Politica interna

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Taiwan: fine occupazione
Parlamento, non della protesta

Taiwan: fine occupazione <br />Parlamento, non della protesta


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 10 apr. - Gli studenti che hanno occupato il parlamento di Taiwan in segno di protesta contro l'approvazione del patto commerciale con la Cina, hanno iniziato il lento deflusso dal Legislative Yuan verso le sei di questa sera, ponendo termine a un'occupazione durata 24 giorni. La conferma arriva dalla Central News Agency, la principale agenzia di stampa dell'isola. Gli studenti avevano deciso lo sgombero dell'aula lunedì' scorso, dopo che alcune proposte erano state accolte dal parlamento

 

L'occupazione del Legislative Yuan era cominciata il 18 marzo scorso, con centinaia di persone, in gran parte studenti universitari, che avevano occupato l'aula del parlamento per protestare contro la prima approvazione del patto con la Cina che prevede uno scambio commerciale, con Pechino che aprirà 80 settori della sua economia ai capitali provenienti dall'isola, e Taiwan che permetterà ai cinesi di investire in 64 settori nell'area dei servizi. I manifestanti ritengono che l'accordo possa avere un'influenza negativa sulla piccola e media impresa di Taiwan, impossibilitata a competere contro il peso dei giganti di Stato cinesi. Le proteste si sono fatte più intense con il passare dei giorni, prendendo di mira anche il palazzo del governo: il 24 marzo scorso, la polizia ha sparato cannonate d'acqua contro la folla che si era radunata di fronte all'Executive Yuan, provocando 120 feriti, tra cui anche due parlamentari dell'opposizione al Kuomingtang, il partito del presidente, Ma Yong-jeou. Il bilancio della giornata è stato segnato anche da fermi di polizia per 61 persone coinvolte nelle manifestazioni.

 

Il giorno successivo, Ma Ying-jeou aveva accettato di incontrare i rappresentanti degli studenti, chiedendo e promettendo un dialogo "senza precondizioni", per risolvere la disputa. Il risultato è stata la promessa del governo di prendere in considerazione la possibilità di introdurre un meccanismo di supervisione per i futuri accordi che riguardano i rapporti tra i due lati dello Stretto di Formosa, ma la proposta di legge che nasce dopo la decisione presidenziale viene bocciata dagli studenti, che la definiscono "una mera formalità". La situazione si è sbloccata solo nei giorni scorsi, il 6 aprile, quando il portavoce del parlamento di Taipei era tornato in aula e aveva promesso agli occupanti che il patto non sarebbe passato finchè una nuova legge di supervisione non verrà approvata. Lunedì scorso, gli studenti hanno annunciato il ritiro per la serata di oggi, come avvenuto.

 

Le proteste dei giorni scorsi hanno aumentato le preoccupazioni degli studiosi dei rapporti tra i due lati dello Stretto. Le manifestazioni contro il patto sui servizi sono avvenute a poche settimane dallo storico incontro intergovernativo di Nanchino, il primo dal 1949. La resistenza degli studenti e di parte dell'opinione pubblica potrebbe rendere più difficile il colloquio tra Pechino e Taipei in futuro, sostengono gli esperti cinesi. Il governo di Pechino non ha preso una precisa posizione riguardo alle manifestazioni, anche se l'opinione dominante sui media locali si concentra sui lati positivi dell'accordo. Proprio ieri, alla vigilia dell'inaugurazione del forum di Boao, in un'intervista alla Xinhua, il senior vice president della Banca Mondiale, Justin Yifu Lin, ha spiegato che l'accordo porterà vantaggi all'economia dell'isola. "Il libero scambio è un trend globale - ha spiegato Lin -  e Taiwan non dovrebbe esserne esclusa". Gli studenti che hanno lasciato il parlamento non sono però convinti di questa tesi, e secondo quanto dichiarato da uno di loro, l'abbandono del parlamento, oggi, "non è la fine, ma l'inizio del prossimo stadio del nostro lavoro". 

 

10 aprile 2014

 

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