Politica interna

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NIENTE PIU' STRAVIZI PER FUNZIONARI ANTI-CORRUZIONE

NIENTE PIU  STRAVIZI PER FUNZIONARI ANTI-CORRUZIONE


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

Pechino, 28 mag. - Niente più stravizi. Dal 20 giugno almeno, data ultima entro la quale i funzionari anti-corruzione dovranno consegnare tassativamente tutte le tessere di appartenenza a club privati che detengono. E' l'ultima mossa in chiave anti-corruzione annunciata dagli alti ranghi del Partito Comunista Cinese: protagonista della campagna contro le VIP cards è Wang Qishan che, dei sette membri della cerchia ristretta del Comitato Permanente, è l'uomo che ha in carico la disciplina interna. Non si tratta di "un ordine esagerato", precisa Wang, ma "fattibile" che "tutti dovrebbero essere in grado di fare". In tempi di lotta alla corruzione anche essere membro di un club esclusivo può fare la differenza. Se l'obiettivo, almeno a parole, è sradicare completamente il fenomeno, nessuno, tanto meno i funzionari anti-corruzione, possono dare adito a speculazioni.

 

L'ultimo capitolo della lotta contro la corruzione voluta dal presidente Xi Jinping fin dai primi giorni del suo mandato si accompagna a un'altra novità politica: nella giornata di ieri, il Comitato Centrale del partito ha pubblicato due documenti per la formulazione, la pubblicazione, la revisione e la eventuale abolizione delle regole interne, che la Xinhua definisce come "un importante passo per migliorare il management interno del PCC e affinare la supervisione intra-partitica" e si tratta, scrive l'agenzia di stampa statale cinese, dei primi regolamenti di questo tipo dalla fondazione del partito, nel 1921, che avranno un impatto sugli 82 milioni di iscritti e sui quattro milioni di organismi esistenti.

 

L'impressione generale è quindi quella di una stretta sui comportamenti scorretti dei funzionari e su un cambio di pelle di alcuni processi interni al partito, che avranno lo scopo di "confinare i poteri dei funzionari nella gabbia del sistema". La lotta alla corruzione e il tentativo di riconquistare la fiducia dei cittadini passano attraverso la prevenzione e la punizione dei cattivi comportamenti sia da parte delle "tigri", i funzionari di medio e alto livello, che possono maneggiare ingenti quantità di denaro e operare ai piani alti della società, che delle "mosche", come le chiama Xi Jinping, cioè i dirigenti a livello locale che con il loro operato rendono impossibile la vita ai privati e alle imprese.

 

Iniziative come quella annunciata da Wang Qishan si susseguono da tempo in Cina. A farne le spese sono i beni di lusso, la cui pubblicità in tv era stata vietata nei giorni immediatamente antecedenti al capodanno lunare. E le conseguenze, si sono sentite fin da subito: le vendite del baijiu, il liquore più popolare in Cina, hanno rallentato significativamente nei primi tre mesi del 2013, ma anche grandi brand stranieri come Louis Vuitton hanno accusato un momento di debolezza nello stesso periodo. Manovre che hanno un sapore populistico, magari, ma che colpiscono nel segno, anche se gli effetti di questa campagna, credono in molti, non si protrarranno sul lungo periodo.

 

E mentre i funzionari dell'anti-corruzione, ultimo bersaglio del giro di vite, si vedono ritirare le tessere dei loro circoli esclusivi, c'è già in Cina chi ha pensato di fare un business di questa corsa a una "verginità" perduta. Sono le aziende di pubbliche relazioni "nere", che "ripuliscono" fedine penali e peccati meno gravi di politici, imprenditori e businessman in cerca di una nuova identità più in linea con il cambiamento nei costumi voluto dal presidente. Il loro campo d'azione, spiega il Daily Telegraph, è soprattuto il web: le "black" public relations firms setacciano internet per eliminare riferimenti ad attività opache compiute dai clienti. Non solo Weibo, il popolare social network, è nel mirino di queste aziende. "Per cancellare una storia dal sito del Quotidiano del Popolo o dalla Xinhua occorrono tredicimila yuan" dichiara uno dei gestori di questi servizi, circa 1650 euro: la spesa si giustifica con il rischio, trattandosi di siti governativi, ma il business è fiorente. E in un momento in cui basta anche solo una foto con un orologio troppo costoso al polso per finire nel mirino delle ispezioni disciplinari, i clienti non mancano.


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