Politica interna

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Nongfu contro Beijing Times
falsi i rapporti sull'acqua

Nongfu contro Beijing Times<br />falsi i rapporti sull acqua


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 4 nov.- Nongfu Spring ne ha abbastanza e si è detta pronta a trascinare in tribunale il Beijing Times, colpevole di aver 'sporcato' l'acqua (e l'immagine) del colosso del beverage. "Rapporti falsi" e "attacchi orchestrati": queste le principali accuse mosse al quotidiano costola dell'influente People's Daily, sulle cui pagine – secondo la società con base ad Hangzhou - sarebbero comparsi da inizio anno 76 articoli denigratori scritti tra aprile e maggio per i quali gli standard dell'acqua imbottigliata e venduta ovunque in Cina sarebbero al di sotto di quelli sovietici. Una cattiva pubblicità, lamenta la Nongfu Spring, che avrebbe portato a una paralisi delle vendite nella capitale.

Sessantasette pagine di menzogne pilotate che hanno portato la società, si legge sul profilo Weibo, il Twitter cinese, ha presentato una protesta formale all'Amministrazione Generale della Stampa e delle Pubblicazioni, l'organo regolatore della stampa che rilascia i permessi di pubblicazione. Dal giornale, i rappresentanti non hanno ancora risposto alle accuse, riferisce il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.

L'attacco della Nongfu arriva un giorno dopo il meeting nazionale dell'Associazione giornalisti cinesi (All-China Journalists Association) che si è tenuta a Pechino durante la quale è stato annunciato il nuovo giro di vite del governo per mettere un freno alle "notizie sotto estorsione" incriminando gli articoli su aziende scritti dai giornalisti che sono stati ricompensati per farlo o che li hanno scritti dopo avere ricevuto una soffiata.

Il riferimento è al caso Chen Yongzhou, giornalista del quotidiano del Guangdong New Express arrestato nei giorni scorsi  per "avere danneggiato la reputazione commerciale" della Zoomlion, azienda cinese di macchinari per le costruzioni, che ha una partecipazione statale del 20% in una serie di articoli apparsi sul New Express. Nei suoi articoli, Chen spiegava la pratica di truccare i bilanci dell'azienda, che l'anno scorso ha avuto profitti per dodici miliardi di yuan (circa 1,6 miliardi di euro). Il giornale ha confermato l'accuratezza degli articoli di Chen, quindici in totale quelli sulla Zoomlion, in cui era presente solo un errore, segnalato dal giornale stesso. E sempre il quotidiano in un gesto che non si vede di frequente nel mondo del giornalismo cinese il 23 e 24 ottobre era andato alle stampe con un appello di tre caratteri che campeggiava in prima pagina: "Per favore rilasciatelo". Poi il passo indietro del giornalista e a seguire del quotidiano. Chen in quella che è stata definita "una confessione spontanea" avrebbe chiesto scusa per aver danneggiato l'immagine della Zoomlion soiegando di essere stato pagato per rovinare la reputazione. Mea culpa anche dal New Express con un'autocritica per non aver controllato in modo accurato le fonti: "Secondo le indagini preliminari", ha scritto il quotidiano in un trafiletto basso in prima pagina, "il nostro reporter, Chen Yongzhou, ha accettato denaro per pubblicare falsi articoli, violando seriamente il principio di verifica delle notizie". Nel fare autocritica, il giornale ha ammesso che le bozze degli articoli di Chen non erano state esaminate "con il necessario rigore" e che "dopo l'incidente il quotidiano ha assunto iniziative inappropriate, danneggiano gravemente la fiducia della gente nei confronti della testata".

Prima di lui, ad agosto, era toccato al suo collega Liu Hu, che dal suo account Weibo aveva chiesto alle autorità di procedere a indagini nei confronti di Ma Zhengqi, vice direttore dell'Amministrazione Statale per l'Industria e il Commercio e membro supplente del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese. Liu è tutt'ora in carcere per aver messo in circolazione "voci diffamatorie".


4 novembre 2013

 

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