Politica interna

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HU JINTAO: LOTTA ALLA CORRUZIONE,
NO RIFORME DEMOCRATICHE

HU JINTAO: LOTTA ALLA CORRUZIONE, <br />NO RIFORME DEMOCRATICHE<br />


SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE

a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia

 

AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino. 

 

di Antonio Talia

twitter@antoniotalia

 

Pechino, 8 nov.- I circa 2300 delegati prendono posto nella Grande Sala del Popolo attorno alle 8:30 del mattino.

Il Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese, il più importante appuntamento nell'agenda politica di Pechino dei prossimi dieci anni, inizia come da tradizione con l'inno nazionale: dopo un breve discorso introduttivo del portavoce del Pcc Cai Mingzhao, il palco è tutto per il discorso di apertura di Hu Jintao, segretario del Partito e presidente della Repubblica.

Nel corso di quasi due ore di discorso -punteggiate da poche pause e dagli applausi di rito - il leader uscente ha tracciato un bilancio dei suoi dieci anni di amministrazione, indicando alcune linee per il prossimo futuro.

Hu Jintao ha nuovamente escluso qualsiasi riforma politica in senso multipartitico: "Dobbiamo continuare a promuovere sforzi attivi, e nello stesso tempo prudenti, per perseguire una riforma della struttura politica ed estendere la democrazia popolare  –ha detto Hu- ma non copieremo mai i sistemi politici occidentali". Con buona pace di molti analisti, che ritenevano che il pensiero di Mao Zedong sarebbe stato archiviato in sordina, il segretario ha nominato almeno tre volte il "Grande Timoniere", padre fondatore della Repubblica Popolare Cinese.

Hu Jintao si è scagliato con particolare durezza contro la corruzione, un problema che nell'ultimo anno è esploso con lo scoppio dello scandalo Bo Xilai. L'ex leader di Chongqing è in attesa di processo dopo la condanna della moglie Gu Kailai per l'omicidio di Neil Heywood, un uomo d'affari britannico che avrebbe aiutato la famiglia Bo a nascondere all'estero ingenti capitali illeciti. Come riporta AgiChina24.it, quello del segretario è suonato quasi come un allarme: secondo Hu, il Partito deve impiegare "tutti i suoi sforzi nella lotta alla corruzione, promuovere l'integrità e mantenersi vigile contro ogni degenerazione". "Se falliamo nel gestire tale problema in maniera adeguata, la corruzione potrebbe dimostrarsi fatale per il Partito, e anche causare un collasso del Partito e dello Stato".

Sul fronte economico, il segretario del Pcc ha invocato uno sviluppo "più bilanciato, coordinato e sostenibile" dopo un decennio in cui la Cina è diventata la seconda economia globale, avvertendo tuttavia enormi squilibri interni nella distribuzione della ricchezza. "Entro il 2020 dobbiamo raddoppiare il Pil raggiunto nel 2010 e il Pil pro capite tanto per i residenti urbani che per quelli rurali" ha detto Hu, un obiettivo che –secondo gli analisti- comprende una crescita annua media intorno al 7%, inferiore quindi ai risultati raggiunti negli ultimi anni. Hu anche invocato una riforma per adeguare maggiormente il tasso di cambio dello yuan ai criteri di mercato, senza tuttavia rinunciare al ruolo centrale delle imprese di Stato.

I brani del discorso di Hu Jintao relativi alle questioni militari possono quasi sembrare un monito a molte nazioni vicine: il segretario del Pcc ha detto che la Cina deve diventare "una potenza marittima", in un chiaro richiamo alle numerose contese territoriali che oppongono Pechino al Giappone e a vari paesi del sudest asiatico. L'esercito, dice Hu, "deve essere in grado di portare avanti diversi compiti, il più importante dei quali è la vittoria di una guerra locale, ai tempi dell'era dell'informazione".

Il Diciottesimo Congresso del Pcc si concluderà mercoledì prossimo, e giovedì il Partito presenterà la nuova squadra di leader al comando fino al 2022. Se la nomina di Xi Jinping alla successione di Hu Jintao e quella del vicepremier Li Keqiang al ruolo di premier appare ormai scontata, la lotta politica si svolge intorno al Comitato Permanente del Politburo, i cui seggi potrebbero essere ridotti da nove a sette.

Molti analisti ritengono che nella contesa per la successione abbia svolto un ruolo centrale l'ex segretario Jiang Zemin, 86 anni, leader massimo fino al 2002, che dopo il ritiro non occupa alcun ruolo formale. Nel corso della cerimonia di apertura le telecamere interne hanno inquadrato Jiang Zemin subito dopo Hu Jintao, un probabile segnale della notevole influenza che il grande vecchio esercita ancora sulla politica cinese.

Secondo diverse voci diffuse nelle ultime settimane, molti degli uomini che formeranno il prossimo Comitato Permanente del Politburo fanno parte della fazione di Jiang Zemin. La cordata di potere, detta a volte "Cricca di Shanghai", è favorevole a maggiori aperture alle riforme di mercato rispetto al gruppo di Hu Jintao, che negli ultimi dieci anni si è concentrata su politiche adatte ad accorciare le immense distanze tra ricchi e poveri e a promuovere il benessere nelle fasce più deboli della popolazione.


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