Politica interna

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Think-tank: entro 2015
politica del secondo figlio

Think-tank: entro 2015 <br />politica del secondo figlio <br />


di Sonia Montrella
twitter@soniamontrella


Roma, 31 ott.-  Due figli entro il 2015 e abolizione del limite delle nascite dal 2020: è l'appello del  Centro di Ricerca e Sviluppo, think-tank molto vicino al governo. A distanza di tre mesi dall'ultima sollecitazione i ricercatori tornano sulla questione e lo fanno fissando all'impopolare legge delle 'date di scadenza', frutto di uno  studio più circoscritto che arriverà sul tavolo dei leader di Pechino "entro una, due settimane". Praticamente a ridosso del Congresso.

"La Cina paga il prezzo politico e sociale della politica del figlio unico in termini di squilibrio dei sessi, di costo della macchina amministrativa preposta controllo delle nascite e di  conflitti sociali" riporta l'agenzia di stampa Xinhua, che cita il rapporto ricevuto in anteprima dai media di stato. Nello specifico, i ricercatori raccomandano di introdurre la "politica dei due figli" in alcune province già da quest'anno ed estendere poi il permesso all'intera nazione entro il 2015. Dalla Commissione per la pianificazione familiare non è ancora giunta alcuna risposta.

Per Cai Yong, professore di sociologia alla'Università del North Carolina, Chapell Hill, il rapporto ha un peso enorme in quanto il think-tank fa capo Consiglio di Stato, il Gabinetto cinese. Il fatto che dei demografi sostenuti dal governo centrale avanzino una proposta così dettagliata sul modo in accantonare la "politica del figlio unico" suggerisce che la svolta è dietro l'angolo, sostiene l'esperto. "Ci stanno dicendo che il cambiamento è inevitabile. Non sappiamo quando arriverà, ma è vicino" dichiara Cai che è in contatto con molti degli esperti coinvolti nella stesura del rapporto. 

Crescono dunque le speculazioni di esperti, gente comune e media che si interrogano sulla direzione che i futuri leader al governo prenderanno nel campo delle riforme sociali, di cui il rilassamento della politica del figlio unico rappresenta uno dei temi più caldi.

Imposto dal governo alla fine degli anni 70 per mettere un freno all'incessante aumento della popolazione, il controllo delle nascite è diventato obbligatorio a partire dal 1980, mentre nel 2001 la Politica del Figlio Unico è diventata legge. La normativa, che imponeva alle coppie di dare alla luce un solo figlio, è stata modificata negli ultimi anni. Secondo le ultime revisioni, le famiglie che vivono in città di solito non possono avere più di un figlio, mentre quelle rurali ne possono avere due se la prima è femmina. Fanno eccezione anche le minoranze etniche che – almeno in teoria – non sono sottoposte alle restrizioni, mentre in alcune metropoli, come ad esempio Pechino e Shanghai, il secondo figlio è consentito anche alle coppie formate da due figli unici.

Aborti forzati, squilibrio dei sessi, incremento della popolazione anziana e, parallelamente, crollo del tasso di natalità, sono le principali conseguenze di una legge la cui applicazione presenta non poche storture. "La popolazione cinese – si legge nel rapporto - è ben diversa da quella di 30 anni fa all'entrata in vigore della politica di pianificazione familiare".  "La Cina si sta dirigendo verso una crescita negativa e verso un tasso di natalità estremamente basso, con i relativi problemi che questo comporta". "La situazione demografica ha registrato un tasso di crescita annuale al ribasso con un valore dello 0,57% raggiunto nel primo decennio del 21° secolo, in calo rispetto all'1,7% dei dieci anni precedenti" si legge nello studio riportato dalla Xinhua. Secondo il CDRF il Paese toccherà un tasso di natalità estremamente basso dopo il 2026, evitabile  solo se il governo tornerà a incoraggiare le famiglie ad avere più figli.
 
Il rischio è che la seconda potenza economica al mondo faccia il suo ingresso nella terza età e con lei la sua economia. "La popolazione sta invecchiando ciò vuol dire che il Paese  non può più fare affidamento su un'offerta di lavoro illimitata per il proprio sviluppo economico futuro" ha osservato Cai Fang, direttore dell'Institute of Population and Labor Economics dell'Accademia cinese di scienze sociali. Sulla base dei criteri stabiliti dall'ONU, una popolazione è considerata "anziana" quando le persone con un età superiore ai 65 anni superano il 7%; o quando più del 10% della popolazione ha più di 60 anni. Secondo un'analisi del  Comitato Nazionale Cinese per la Popolazione Anziana, resa nota la scorsa settimana, il numero degli anziani cinesi e' destinato ad arrivare nei prossimi 30 anni a 487 milioni, circa il 35% dell'intera popolazione e il doppio rispetto al 2011, quando la popolazione in età lavorativa ha registrato il primo ribasso dal 2002 con un calo dal 74,5% del 2010 al 74,4%.  Per le Nazioni Unite, basterebbe aumentare il tasso di fertilità di 2,3 bambini per donna dall' 1,6 attuale e il declino della forza lavoro verrebbe dimezzato entro il 2050, passando dal 17,3% all'8,8%.

I ricercatori del Centro Ricerche e Sviluppo non hanno dubbi: per poter proseguire la sua ascesa economica, la Cina deve tornare a rinascere. "La politica sul controllo delle nascite deve essere corretta il più presto possibile" sostenevano a luglio in un  lungo articolo apparso sulle pagine di China Economic Times, gli stessi ricercatori. "Più tempo occorrerà per correggere Politica, più diventeremo vulnerabili".


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