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Politica interna

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Giornalista fa "mea culpa"
in tv, tonfo borse "colpa sua"

Giornalista fa  mea culpa  <br />in tv, tonfo borse  colpa sua


Di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 2 set.- "Sono pentito di quello che ho fatto. Non avrei mai dovuto scrivere quell'articolo in un momento così delicato, soprattutto considerando l'impatto che avrebbe avuto". E' il mea culpa televisivo di Wang Xiaoli, giornalista dell'autorevole testata finanziaria cinese Caijing arrestato per un articolo pubblicato lo scorso 20 luglio in cui ipotizzava che le autorità escludessero nuovi interventi finanziari per stabilizzare i prezzi delle azioni.

Dopo i ripetuti crolli delle borse di Shanghai e Shenzhen – il primo risale agli inizi di luglio, l'ultimo lunedì scorso – Pechino è a caccia del colpevole.  E sembra averne trovati molti proprio tra i giornalisti  che con articoli e analisi avrebbero seminato il panico tra gli investitori in borsa causando i crolli delle piazze. Solo nelle ultime settimane 197 persone tra broker,  giornalisti e manager sono finiti in carcere per aver diffuso voci 'tossiche' sui tonfi delle borse e sull'esplosione di Tianjin. 
In diretta televisiva sulla rete nazionale e con voce sommessa, Wang ha detto di aver scritto un articolo basandosi "sul sentito dire e sulle sue convinzioni senza le verifiche del caso". Poi ha continuato: "Non avrei mai dovuto causare perdite così pesanti al nostro Paese e ai nostri azionisti solo per fare del sensazionalismo. Sono pentito e voglio confessare il mio crimine. Spero che le autorità mi diano un'altra possibilità".

Secondo gli analisti negli ultimi anni, da quando Xi Jinping è salito al potere, di pari passo con un incremento degli arresti contro le false notizie, anche le confessioni televisive sono diventate più frequenti "soprattutto nei confronti di attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati e critici del governo" spiega Eva Pils, esperta di Diritto cinese al King’s College di Londra. "E' una sorta di segno distintivo della gestione di Xi Jinping. Lo scopo, sostengono gli esperti e i gruppi per la difesa della libertà di stampa, è quello di cercare un capro espiatorio per gli errori del governo. "I leader del governo – riporta il New York Times – sono i principali responsabili per creato confusione sul mercato azionario incoraggiando gli investitori privati a investire i risparmi in azioni, e concedendo prestiti per acquistare azioni. La conseguenza diretta è stata che l'indice di Shanghai è più che raddoppiato dall'estate del 2014 a giugno 2015 nonostante l'economia cinese sia rallentata".

Intanto l'Associazione per la Difesa dei Giornalisti ha chiesto alle autorità di rilasciare immediatamente Wang, vittima "dell'ennesima intimazione ai giornalisti dell'amministrazione Xi Jinping". All'appello si sono uniti anche Reporters Without  Borders: "Sostenere che un giornalista economico sua responsabile del crollo della borsa significa negare la realtà. E' oltre l'assurdo" ha fatto sapere Christophe Deloire, segretario generale dell'associazione.

 

2 settembre 2015

 

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