Politica interna

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Il ritorno della sinistra,
nel mirino Mao Yushi

Il ritorno della sinistra, <br />nel mirino Mao Yushi


di Eugenio Buzzetti


Pechino, 28 mag. - Sta tornando in auge la sinistra in Cina? la domanda è legittima se un economista cinese, Mao Yushi, nessun parentela con il Grande Timoniere, è sotto attacco per le sue prese di posizione a favore di una revisione del pensiero e dell'operato di Mao Zedong. Le sue critiche al leader non sono andate giù a molti che lo hanno attaccato verbalmente e pubblicamente. Un quotidiano, il populista Global Times, costola del più noto Quotidiano del Popolo, gli aveva anche dedicato un editoriale in cui il quotidiano prendeva di mira l'accademico per la sua critica alla linea politica ufficiale, senza però menzionare gli attacchi di cui egli stesso è stato vittima. Tre giorni dopo, il Global Times aveva parzialmente corretto il tiro analizzando gli episodi di cui Mao Yushi era stato protagonista e concludendo, con la voce di Zhou Ximing, docente presso la Scuola del Partito Comunista Cinese, che si trattava di segnali del fatto che "le persone oggi stanno imparando a partecipare al dibattito politico". Eppure, un revival del concetto di sinistra intesa come forza conservatrice, sembra in atto da tempo in Cina.

 

Il pensiero di Mao Zedong ha riguadagnato popolarità con la nomina di Xi Jinping al vertice del partito e dello Stato. Il nuovo presidente cinese ha citato più volte nei suoi discorsi il fondatore della Repubblica Popolare, sin dai primi  giorni del suo mandato, a novembre scorso, quando per la prima volta aveva introdotto il concetto di "sogno cinese" di rinascita nazionale. I riferimenti al pensiero di Mao sono stati costanti nei primi sei mesi di Xi da presidente, più ancora, come scrive il politologo Willy Lam sulle pagine del China Brief della Jamestown Foundation, che rispetto a quanto era accaduto con i suoi predecessori. "Il fatto che Xi sia deferente nei confronti di Mao come il defenestrato membro del Politburo Bo Xilai è diventato evidente già a distanza di giorni da quando è diventato capo del partito". La costituzione del socialismo con caratteristiche cinesi avviata negli anni Ottanta, secondo il presidente cinese, non può essere separata dagli anni in cui Mao fu leader, né la seconda era del socialismo cinese può essere usata per negare la prima. E' quella che Lam chiama la "teoria dei due impossibili rifiuti".

 

Il ritorno della Nuova Sinistra coincide con un progressivo mutamento dei toni nel dibattito politico e ideologico in Cina. Se la figura di Mao è tornata a essere rivalutata, a risentirne nei giorni scorsi è stato il dibattito intorno a uno dei temi più complessi della Cina attuale: quello del costituzionalismo, ripreso settimana scorsa dal Global Times, che lo aveva definito contrario allo sviluppo della Cina: chi lo promuoveva, scriveva il quotidiano, era un "gruppo di intellettuali fuorviati" con l'intenzione di "cambiare il corso di sviluppo della Cina". A radicalizzare il dibattito era poi intervenuto anche il quotidiano dell'esercito, il People's Liberation Daily, che in un editoriale aveva paragonato il sogno cinese a un dogma e a una "verità cosmica", giudizi che avevano scatenato l'ilarità degli internauti. L'umore del dibattito politico aveva assunto toni ancora plumbei pochi giorni prima, dopo che su alcuni siti web dei livelli provinciali del partito, era comparso un comunicato proveniente dal Comitato Centrale che invitava i membri a "capire i pericoli posti dalle teorie e dalle opinioni promosse dall'Occidente". Tra queste ci sono quelle che sono state definite "le sette cose di cui non parlare", che hanno fatto il giro della rete in Cina e che comprenderebbero tutti i temi sensibili per il governo cinese tra cui i valori universali, la libertà di parola, i diritti civili, gli errori commessi nel passato dal PCC e l'indipendenza del sistema giudiziario dalla politica.

 

Mentre una "nuova sinistra" di impronta conservatrice si sta rafforzando nel panorama politico cinese, un'altra sinistra revivalista, quella legata all'ex segretario politico di Chongqing, Bo Xilai, defenestrato lo scorso anno, sembra in via di estinzione. L'ultimo episodio che conferma questa tendenza arriva da Dalian, la città costiera del nord-est amministrata da Bo negli anni Novanta. La municipalità, secondo il China Youth Daily, starebbe considerando l'ipotesi di abolire l'unità delle poliziotte a cavallo, un progetto voluto negli anni Novanta dall'allora sindaco: Bo Xilai, appunto. Si tratterebbe, secondo un funzionario locale, di uno "spreco di denaro pubblico". Sembra invece andare meglio al progetto di edilizia popolare intrapreso a Chonging negli anni in Cui Bo ne era stato il signore incontrastato, tra il 2007 e il 2012. Nonostante l'amministrazione di Chongqing sia una delle più indebitate, il progetto dell'ex leader di costruire appartamenti popolari per 40 milioni di metri quadrati sembra destinato a proseguire, anche se i risultati raggiunti sono inferiori al 20% dell'obiettivo: alla fine dello scorso anno, erano state realizzate 120mila unità abitative pari a soltanto 6,6 milioni di metri quadrati.


 

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