Politica interna

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Pcc, allo scanner abitudini
e patrimoni dei nuovi quadri

Pcc, allo scanner abitudini<br />e patrimoni dei nuovi quadri


di Antonia Cimini


Pechino, 29 nov.- I funzionari cinesi saranno tenuti a dichiarare i possedimenti personali e i movimenti dei propri familiari in accordo con le nuove politiche di lotta alla corruzione, stabilite dal Partito stesso durante il terzo plenum concluso a metà novembre. Lo annuncia un'ordinanza pubblicata sul sito della Commissione disciplinare del Partito che spiega nella pratica come cambierà la lotta alla corruzione dei funzionari nell'era Xi Jinping.

I nuovi quadri che si affacciano alla carriera politica saranno tenuti a fornire informazioni sulla situazione lavorativa del coniuge e dei figli, le ricchezze personali, i movimenti all'estero e i cambi di residenza dei familiari, si legge nel documento che però non specifica nessun obbligo per i funzionari e i leader di partito già in carica. Le giovani leve saranno usati come 'esperimento' per disegnare un sistema di trasparenza.
"I funzionari non possono usare il potere personale per favorire gli interessi di familiari e amici" rende chiaro il Partito, con un'allusione agli scandali che hanno raggiunto le vette più alte della nomenclatura comunista dopo le rivelazioni della stampa straniera sull'ex premier Wen Jiabao e le ingenti ricchezze accumulate da moglie e figli durante il suo mandato al vertice del governo.

La commissione disciplinare spiega anche che "per rafforzare la lotta alla corruzione nell'immediato bisogna prestare la massima attenzione alle denunce dei cittadini, a lettere, petizioni e internet", strumenti di espressione dell'insoddisfazione popolare per le pratiche di mal governo. "La lotta alla corruzione è un processo dinamico che deve tener conto del sentimento del popolo e del partito" si legge ancora nel documento. Inoltre, nei prossimi mesi sarà rafforzata la legislazione in merito al riciclaggio di denaro e alla prevenzione di fuga all'estero di ufficiali corrotti.

L'intenzione di rendere noti i patrimoni dei funzionari pubblici è una questione controversa, a cui il Partito fa fronte da più di un anno. Lo scorso dicembre Wang Qishan, il capo della commissione disciplinare del Partito nominato da Xi Jinping, ha convocato una riunione di esperti legali per discutere della creazione di un sistema di trasparenza sulla situazione finanziaria dei quadri di partito e governo. All'inizio di quest'anno la regione del Guangdong ha chiesto ai funzionari di tre città di essere i primi a dichiarare la propria situazione finanziaria per un progetto pilota, ma ad oggi non si è ancora andati al di là delle intenzioni.

I cittadini però hanno raccolto l'incoraggiamento del governo e lanciato una campagna pubblica in cui si chiede ai funzionari di offrire al pubblico i dettagli sul loro reddito. Xu Zhiyong, un avvocato di Pechino ideatore della campagna, è in prigione dallo scorso aprile, quando le autorità hanno deciso che il progetto si stava spingendo troppo in là e le richieste popolari si stavano facendo sempre più insistenti. Dieci milioni di cinesi hanno firmato una petizione lanciata da Xu e quasi un centinaio di persone sono finite in galera in tutto il paese per aver aderito all'iniziativa.

Sulle reali intenzioni dei legislatori, però, i cinesi mostrano scetticismo. Su Sina Weibo, la principale piattaforma di microblog, gli utenti vedono la riforma come superficiale e non abbastanza. "Solo i nuovi quadri? E quelli vecchi? Ecco solo così poteva finire" scrive un utente; "ciò significa solo che i leader in carica sono contrari a rendere noto cosa fanno i figli e familiari, è solo un contentino" scrive un altro, "non c'è bisogno di alcun test, applicate la regole al più presto e dappertutto, i cittadini hanno già aspettato troppo a lungo".


L'anno scorso il New York Times aveva rivelato che la famiglia dell'ex premier Wen Jiabao detiene un patrimonio di quasi tre miliardi di dollari, e solo qualche settimana fa lo stesso giornale ha pubblicato un'inchiesta sui contratti multimilionari firmati dalla figlia di Wen con JP Morgan. Il sito internet del quotidiano americano è da allora censurato in Cina, mentre la sua versione in lingua cinese è "sotto esame" dalle strutture del paese, ha fatto sapere lo stesso New York Times la scorsa settimana.

 

29 novembre 2013

 

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