Politica interna

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IL SOGNO DEL COSTITUZIONALISMO
Il dibattito tra gli intellettuali cinesi

IL SOGNO DEL COSTITUZIONALISMO <br />Il dibattito tra gli intellettuali cinesi<br />


di Antonia Cimini

 

Pechino, 24 mag. - Il futuro delle riforme in Cina è diventata una questione trasversale che in questi giorni preoccupa tanto riformisti quanto conservatori. Il dilemma, espresso sulle pagine dei giornali e nei circoli intellettuali del paese, riguardo quanto vorrà e quanto potrà la nuova classe dirigente spingersi sulla modernizzazione del sistema politico, partendo da premesse esistenti ma non ancora realizzate appieno dal Partito Comunista Cinese.

 

Questa settimana il dibattito è stato riaperto da un giornale di partito, Red Flag. In un articolo intitolato "Confronto tra costituzionalismo e democrazia del popolo" un professore di diritto presso l'Università del Popolo di Pechino, Yang Xiaoqing, ha messo in guardia sulla pericolosità di un sistema costituzionale come sistema politico. "Il costituzionalismo appartiene ai sistemi capitalistici, non al socialismo" ha scritto Yang, ripetendo la tesi sostenuta da molti politici intransigenti cinesi ogni qualvolta la questione delle riforme bussa alla porta del dibattito politico nel paese.

 

L'idea che il ruolo della costituzione e la separazione dei poteri siano un concetto occidentale ed estraneo alla Cina non è nuova: l'ex presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo Wu Bangguo ha ripetuto fino allo scorso marzo, in un rapporto al parlamento, che "la Cina non adotterà mai una democrazia all'occidentale". Wu ha anzi aggiunto che il paese deve "resistere con forza all'influenza di teorie e ideologie sbagliate dei sistemi capitalistici occidentali", mantenere una netta differenza con il sistema di pensiero cinese e riconoscere la superiorità dei principi politici di Pechino. Per la rivista Red Flag ugualmente, i concetti politici dell'occidente, quale la separazione dei poteri, sono estranei e inadatti alla Cina.

 

Un altro quotidiano ufficiale e molto più popolare del primo, il Global Times, ha rincarato la dose in questi giorni con un editoriale intitolato "Il costituzionalismo è un trucchetto per negare il modello di sviluppo cinese" in cui critica direttamente gli intellettuali impegnati in una rivalutazione della costituzione e del suo ruolo. "Il concetto di costituzionalismo, così com'è dibattuto nell'opinione pubblica, non afferisce alla teoria ma alla politica. Deriva dalla concezione politica occidentale e, quando lo si inculca a forza nella realtà cinese, esso decreta che il sistema politico attuale della Cina è sbagliato" si legge nell'articolo. I giornalisti del Global Times concludono che insistere sulla necessità del costituzionalismo  "non è altro che un modo per costringere la Cina ad adottare un sistema politico occidentale". Invece il paese deve credere nel Partito Comunista "come i cristiani credono in Dio", scrive il Quotidiano del Popolo contribuendo al dibattito questa settimana.

 

La corrente liberale del Partito e i riformatori non sono per niente d'accordo con il punto di vista espresso dalla stampa ufficiale. Il Partito "crede che le legittime aspirazioni dei cinesi alle riforme sia una manipolazione d parte di forze ostili e dissidenti" scrive un ricercatore all'Accademia delle Scienze Sociali, in riferimento ad una presunta circolare del Comitato Centrale che inviterebbe i membri di partito e uomini politici a fare attenzione alle cattive influenze occidentali.

 

Il documento, chiamato Circolare numero 9, sarebbe stato fatto circolare solo internamente e intellettuali liberali ne sarebbero venuti a conoscenza tramite voci di corridoio. Alcuni suggeriscono addirittura che il governo di Xi Jinping sia stia mostrando molto conservatore nei primi mesi di potere, contrariamente a quanto atteso da intellettuali ed opinione pubblica. In mancanza di una presa di posizione o di un qualsiasi accenno al ruolo delle riforme da parte della nuova classe dirigente, la società civile cinese non può far altro che prendere la voce della stampa ufficiale per buona e leggervi segni inquietanti di perpetrazione del vecchio autoritarismo.

 

D'altronde il 2013 è iniziato nel segno della censura di qualsiasi idea di governo costituzionale. La rivista storica Yanhuang Chunqiu è stata messa al bando e il suo sito chiuso per settimane con l'intento di oscurare un messaggio per l'anno nuovo che chiamava la nuova classe politica a portare avanti le riforme politiche, il ruolo della legge e la supervisione della costituzione. Lo stesso messaggio è stato trasmesso dal popolarissimo settimanale Southern Weekly e ha dato adito ad un animato scontro tra censori, giornalisti e opinione pubblica, chi contro e chi a favore dell'editoriale intitolato "Il sogno del costituzionalismo".

 

Nel dibattito intellettuale la voce più forte arriva dai vecchi membri di Partito, i quali vedono nelle riforme politiche una naturale evoluzione dei successi economici della Cina. Du Daozheng, discepolo e segretario di Zhao Zhiyang, ha ribadito a febbraio in un intervento pubblico ad una riunione di vecchi quadri di Partito, che la legittimità delle riforme politiche deriva dalla Costituzione del 1982, l'ultima elaborata da Pechino e quella ancora in vigore. "Per portare avanti le riforme politiche è necessario applicare a fondo la Costituzione, proteggere i diritti di ciascun partito politico e di ciascun cittadino che in essa sono sanciti", ha detto Du. L'ex segretario di Mao Zedong, l'anziano Li Rui, ha appena pubblicato, a Hong Kong, un libro dal titolo "Quando fiorirà il costituzionalismo" in cui sostiene che solo sotto la bandiera dell'applicazione della Costituzione, in cui si garantisce la libertà di parola, la libertà di stampa, il diritto di assemblea, si potranno portare avanti le necessarie riforme politiche.

 

Il dibattito aperto dai conservatori della stampa ufficiale cade, tra l'altro, in un momento storico opportuno. Tra pochi giorni la Cina ricorderà in silenzio il movimento per la democrazia di Tiananmen e la repressione dell'ideale costituzionale in esso espresso. Proprio l'ex segretario Hu Yaobang, la cui morte diede avvio alle recriminazioni studentesche contro il governo autoritario, fu tra i più audaci fautori del ruolo della costituzione, la quale fu adottata nella sua ultima forma sotto la sua direzione nel 1982. Il figlio di Hu, Hu Deping, ricorda in un libro pubblicati due anni fa il sogno costituzionale e democratico del padre. In "Perchè la Cina ha voluto le riforme. Ricordo di mio padre Hu Yaobang" il figlio dello statista cita una frase del padre che esemplifica il suo ruolo nel processo storico dell'apertura del paese. "Sarò sempre al fianco di chiunque eserciti i propri diritti democratici sotto il sistema socialista. Spero che tutti riescano a godere del più grande livello di libertà sotto l'egida della costituzione", usava ripetere Hu Yaobang, a testimonianza che costituzionalismo e socialismo non sono affatto concetti incompatibili.  

 

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