Politica interna

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Legge anti-pettegolezzi,
un'arma a doppio taglio

Legge anti-pettegolezzi, <br />un arma a doppio taglio


di Antonia Cimini


Pechino, 26 sett.- Da quando è scoppiato il caso del giovane Yang Hui, il sedicenne arrestato per aver diffuso voci diffamatorie su internet, la cittadina di Zhangjiachuan nel centrale Gansu non dorme più sonni tranquilli.


Le autorità locali hanno voluto applicare con solerzia l'ultima legge censoria varata da Pechino, ma si sono trovate a fare i conti con la furia dei milioni di utenti di internet.


"Questo tipo di legge è fatta per spaventare le persone, ma ovviamente le persone non si spaventano cosi' in fretta" dice il giornalista Li Datong ad AgiChina24.  "Il governo dovrebbe sapere che queste armi non fanno che ritorcersi contro di lui".

Infatti da quando Yang Hui è stato scarcerato luendì scorso, gia' due ufficiali del piccolo governo locale nella regione del Gansu sono caduti sotto la scure della vendetta degli utenti di internet. A seguito dell'incidente il capo della polizia di Zhangjiacuan è stato sospeso dall'incarico e posto sotto inchiesta disciplinare, dopo che sulla rete sono iniziate a circolare notizie su mazzette prese a ripetizione nel paese. Ieri è stata la volta del capo di partito del paese, Liu Changjiang, a finire sotto accusa: decine foto che mostrano il suo sfarzoso ufficio hanno fatto il giro della rete. Come mai in una regione classificata tra le più povere di Cina un quadro di partito ha diritto a sedere in un ufficio ancora più lussuoso della Casa Bianca, si sono chiesti in migliaia mettendo a confronto l'ufficio di Zhangjiaquan con foto dello studio ovale di Obama.


Il segretario Liu è ora nei guai. Il quotidiano del popolo, l'organo ufficiale del partito comunista cinese, ha mandato un giornalista investigativo sul posto a scoprire la verità sull'ufficio. E ha pubblicato pezzi molto critici su quel che sta succedendo nel Gansu. All'inizio di settembre Liu aveva ospitato una riunione regionale dei segretari della base nei poveri paesetti del circondario in quell'ufficio, e ora le foto pubblicate allora e ritrasmesse dai blog sono la prova di una qualche colpevolezza.

Tutto il paese tiene ora d'occhio il caso del Gansu, perché il sedicenne arrestato per aver sparso voci diffamatorie due settimane fa è stato la prima vittima della decisione della corte suprema entrata in vigore ad inizio agosto. Secondo le nuove regole un post a contenuto diffamatorio che viene letto più di 5000 volte e ritrasmesso più di 500 volte può essere considerato diffamazione e risultare in una condanna fino a tre anni di prigione. Ag oggi Zhangjiachuan è una delle parole più cercate in Weibo, presente in almeno 1,7 milioni di post, secondo il quotidiano del popolo.

E scoppia allora la controversia su cosa puo' definirsi diffamatorio e cosa no.


"Bisogna sempre accertarsi che le accuse che si formulano siano fondate e portare prove - spiega ad AgiChina24 Zhu Ruifeng, il giornalista che rese noto il caso di Lei Zhengfu, l'ufficiale di Chongqing ricattato da una rete di prostitute, e a capo di un sito internet dedicato alla denuncia dei funzionari corrotti. Per Zhu l'importante è non dare modo alle autorità di dubitare delle accuse dei cittadini. "Noi agiamo come i giornalisti, non oseremmo mai fare affermazioni affrettate, ne va della nostra credibilita'".


Soprattutto su internet dove le voci hanno un peso e le reazioni una velocita'. "E' la forza di internet, in pochi minuti raggiungi così tanta gente che non sarebbe possibile coinvolgere altrimenti" dice Zhu.


Il suo Weibo è ripetutamente chiuso e censurato, nonostante Zhu sia uno dei 'verificati', proprio come le grandi V di recente finite nel mirino della propaganda nazionale.


Xue Manzi, il miliardario uomo d'affari con un seguito di 12 milioni di fan sulla piattaforma microblog cinese, è stato arrestato qualche settimana fa per sfruttamento della prostituzione. In realtà è stato il caduto eccellente nelle prime mosse della compagna sulla rettifica di internet. Insieme a lui altri eccellenti del Weibo erano stati chiamati a riunione solo qualche giorno prima per studiare come influenzare in modo corretto l'opinione pubblica.


Le  V sono infatti degli utenti Weibi che si iscrivono al servizio usando i propri dati personali reali, fornendo generalita' e numero di carta d'itentita' di modo che siano riconoscibili sia al gestore sia agli utenti.  Le V diventano Big quando il seguito è consistente, come nel caso di Xue Manzi: si tratta di star della tivvu' e del cinema, uomini d'affari e modelli popolari i cui post finiscono nei computer di milioni di seguaci.


Le Big V non si sono ancora pronunciate sul caso di Yang Hui e su quel che sta succedendo in Gansu, ma certamente aspettano di  vedere cosa succederà alla nuova legge ormai scaduta in valore agli occhi degli untenti internet che hanno perso ogni paura.



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