Politica interna

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IL PCC SERRA I RANGHI SUL CASO ZHOU YONGKANG

IL PCC SERRA I RANGHI SUL CASO ZHOU YONGKANG


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 9 dic. - La Cina serra i ranghi attorno alla vicenda di Zhou Yongkang, l'ex capo degli apparati di Pubblica Sicurezza, espulso dal Partito Comunista Cinese e arrestato nei giorni scorsi. La decisione di espellere Zhou dal PCC era stata comunicata poco dopo la mezzanotte tra venerdì e sabato scorso, al termine di una riunione del Politburo del PCC, che ha decretato l'espulsione dell'ex membro del Comitato Permanente, il vertice del potere politico cinese. Nella giornata di ieri, la Corte Suprema ha espresso il proprio supporto alla decisione del Politburo. Zhou Qiang, il presidente della Corte, ha sottolineato in una nota che la decisione "conferma il principio secondo cui ogni persona è uguale davanti alla legge", scrive l'agenzia Xinhua, citando l'alto funzionario. La Corte ha sottolineato che il caso di Zhou avrà un impatto "di vasta portata" sull'attuazione dello stato di diritto, che è stato il tema principale del Quarto Plenum del PCC, che si è tenuto a ottobre scorso.

 

Anche dai vertici dell'Esercito Popolare di Liberazione arriva il sostegno alla decisione del Polituburo. Xu Qiliang, vice presidente della Commissione Militare Centrale (CMC), ha richiamato i funzionari dell'esercito cinese a una "seria riflessione sulleviolazioni legali e della disciplina" del partito, citando nel suo discorso sia il caso di Zhou Yongkang, che quello di Xu Caihou, l'ex numero due della Commissione Militare Centrale, finito sotto inchiesta quest'anno per corruzione, che a ottobre scorso aveva confessato di avere intascato "enormi tangenti" negli anni in cui era ai vertici dell'esercito cinese. Un altro alto funzionario della CMC, Zhang Yang, ha usato toni ancora più forti, dichiarando che "purificare l'esercito è il fondamento di un forte esercito".

 

Un'indagine della Commissione Disciplinare aveva trovato Zhou Yongkang colpevole di avere ricevuto tangenti, di abuso di potere, di avere violato il segreto di Stato e di avere avuto rapporti impropri con un numero imprecisato di donne. Zhou rappresenta la vittima di più alto profilo della campagna anti-corruzione inaugurata dal presidente cinese, Xi Jinping, dopo avere assunto, nel novembre 2012, la carica di segretario generale del partito. Le indagini della Commissione, tuttora in corso, si sono focalizzate sia su nomi di vertice, come quelli di Zhou e di Xu, che su un numero amplissimo di funzionari di medio e basso livello, che il Financial Times stima in 266mila, puniti in varie forme da inizio 2013 a giugno 2014.

 

L'ultimo round di ispezioni, lanciato nelle scorse settimane, vede ancora una volta al centro i conglomerati di Stato, già bersaglio delle indagini della Disciplinare negli scorsi mesi, soprattuto nei settori delle telecomunicazioni e dell'energia. Una delle ultime vittime a cadere è un dirigente di una divisione di Sinopec, Xue Wandong, che settimana scorsa è stato prelevato dagli agenti dal suo ufficio per il sospetto di corruzione. Il caso di Zhou ha attratto l'attenzione del partito a tutti i livelli. Numerosi alti funzionari in tutto il Paese hanno sostenuto la decisione del partito, secondo quanto scrive in un editoriale l'agenzia Xinhua, che ha interpellato diversi dirigenti locali del PCC di varie parti del Paese.

 

L'arresto di Zhou Yongkang, la più grande delle "tigri" della corruzione, potrebbe non significare la fine della caccia agli esponenti di alto profilo. "Dopo la persecuzione di Zhou Yongkang - afferma ad Agichina, Willy Lam, esperto di elite politiche cinesi - penso che diverse fazioni saranno perseguitate, compreso Ling Jihua, anche se Ling è un funzionario di livello ministeriale, non è un membro del Politburo". Ling è oggi a capo dello United Front Work Department del PCC, ed era stato fino a al 2012, segretario personale dell'ex presidente, Hu Jintao. Finora sono stati circa cinquanta i quadri del partito di livello ministeriale a finire nel mirino della Disciplinare. Anche nell'esercito, oltre a Xu, ci sono altri bersagli, a cominciare da Gu Junshan, ex vice capo del dipartimento di logistica cinese nella cui abitazione sono stati ritrovati oggetti preziosi di immenso valore. Gu era stato formalmente accusato di corruzione nel marzo scorso.


 

09 dicembre 2014

 

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