Politica interna

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VERSO IL TERZO PLENUM: RIFORME ULTIMA CHIAMATA

VERSO IL TERZO PLENUM: RIFORME ULTIMA CHIAMATA


di Antonia Cimini


Pechino, 22 ott.- Il Partito Comunista cinese si riunirà il mese prossimo in assemblea plenaria, il terzo plenum da quando la nuova leadership ha assunto le redini con il diciottesimo congresso nel 2012. Il plenum avrà il compito di tracciare le linee del programma di governo per il prossimo quinquennio. Sulla nuova linea programmatica molte sono le speculazioni, pochissimi i dati certi. Gli osservatori nutrono qualche speranza sul lancio di riforme ormai inevitabili, ma soprattutto si preparano a una ben possibile delusione.

Yang Jisheng, ex giornalista dell'agenzia di stampa Xinhua e storico, è stato testimone delle trasformazioni del paese in occasione del terzo plenum delle varie leadership, momento di importante presa di coscienza e di identità. Ad AgiChina24 spiega che il paese è ora a un bivio. "Il costo del lavoro è cresciuto, l'inquinamento ambientale è al limite, le nostre importazioni di petrolio sono le più alte del mondo e dipendiamo per il 60% del consumo dalle importazioni, l'economia mondiale è ad uno stallo. Il nostro modello di sviluppo non è più sostenibile, è stato un successo per 30 anni ma ora non funziona più" dice Yang.

Il punto di vista di Yang Jisheng è condiviso da tutti. Non c'è altrettanta unanimità, però, sulla maniera di affrontare le riforme e le priorità da prendere in considerazione. Li Keqiang, il premier con portafoglio dell'economia e incaricato della programmazione economica, ha negli ultimi mesi fornito i segnali più disparati sulla strada da intraprendere. Urbanizzazione, zone economiche speciali, riforme fiscali e finanziarie. Ciò che manca è un principio guida e politiche concrete, dicono in molti. In questo vento di incertezza c'è chi guarda al passato in cerca di ispirazione.

Il modello appropriato sembra essere Zhu Rongji, l'ex premier che promosse le riforme strutturali degli anni '90 permettendo alla Cina di diventare l'impero manifatturiero più grande del mondo e di entrare nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). L'anziano è, infatti, tornato in auge negli ultimi mesi, con la pubblicazione di un secondo libro, apparizioni in pubblico e conferenze che hanno lanciato una vera e propria 'febbre Zhu Rongji'. Il fenomeno è molto raro, poiché è consuetudine per i leader cinesi in pensione ritirarsi completamente dalla vita pubblica, sparire dalla vista e continuare a manovrare le fila del potere da dietro le quinte. Zhu Rongji è, invece, anticonvenzionale.

"Zhu aveva il coraggio di assumere delle responsabilità e ed è stato di ispirazione per molti" spiega lo storico Zhang Lifan ad AgiChina24.

Come oggi, la Cina all'inizio degli anni '90 si trovava a un punto di svolta ed era alla ricerca di una via d'uscita: gli avvenimenti di piazza Tian'anmen avevano lasciato Pechino isolata, le esportazioni nascenti erano a uno stallo, il sistema industriale andava riformato, il funzionamento dello stato orientato all'economia di mercato andava messo in piedi. In questo contesto Zhu fu abile a dirigere la classe al governo verso le riforme. "Promosse politiche coraggiose che disegnarono il corso dell'economia nei dieci anni successivi: la rapida crescita economica del periodo di Jiang Zemin e del primo quinquennio di Hu Jintao e Wen Jiabao fu certamente il risultato delle politiche di Zhu Rongji" dice Zhang Lifan.

Lo scorso agosto l'ex premier ha pubblicato un secondo libro, "Zhu Rongji a Shanghai", che in poche settimane è balzato alla testa delle classifiche di vendita del paese ed è stato raccomandato come lettura per i quadri di partito e ufficiali di governo. Il primo libro "Zhu Rongji risponde ai giornalisti" aveva venduto due anni fa più di un milione di copie. L'interesse per cosa ha da dire un politico riformatore quasi quindici anni dopo aver lasciato il potere è certamente forte.

"Il libro di Zhu tratta della sua esperienza alla guida della città di Shanghai; la nuova leadership è convinta che le riforme politiche debbano partire dall'urbanizzazione: da questo punto di vista la lezione di Zhu Rongji può essere utile, ecco perché ora c'è un così grande revival di Zhu" dice lo storico Zhang Lifan. Egli spiega che l'economia di Li Keqiang, la cosiddetta Likonomics, vuole scostarsi dal modello keynesiano dell'epoca Hu-Wen che si affidava all'economia virtuale, alle politiche monetarie e al settore immobiliare come fonte di stimolo. "La lezione più positiva da trarre da Zhu Rongji è come sviluppare le città, come guidare e far crescere un'economia urbana; e come creare una zona economica speciale, nello specifico a Shanghai. Su queste questioni Zhu è molto autorevole" secondo Zhang Lifan.

In altri campi, però, gli osservatori sostengono che sia impossibile replicare le politiche di Zhu Rongji perché sarebbero anacronistiche e dannose.

Il giornalista Yang Jisheng spiega che i problemi della Cina oggi sono i risultati delle strategie adottate da Zhu quindici anni fa, che hanno privilegiato l'accentramento di poteri e interessi a discapito dello sviluppo locale. "La mentalità di Zhu era molto orientata alla pianificazione e alla nazionalizzazione, ha voluto incrementare le ricchezze dello stato ma ha creato le basi per l'epidemia di corruzione e per il saccheggio delle risorse locali".

Yang spiega che le due politiche maggiori imputabili a Zhu hanno creato fra i danni più profondi alla società e all'economia cinesi. "Nel campo fiscale, egli adottò una separazione delle entrate fiscali che dava una quota altissima al governo centrale e una piccolissima parte ai governi locali, mentre lasciava sulle spalle dei governi locali il dovere di provvedere a infrastrutture, struttura sanitaria e sociale etc. Oggi quella politica è ancora in atto, il risultato è una dipendenza dei governi locali dalla vendita delle terre, corruzione e ingiustizie per i cittadini". Poi c'è la riforma delle aziende di stato: diminuendo la dimensione delle imprese controllate dallo stato, Zhu ha creato un esercito di senza lavoro che sopravvive ai margini della società ancora oggi e "ha dato avvio ai monopoli che oggi creano gruppi di interessi fortissimi contro i quali è impossibile attuare delle riforme necessarie".

In sostanza i problemi risolti da Zhu con le politiche opportune all'epoca hanno creato nuovi problemi oggi. "Le questioni sono le stesse oggi come allora, riformare il sistema finanziario, il sistema di distribuzione delle risorse, rompere la rete di interessi e creare un nuovo modello di sviluppo; ma oggi sono più estremi di allora" dice Yang Jisheng.

Il motivo per cui le riforme di Zhu hanno portato il paese a questo nuovo momento di tensione è che le riforme economiche non sono state accompagnate da riforme politiche ugualmente coraggiose. "Il problema è che riforme politiche ed economiche non sono avanzate di pari passo, alla fine l'economia ha preso il volo ma la società è diventata ineguale e ingiusta; perché si è mantenuta la struttura di potere dell'epoca maoista, che si è rivelata utile per guidare l'economia di mercato e tenerla al guinzaglio, ma ha causato uno scempio a livello sociale" dice Yang Jisheng.

Il motivo per cui oggi Zhu Rongji torna in auge può allora solo essere funzionale. "E' il sistema che ha bisogno di trovare uomini forti; la leadership Hu-Wen era alquanto debole e ritenuta non molto capace. Per questo ora nel sistema c'è la tendenza a mostrare forza, si spera che qualcuno dalla statura di Mao Zedong o Zhu Rongji emerga dal sistema. Per raggiungere questo obiettivo l'uscita in libreria del libro di Zhu è molto utile" spiega lo storico Zhang Lifan.

 

22 ottobre 2013

 

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