Politica interna

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Lotta alla corruzione
colpisce la rana gonfiabile

Lotta alla corruzione<br />colpisce la rana gonfiabile


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 23 lug. - Dopo la papera, la rana. La censura cinese ha eliminato dal web le immagini di una enorme rana gonfiabile, comparsa nello scorso fine settimana nel parco Yuyuantan di Pechino e finita anche sulle foto-gallery dei media ufficiali cinesi. La presenza della rana dell'altezza di 22 metri nel parco pechinese è stata associata all'ex presidente Jiang Zemin, per le fattezze del volto dai tratti simili a quelli del popolare anfibio, secondo i maligni, e che secondo le ultime voci potrebbe vedere alcuni suoi uomini cadere dai posti che occupano all'interno delle istituzioni con l'accusa di corruzione. Meglio fare sparire ogni immagine, per evitare collegamenti, anche innocui, con l'ex presidente.

La lotta alla corruzione in Cina non si è affatto fermata e ha colpito nelle ultime settimane anche un volto noto della televisione cinese, il giornalista Rui Chenggang, uno dei più noti giornalisti televisivi all'estero, che nel corso di una fulminea carriera ha intervistato anche leader del calibro di Bill Gates, Bil Clinton e Mario Monti, mentre ricopriva la carica di presidente del Consiglio italiano. La campagna anti-corruzione si sta trasformando sempre più in una campagna moralizzatrice in Cina, dopo le indagini nei confronti degli adulteri (che si sono contemporaneamente macchiati anche di avere accettato tangenti). Solo la scorsa settimana sono stati sanzionati altri 1327 funzionari del PCC per non avere rispettato le regole di austerità imposte dal presidente cinese nelle prime settimane del suo mandato a dicembre 2012.

Al centro dell'attenzione della stampa straniera e di Hong Kong è soprattutto la sorte di Zhou Yongkang, l'ex potentissimo numero nove della gerarchia politica di Pechino, che ha ricoperto fino a fine 2012 la carica di capo degli apparati di sicurezza cinesi, prima di una silenziosa epurazione, mai ufficialmente dichiarata. Zhou sarebbe agli arresti domiciliari almeno dal dicembre scorso, e da allora ha visto cadere tutti gli alleati politici più stretti per "violazione dei regolamenti disciplinari", la formula dietro cui si cela il sospetto di corruzione per i funzionari di partito e di governo. La scorsa settimana, l'agenzia Xinhua ha pubblicato la notizia che due dei suoi più stretti collaboratori negli anni in cui era al potere si trovano ufficialmente sotto inchiesta per corruzione, sollevando voci che una resa dei conti per l'ex zar della Pubblica Sicurezza cinese possa essere imminente.

Nel mirino della lotta alla corruzione c'è ultimamente anche un funzionario del PCC poco noto al grande pubblico fino al 2012, Ling Jihua, all'epoca segretario personale dell'allora presidente cinese, Hu Jintao. Ling è balzato agli onori delle cronache dei giornali stranieri soprattutto per una tragica vicenda legata al figlio, rimasto ucciso in un incidente stradale mentre si trovava a bordo di un Ferrari nera, che non avrebbe mai potuto permettersi con il solo stipendio da funzionario del padre. L'episodio, risalente a marzo del 2012, ha costretto il funzionario alle dimissioni e ne ha stroncato la carriera politica, fino a quel momento in ascesa. Il cognato, il fratello e la sorella di Ling, si trovano o si sono di recente trovati in stato di detenzione, lasciando credere, scrive il quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post, che l'ex consigliere di Hu Jintao possa essere al centro di una manovra anti-corruzione che colpirebbe, almeno nell'immagine pubblica, anche l'ex presidente.

Le apparizioni pubbliche degli ex leader - tradizionalmente centellinate e quasi mai casuali - vengono interpretate come spesso come un segnale rivolto ai loro successori. Le recenti apparizioni di Jiang Zemin e Hu Jintao hanno lasciato pensare gli esperti di "pechinologia", la disciplina che studia i movimenti nelle stanze del potere cinese, che i due ex presidenti non siano d'accordo con le misure di rigore e austerità introdotte dallo stesso Xi per punire i funzionari che si macchiano di corruzione. A fine marzo scorso, queste ipotesi hanno trovato conferma, secondo quanto scriveva il Financial Times, in due messaggi indirizzati a Xi e scritti dai due ex presidenti della Cina, che chiedevano maggiore tolleranza nella lotta alla corruzione tra i ranghi del PCC.

23 luglio 2014

 

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