Politica interna

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Pugno di ferro contro
rumors su WeChat

Pugno di ferro contro <br />rumors su WeChat


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 28 mag. - Si estende anche a WeChat e agli altri sistemi di messaggistica istantanea la campagna avviata nell'agosto scorso contro i rumors on line. Anche in questo caso bersaglio delle nuove norme saranno i rumors e "altre informazioni dannose per la sicurezza nazionale e l'interesse pubblico", scrive oggi il quotidiano in lingua inglese China Daily, che compariranno sui gruppi di chat delle piattaforme di messaggistica istantanea. Gli account WeChat che rilasciano informazioni pubbliche, secondo i dati ufficiali, hanno raggiunto quota tre milioni, con un numero ancora più alto di followers.

Un altro bersaglio della nuova campagna indetta congiuntamente dallo State Internet Information Office, dal Ministero dell'Industria e dell'Information Technology e dal Ministero della Pubblica Sicurezza sono i contenuti violenti, pornografici o inneggianti al terrorismo. Immediata la risposta alle nuove norme delle società che gestiscono questi servizi, che in un comunicato congiunto, hanno promesso controlli più severi sui contenuti, fino alla chiusura degli account che violeranno le nuove direttive, e hanno invitato i media cinesi ad utilizzare i loro servizi per aumentare la visibilità della stampa ufficiale.

La nuova campagna anti-rumors arriva a pochi giorni dal 25esimo anniversario della strage di piazza Tian'anmen, con la repressione del movimento studentesco che chiedeva diritti e democrazia nel Paese, e a poco meno di una settimana dall'attentato del 22 maggio scorso al mercato di Urumqi, capoluogo della regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, dove sono morte almeno 39 persone e altre novanta sono rimaste ferite dopo le esplosioni multiple causate da due veicoli che hanno fatto irruzione tra la folla e gli ambulanti del mercato.

Il mese scorso, a Pechino, c'era infine stata la prima condanna di un blogger a tre anni di carcere, il massimo della pena prevista per il reato di diffusione on line di voci non verificate. Qin Zhihui, popolare commentatore su Weibo con lo pseudonimo di Qinhuohuo, è stato giudicato colpevole di diffamazione e di avere diffuso rumors su internet. A rendere più aspra la condanna, in base alla legge, c'è il livello di popolarità del commentatore e dei singoli commenti presi in esame dai giudici. Uno dei post di Qinhuohuo contenente informazioni non verificate più letto e commentato dagli utenti di Weibo è stato quello relativo al possibile risarcimento di 200 milioni di yuan (circa 24 milioni di euro) per i familiari di una vittima straniera del maxi-incidente ferroviario di Wenzhou del luglio 2011 in cui morirono circa 40 persone. Il messaggio era stato ripostato più di undicimila volte e commentato da almeno 3300 utenti. Secondo le norme anti-rumors, è sufficiente che un post con informazioni non verificate possa essere letto da cinquemila follower o che sia ripostato per 500 volte per fare scattare l'azione penale.

 

28 maggio 2014

 

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