Politica interna

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Indagato Zhou Yongkang,
nel mirino anche i familiari

Indagato Zhou Yongkang, <br />nel mirino anche i familiari


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 


Pechino, 30 lug. - La lotta alla corruzione in Cina non è finita con l'annuncio delle indagini nei confronti di Zhou Yongkang, l'ex potentissimo zar degli apparati di sicurezza cinesi. Già dalle prime ore di oggi, ora locale, la Xinhua scriveva che con l'annuncio di ieri, "si pone termine al mito condiviso da molti secondo cui i leader in pensione sarebbero immuni dalle regole di disciplina del partito e dal dovere rispettare la legge" mentre si trovano al vertice del potere. Un editoriale ancora più esplicito del Quotidiano del Popolo, il massimo giornale cinese e organo ufficiale del PCC, spiega, invece, che dopo l'annuncio di ieri nessuno è al sicuro e che la lotta alla corruzione non è finita con Zhou Yongkang. Non esiste, spiega il giornale cinese, una "zona sicura" per gli alti funzionari: chiunque commetta reati di corruzione può essere oggetto delle indagini disciplinari. Finora sono stati circa quaranta, scriveva la Xinhua ieri, i funzionari di livello ministeriale o superiore accusati di corruzione e tra i nomi citati c'è anche quello del generale Xu Caihou, ex numero due della Commissione Militare Centrale - l'organo decisionale dell'esercito - e dato da più parti come stretto alleato di Zhou.

Proprio a conferma delle indagini a tutto campo della Commissione Disciplinare, oggi sono finiti sotto inchiesta altri cinque funzionari del partito a livello locale e anche il vice governatore della provincia di Hainan, isola tropicale nel Mare Cinese Orientale, nota per i suoi resort di lusso e per essere una popolare meta turistica. Il suo caso viene oggi messo in relazione dalla Xinhua a quello di Ji Wenlin, segretario personale dello stesso Zhou nei primi anni Duemila. Le indagini nei confronti dell'ex uomo forte degli apparati di sicurezza hanno coinvolto anche la sua famiglia. I quotidiani di maggiore diffusione della Cina, come il China Daily, riportano oggi le notizie di due magazine, Caixin e Caijing, secondo cui anche il figlio di Zhou, Zhou Bin, da ieri è accusato di attività di business illecite. Uno dei suoi amici d'affari, l'imprenditore-gangster del Sichuan, Liu Han, è stato condannato a morte nel maggio scorso, da un tribunale del sud della Cina, per diversi reati tra cui quello di strage. Zhou Bin, 42 anni, ha interessi che spaziano dal campo del petrolio a quello delle centrali idro-elettriche e che arrivano fino agli investimenti nel settore del turismo: attività che rendevano centinaia di milioni di yuan ogni anno e che Zhou non avrebbe mai potuto realizzare senza il decisivo aiuto paterno.

Non c'è solo il figlio di Zhou, ma anche la cognata, Jia Xiaoxia, nell'occhio del ciclone. Ancora nessuna accusa formale nei suoi confronti, ma alcune settimane fa, dopo otto anni a capo delle operazioni di CNPC in Canada, ha inviato via e-mail le sue dimissioni: Jia è stata a lungo all'interno del colosso petrolifero di Stato cinese e prima del Canada, aveva agevolato gli affari di CNPC in Sud America e in Sudan. Assieme a lei, anche un suo stretto collaboratore, scriveva ieri il Wall Street Journal, Li Zhiming, si trova dal mese scorso sotto indagine della Commissione Disciplinare, dopo essere tornato a Pechino per avere ricevuto un ordine di comparizione. Le ramificazioni di interessi della famiglia Zhou comprendono anche un cugino, Zhou Feng, businessman attivo nelle regioni autonome di Xinjiang e Mongolia Interna, così come a Tianjin e nel Jiangsu, e suo padre, fratello di Zhou Yongkang: entrambi si trovano in stato di detenzione dallo scorso anno. Un'inchiesta condotta dal New York Times aveva dimostrato che Zhou Bin assieme ad altri due membri della famgilia allargata, una cognata e una suocera, fossero in possesso di beni del valore di un miliardo di yuan, circa 120 milioni di euro, concentrati proprio nel settore del greggio, dove Zhou Yongkang ha sempre esercitato il proprio potere indiscusso.

Proprio l'influenza di Zhou in diversi ambienti della vita politica avrebbe reso lungo il cammino verso la formalizzazione delle accuse di ieri. La clamorosa, anche se attesa, indagine nei confronti di Zhou non sarebbe stata possibile senza il consenso di due figure ancora estremamente potenti nella politica cinese, ovvero i due ex presidenti, Hu Jintao e Jiang Zemin, secondo quanto scrive oggi l'agenzia Reuters, che ha sentito fonti anonime informate dei fatti. Quello che resta ancora oscuro, anche secondo le fonti interpellate dalla Reuters, è come Xi Jinping intenda procedere a questo punto: quali accuse saranno rese pubbliche e quali invece saranno oggetto di procedimenti o patteggiamenti interni e segreti, a testimonianza di come la "grande tigre" della corruzione costituisca forse un pericolo ancora troppo grande il sistema politico cinese.

 

30 luglio 2014

 

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