Politica interna

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Cina e Vaticano,trattativa
per ripresa dialogo

Cina e Vaticano,trattativa<br />
per ripresa dialogo


 

di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 9 giu. - Cina e Vaticano sono in trattative per avviare nuovi colloqui, i primi dal 2010. Non sarà facile, però, riesumare il dialogo interrottosi anni fa, spiegano membri della Chiesa di Hong Kong e fonti vicine alla Santa Sede che hanno parlato al South China Morning Post di Hong Kong, soprattutto dopo alcuni episodi avvenuti di recente, come la demolizione di alcune chiese nell'area di Wenzhou, nella Cina costiera, e l'elezione, nel maggio scorso, di Joseph Tang Yuenge come vescovo della Chiesa Cattolica nella diocesi di Chengdu, nel sud della Cina, su cui la Chiesa di Roma non si è ancora espressa. Secondo fonti vicine agli ambienti vaticani, in questo momento "l'atmosfera è abbastanza positiva da entrambe le parti per la ripresa del dialogo". La Santa Sede sarebbe in attesa di conoscere da Pechino la data e il luogo dei colloqui, ma secondo i più fiduciosi, vicini alla chiesa di Hong Kong, la ripresa del dialogo potrebbe avvenire già entro la fine dell'anno.

 

Nessuna conferma, per ora, delle ultime indiscrezioni, sembra provenire dalla Santa Sede. Dal 2010 ad oggi, il dialogo tra i due mondi, che diplomaticamente non si riconoscono, ha subito alcune battute d'arresto, anche se i rapporti potrebbero cambiare dopo il cambio al vertice della politica di Pechino e dopo l'elezione al soglio pontificio di Papa Francesco, avvenuta lo scorso anno a poche ore di distanza. A dividere Chiesa Cattolica e Repubblica Popolare c'è la vicenda di Thaddeus Ma Daqin, ex vescovo della Chiesa patriottica (approvata dal governo cinese, a cui fa capo) che dal luglio 2012 si trova agli arresti per avere apertamente professato la propria fedeltà alla Chiesa di Roma pochi giorni dopo la nomina a vescovo di Shanghai. A fare storcere il naso alla Chiesa di Roma c'è stato poi, l'abbattimento di sessanta chiese in alcune località della Cina orientale: tra queste, l'episodio che ha avuto maggiore risonanza mediatica è quello della Chiesa protestante di Sanjiang, nei pressi di Wenzhou, nella Cina costiera, demolita su ordine dell'amministrazione locale, nonostante avesse ricevuto il benestare della Chiesa patriottica, perché la sua costruzione non sarebbe stata in linea con i regolamenti per l'edilizia.

Nonostante gli intoppi e le differenze, Cina e Vaticano sarebbero però pronte a riaprire i colloqui interrotti nel 2010. "In base a quanto si apprende - ha spiegato al quotidiano di Hong Kong il vescovo John Fang Xingyao, presidente dell'Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica - la Cina spera di stabilire legami diplomatici con il Vaticano, e la maggiore parte delle persone in Vaticano condivide questa speranza. Questo è il momento migliore per farcela, non dovremmo perderlo". Il test più importante per Cina e Santa Sede si gioca in queste settimane e riguarda proprio l'elezione nelle scorse settimane a vescovo di Chengdu, nel sud della Cina, di Joseph Tang Yuange, e in attesa di eventuale approvazione da parte del Vaticano, secondo quanto scriveva a maggio, il sito web UCA News specializzato sui temi della cristianità in Asia. All'elezione del vescovo hanno presenziato anche gli unici due vescovi del Sichuan - la regione dove si trova Chengdu - che la Chiesa Cattolica riconosce, Luo Xuegang di Yibin e Jospeh Chen Gong'ao di Nanchong. Sarebbe la prima volta dal 2012 che Cina e Santa Sede potrebbero trovare l'accordo su un rappresentante della Chiesa Cattolica su soglio cinese, dopo tre scomuniche ad altrettanti vescovi nominati unilateralmente da Pechino tra il 2011 e il 2012.


09 settembre 2014

 

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