di massa". Un elenco compilato a titolo esemplificativo dal Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, che cita le iniziative dei capi del Partito Comunista a livello locale, distintisi per l'osservanza alla nuova direttiva intrapresa solo tre mesi fa e che durerà fino alla metà del 2014.

 

Per ogni "lista dei buoni" non può mancare una corrispettiva "lista dei cattivi", anche questa, come la prima, variabile a seconda delle circostanze. Nel secondo elenco sono finiti i membri del Comitato Centrale del partito dello Hebei, la provincia cinese confinante con Pechino, oggetto di una visita di quattro mezze giornate, così scrive la Xinhua, del presidente cinese Xi Jinping, il maggiore artefice della campagna della linea di massa che si pone come obiettivo quello di sradicare i quattro grandi vizi dei funzionari di partito: formalismo, burocrazia, edonismo e stravaganze. Rispolverata dagli archivi del maoismo nell'aprile scorso e riportata in auge a giugno, la campagna di inizio mandato della linea di massa "non tramonterà, una volta partita", ha dichiarato lo stesso Xi, nella veste di capo del Partito Comunista Cinese, durante la visita ai funzionari locali. "La critica e l'auto-critica - ha detto Xi Jinping - sono due potenti armi per per risolvere le contraddizioni all'interno del partito". Al cospetto del presidente cinese, uno a uno, i membri del Cc hanno fatto ammenda per i propri errori e si sono impegnati a comportarsi meglio seguendo i dettami della campagna della linea di massa. I funzionari, scriveva la Xinhua, mercoledì scorso, hanno "esaminato la loro condotta, elencato i maggiori problemi, evidenziato le cause e proposto piani di rettifica".

 

La campagna della linea di massa è diventata un'occasione per la critica e l'auto-critica, ma al di là dei proclami e dell'enfasi dei comunicati stampa ufficiali, si può tracciare un primo bilancio dell'iniziativa di stampo presidenziale? A luglio scorso, la leadership aveva inviato 45 squadre di ispezione nelle province dell'ex Celeste Impero per vigilare e assicurarsi che i funzionari (civili e militari) avessero recepito il messaggio proveniente dall'alto. Le promesse di tenere fede alle parole della leadership erano arrivate da ovunque, addirittura con punte di eccessivo zelo, come scriveva The Economist all'inizio della campagna. L'adesione convinta, almeno a parole, aveva prodotto casi ai limiti del ridicolo, come quello dei funzionari della città di Cangzhou, nel nord, che avevano promesso di smettere di fumare come personale contributo al miglioramento della qualità dell'aria; o quello di una città della provincia costiera dello Zhejiang che aveva invitato, con cadenza mensile, un cittadino a rimproverare i funzionari negligenti.

 

Tutto sotto controllo, quindi? Non proprio. I dirigenti locali di fronte al segretario generale del partito potranno anche cospargersi il capo di cenere e piangere amare lacrime, come scrive oggi il Quotidiano del Popolo, ma a livello popolare, l'iniziativa di Xi Jinping riceve tutt'altro trattamento. Ancora una volta, a rivelare le crepe della politica, è internet, e nella fattispecie, la piattaforma di Weibo, rifugio sempre più scomodo per commentatori e opinionisti del Dragone dopo l'entrata in vigore delle nuove leggi anti-rumors. Tra quelle raccolte dal South China Morning Post di Hong Kong, sempre sensibile all'opinione dei microblogger cinesi, c'è quella di chi definisce le scene di pentimento dei funzionari uno "spettacolo disgustoso"; chi parla della nuova campagna come di un "perfetto esempio di burocrazia", e chi invece punta il dito contro le dimensioni dei conti in banca dei funzionari. A circolare sulla rete, c'è poi stato un filmato di due giovanissimi allievi di taekwondo, l'arte marziale coreana popolare anche da noi, che durante una seduta di combattimento non si sono neppure sfiorati, producendosi in mosse senza finalità apparente. "La migliore spiegazione grafica della campagna di auto-critica" scrive, sarcastico, un microblogger.

 

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