Politica interna

Politica Interna

Tibet: nessuna virata
su politiche restrittive

Tibet: nessuna virata <br />su politiche restrittive


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 22 ott.- Nessuna inversione di marcia sulle politiche restrittive in Tibet: Pechino lo ha ribadito forte e chiaro nel libro bianco sulla regione autonoma rilasciato oggi e in cui definisce "corrette" le misure applicate nel territorio tibetano. Stroncato anche "il mito di un Tibet una volta idilliaco".

La regione, ha più volte ribadito il governo cinese, "ha versato in condizione di povertà e stagnazione economica fino al 1959 quando le truppe comuniste hanno pacificamente liberato il Tibet e introdotto le riforme economiche".

La nomina di Xi Jinping aveva nutrito le speranze di molti riguardo un ammorbidimento della linea governativa, aspettative alimentate in parte dal fatto che il padre del presidente cinese, l'ex premier Xi Zhongxun, aveva uno stretto legame con il Dalai Lama. L'ipotesi non è nemmeno al vaglio tra le stanze di Zhongnanhai, il quartier generale del PCC, o almeno non a breve.

Nel lungo libro bianco pubblicato dall'agenzia Xinhua, Pechino sottolinea che sotto il governo cinese il Tibet ha raggiunto molti successi. "Oggi è una regione economicamente sviluppata, che ha compiuto dei progressi politici, ha una cultura fiorente, una società armoniosa e un buon ambiente. Il popolo è felice e sano". Tutto ciò "non può essere separato dal sentiero corretto" che ha imboccato.

E ai detrattori, ai critici di ogni parte del mondo, il governo cinese risponde: "Qualunque persona imparziale sarebbe impressionata dal progresso che la Cina ha portato in Tibet". Tuttavia, si legge ancora nel libro bianco, "tanti nel mondo distorcono intenzionalmente il passato e il presente a causa dei loro pregiudizi e spinti dai propri interessi". "Hanno creato il mito dello Shangri-La cercando di mantenere per sempre il Tibet a uno stato primitivo".

Lo stesso Dalai Lama, il leader spirituale tibetano in esilio a Dharamsala, in India, dal 1959, "spinge per un'indipendenza della regione per sabotare lo sviluppo e la stabilità" prosegue il documento.

Intanto, in mattinata a Ginevra attivisti pro-Tibet si sono dati appuntamento al quartier generale delle Nazioni Unite per protestare contro il controllo cinese in Tibet prima della riunione del Consiglio per i Diritti Umani convocata per esaminare i risultati della Cina sul tema. In ballo c'è la sua ammissione tra i 47 membri del Consiglio. Il gruppo di manifestanti si è  arrampicato sul tetto del Palais des Nations e una volta in cima, i militanti sono riusciti a issare un grande striscione di colore bianco con sopra scritto 'Diritti Umani in Cina - Nazioni Unite, ergetevi a difesa del Tibet'. Quattro di loro sono stati arrestati. Da Pechino la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha affermato che il suo Paese "è intenzionato a collaborare e a dialogare in materia, nello spirito dell'eguaglianza e del reciproco rispetto", ma "si oppone fermamente a questo genere di critiche preconcette e malevole".

Il libro bianco arriva in un momento segnato da una particolare tensione tra il governo centrale cinese e la regione autonoma. Nelle scorse settimane nell'area tibetana di Driru - Biru, in cinese - si sono registrati alcuni incidenti tra la popolazione locale e le forze di polizia che hanno portato, secondo i rapporti di due diverse associazioni in difesa dei diritti dei tibetani, a circa sessanta feriti. Gli scontri erano stati preceduti da una fase di tensione da parte di alcuni gruppi di tibetani colpevoli, secondo le autorità, di avere disubbidito all'ordine di esporre la bandiera rossa a cinque stelle della Cina in occasione del sessantaquattresimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il 1 ottobre scorso. Non è ancora chiara la dinamica della colluttazione, né se le forze dell'ordine abbiano usato gas lacrimogeni o proiettili.

Pochi giorni dopo Pechino ha rigettato la decisione dell'Alta Corte spagnola di avviare un procedimento per genocidio nei confronti di alcuni alti leader cinesi, tra cui gli ex presidenti Jiang Zemin e soprattutto Hu Jintao, tra i principali accusati dal gruppo di esuli tibetani che ha fatto causa al governo cinese, per le politiche repressive messe in atto nella regione autonoma tra il 1988 e il 1992, periodo che coincide con la guida di Hu come capo del Partito Comunista Cinese in Tibet.

"Ci opponiamo fermamente a ogni Paese o persona che tenti di sfruttare questo tema per interferire con gli affari interni della Cina" ha replicato Pechino per bocca della portavoce Hua Chunying, che ha definito "sinistro" il tentativo del gruppo di esuli tibetani di "distruggere le relazioni tra la Cina e il Paese in questione e di attaccare il governo cinese".


Negli ultimi due anni oltre 120 monaci si sono dati fuoco in segno di protesta contro il governo cinese. Cosa vogliono i tibetani? Per Pechino le immolazioni "sono provocate dalle attività criminali di gruppi ispirati dal Dalai Lama, che sacrificano vite umane per conseguire il loro obiettivo politico, cioè l'indipendenza del Tibet". La stampa cinese dipinge il Dalai Lama come un "un lupo travestito da agnello", che ispira politiche separatiste per tornare in Tibet come monarca assoluto.

I tibetani, da parte loro, lamentano le politiche di Pechino e denunciano un processo di "sinizzazione forzata", descritto come un vero e proprio "genocidio culturale". Il Dalai Lama, Tenzin Gyatso - che ha rinunciato al doppio status politico e religioso e mantiene per sé il ruolo di guida spirituale - nega da tempo di puntare alla secessione e invoca una soluzione capace di concedere maggiore autonomia all'etnia tibetana.

 

AgiChina24 lo ha chiesto a Mo Shaoping, avvocato per i diritti umani e difensore di Liu Xiaobo: "Spero che la situazione si possa risolvere e che le intenzioni del Dalai Lama vengano riportate in modo oggettivo e imparziale, in modo che tutti possano rendersi conto di come stanno le cose.  I media cinesi fanno passare le voci che il Tibet si vuole separare, ma in realtà io non credo sia così".

 

 

22 ottobre 2013

 

 

ARTICOLI CORRELATI


TIBET, ALMENO SESSANTA FERITI NEGLI SCONTRI CON POLIZIA

 

ALTRI ARTICOLI:

 

EMERGENZA SMOG: HARBIN PARALIZZATA


ESPULSO PROFESSORE BEIDA: L'INTERVISTA

 

GIALLO ZHOU YONGKANG

 

L'ETERNO RITORNO DI MAO

 

INQUINAMENTO: NUOVE MISURE VERDI NELLA CAPITALE

 

CRESCITA AL 7,8% NEL TERZO TRIMESTRE 

 

WANG LIJUN, CLINTON: COSI' ABBIAMO EVITATO CRISI IN CINA 

 

XI JINPING DIVENTA UN CARTONE  ANALISTI: GOVERNO DIETRO REGIA

 

USA EVITANO DEFAULT, CINA TOCCATA DA CRISI FINANZIARIA

 

INDAGATO PER CORRUZIONE SINDACO DI NANCHINO

 

HUKOU, RIFORMA A PUNTI TRA LE PROPOSTE

 

TIFONE, PROTESTE PER LENTEZZA SOCCORSI

 

"IL RISVEGLIO DEL CONSUMATORE", L'OCCASIONE DELL'ITALIA

 

I CENTO ANNI DI XI ZHONGXUN

 

PECHINO RIFIUTA ACCUSA DI GENOCIDIO PER HU JINTAO

 

ONG: MATTEL "LADRA DI SALARI" IN CINA

 

SEI ANNI DI CARCERE A JI ZHONGXING

 

CINA E ITALIA INSIEME CONTRO CRIMINALITA': INTERVISTA A EX MINISTRO GIUSTIZIA SEVERINO

 

PECHINO, AL VIA SETTIMANA LINGUA ITALIANA NEL MONDO  

 

EREDITA' POLITICA DI BO ANCORA VIVA A CHONGQING

 

UN QUARTIERE, UNA CITTA', UNA RAGAZZA  

 

TIBET, CORTE SPAGNOLA RIAPRE CAUSA GENOCIDIO 

 

FOXCONN AMMETTE: STUDENTI COSTRETTI A TURNI DI NOTTE  

 

CINA E BCE,ACCORDO CURRENCY SWAP DA 45 MLD DI EURO

 

IN MANETTE PER 'RUMORS' GIORNALISTA D'INCHIESTA LIU HU

 

CASS, BANCHE OMBRA 40% DEL PIL CINESE

 

I CINESI DEVONO IMPARARE L'ARTE DI RASSICURARE: INTERVISTA A EDWARD LUTTWAK   

 

LI KEQIANG: COOPERARE NEL MAR CINESE MERIDIONALE   

 

OBAMA, SAREI DOVUTO ESSERE IN ASIA E A CINA NON SPIACE

 

BO XILAI, ACCETTATO RICORDO IN APPELLO

 

TIBET, ALMENO SESSANTA FERITI NEGLI SCONTRI CON POLIZIA

 

UCCISO FONDATORE PRIMO MONASTERO TIBETANO IN OCCIDENTE

 

L'AMANTE DEL TIBET:RICORDO DI ROBERT FORD

 

TAIWAN TEME INVASIONE CINESE ENTRO IL 2020



@ Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci