Politica interna

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Premier Li: necessario
modernizzare l'agricoltura

Premier Li: necessario <br />modernizzare l agricoltura


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 7 nov. - A pochi giorni dall'inizio del Terzo Plenum del Comitato Centrale che promette riforme "onnicomprensive", il primo ministro Li Keqiang punta l'attenzione sulla riforma dell'agricoltura, uno dei temi più importanti -anche se probabilmente non il principale- che verranno discussi nelle riunioni a porte chiuse durante l'appuntamento politico più importante dell'anno. Nei tre giorni di visita nella provincia nord-orientale dello Heilongjiang, Li ha sottolineato l'importanza della modernizzazione dell'agricoltura che ad aprile scorso il governo aveva definito come  una "missione strategica importante" per rivitalizzare l'economia cinese. Nella visione della nuova classe dirigente cinese, l'agricoltura deve progredire verso le linee guida già fissate nell'aprile scorso dal governo: grandi imprese agricole dotate di macchinari moderni che diano lavoro a migliaia di agricoltori, e lo sviluppo di modelli agricoli supportati dalle amministrazioni locali e in linea con le caratteristiche del territorio.

Il primo ministro cinese ha sottolineato l'importanza delle amministrazioni locali nella regolamentazione dei prezzi di mercato e nella sicurezza alimentare, uno dei temi che più stanno a cuore ala classe dirigente cinese. Per riuscire nell'impresa di modernizzare l'agricoltura, Li Keqiang ha sottolineato l'importanza delle partnership tra famiglie di proprietari terrieri o l'istituzione di cooperative. Il governo da parte sua, si impegnerà a garantire un aumento dei compensi per le regioni che producono la maggiore quantità di grano e a favorire l'aggiornamento tecnologico delle aree rurali. La provincia dello Heilongjiang è uno dei granai della Cina ed è l'area da cui il governo ha fatto partire negli scorsi mesi gli esperimenti di modernizzazione dell'agricoltura.

Il cammino verso un'agricoltura moderna è però ancora lungo e segnato dagli squilibri nella differenza di reddito pro-capite tra i cinesi che vivono nelle aree rurali e i loro concittadini che abitano nelle città. Gli ultimi dati economici, relativi alla crescita nel terzo trimestre di quest'anno, confermano il divario tra le due macro-categorie, con un reddito medio per i lavoratori urbani che è quasi il triplo di quello di chi lavora nella campagne. L'agricoltura, e la riforma della terra, è uno dei più importanti banchi di prova a cui il governo è chiamato a dare un segnale nei prossimi giorni, durante il terzo plenum, anche se dalle dichiarazioni ufficiali delle ultime settimane, molto probabilmente non sarà il primo punto dell'agenda politica dei lavori, concentrata invece, sulle riforme economiche e del sistema finanziario.

Uno dei punti chiave per la classe dirigente che si appresta a riunirsi sarà quello di riformare il sistema delle proprietà immobiliare nelle aree rurali, e in qualche modo ridefinire il concetto di proprietà privata: una riforma che potrebbe cambiare la vita a milioni di cittadini che emigrano dalle campagne alle città, ma che non hanno i mezzi finanziari per permettersi di comprare un appartamento o un automobile. Anche se le statiche ufficiali dicono che da quasi due anni (gennaio 2012) la Cina è diventata un Paese urbano, con oltre il 50% delle persone residente in città, di queste sarebbero circa 270 milioni quelle che mantengono la registrazione familiare nelle campagne: un modello, quello dello hukou, che non gli permette di godere del sistema di sicurezza sociale di chi vive in città, creando discriminazioni tra i cittadini sulla base della località di registrazione.

Xi Jinping ha promesso nelle scorse settimane forti cambiamenti in vista del terzo plenum, spingendosi a parlare di rivoluzioni più che di riforme. La terra in Cina è di proprietà dello Stato, ma negli ultimi cinque anni la classe dirigente ha introdotto alcuni elementi di graduale riforma del settore introducendo il concetto di diritto alla terra da parte dell'individuo a tempo indefinito. Da allora, la Cina ha varato i primi esperimenti a riguardo, permettendo in alcune località selezionate di usufruire del valore della terra a scopo commerciale, in netto contrasto con l'istituzione della proprietà collettiva della terra, in vigore dai tempi di Mao. In questo modo, secondo diversi osservatori -e, potremmo dire, conti alla mano- anche chi emigra dalle campagne alle città potrebbe, vendendo la terra rurale, mettere da parte un'entrata che gli permetta di accendere un mutuo nella città dove deciderà di andare a vivere. Un altro dei vantaggi del nuovo sistema potrebbe poi andare nella direzione delle parole di Li Keqiang, ovvero permettere più facilmente la costituzione di grandi imprese agricole che diano lavoro a migliaia di dipendenti e si avviino verso una produzione di generi alimentari su larga scala. Quella della terra e dello hukou, rimane sicuramente una delle riforme più attese dai cittadini, e la classe dirigente ha promesso riforme "onnicomprensive" e di andare a toccare anche le "rendite di posizione": la domanda che più circola in queste ore tra gli osservatori è fino a che punto il governo cinese sia disposto a spingersi.

 

 

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