Politica interna

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ECCO IL NUOVO VERTICE DEL PARTITO COMUNISTA

ECCO IL NUOVO VERTICE DEL PARTITO COMUNISTA <br />


SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE

a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia

 

AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino.   

 

SPECIALE AGICHINA24 CAMBIO AL VERTICE



di Antonio Talia

twitter@antoniotalia




Pechino, 15 nov.- Si è svolta questa mattina a Pechino, presso la Grande Sala del Popolo di Piazza Tian'anmen, la cerimonia di presentazione del Comitato Permanente del Politburo, il nuovo vertice del Partito comunista cinese.  La nuova leadership è composta da sette persone, un gruppo ristretto rispetto alla precedente, formata da nove dirigenti.

Xi Jinping, 59 anni, si conferma successore assoluto di Hu Jintao: è il nuovo segretario del Partito e assumerà da marzo la carica di presidente della Repubblica; conquista inoltre la poltrona di presidente della Commissione militare centrale, smentendo così le voci secondo le quali il segretario uscente Hu Jintao avrebbe mantenuto le redini dell'esercito per i prossimi due anni, mossa che avrebbe potuto limitare l'influenza del nuovo leader.

Li Keqiang, 57 anni, è la seconda figura più importante: dal prossimo marzo sostituirà l'attuale premier Wen Jiabao come nuovo capo del governo. Anche Wang Qishan, 64 anni, considerato uno dei massimi esperti di finanza cinesi, molto rispettato negli ambienti internazionali, è riuscito a rientrare nel ristretto gruppo di leader al vertice: insieme al premier Li Keqiang avrà il compito di combattere la corruzione in seno al Partito.

La squadra è composta anche da Zhang Dejiang, – un economista di tendenze conservatrici, studi in Corea del Nord, in passato bersaglio di critiche per il ruolo nell'insabbiamento dell'epidemia di SARS -  e dal capo del Partito di Shanghai Yu Zhengsheng. Chiudono la frontline della nuova leadership cinese Liu Yunshan, a capo del Dipartimento della Propaganda, che si è distinto per il forte controllo esercitato sui media, e Zhang Gaoli, leader della metropoli di Tianjin.

La nuova leadership arriva al termine del Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese, summit politico durato una settimana al quale hanno partecipato oltre 2200 delegati da tutta la nazione. I meccanismi di successione, tuttavia, sono opachi, e si svolgono a porte chiuse, attraverso serrate contrattazioni tra i membri più anziani e influenti del Partito.

Secondo molti analisti il numero delle poltrone è stato ristretto da nove a sette per garantire una maggiore coesione, soprattutto dopo un anno caratterizzato da scandali e lotte intestine. Inoltre  il nuovo Comitato Permanente del Politburo, sembra a tutti gli effetti un vertice di transizione: se le regole non scritte del Partito comunista cinese saranno rispettate, a parte i due uomini di punta Xi Jinping e Li Keqiang, tutti gli altri membri del Comitato potrebbero lasciare tra cinque anni, al prossimo Congresso, per sopraggiunti limiti d'età. Il numero uno Xi Jinping e il premier Li Keqiang resteranno invece in carica per dieci anni, fino al 2022. Rimane per ora escluso dal vertice il leader "riformista" del Guangdong, Wang Yang. Tra gli altri possibili candidati, restano fuori anche Liu Yandong – l'unica donna che avrebbe potuto arrivare al top del Partito - e Li Yuanchao, capo del dipartimento organizzativo. 

La cerimonia si è svolta con quasi un'ora di ritardo: Xi Jinping è apparso sul palco sorridente, molto più sciolto e carismatico del predecessore Hu Jintao, e in una mossa inconsueta rispetto alla leadership precedente ha tenuto un discorso di quasi un quarto d'ora, nel quale ha dato il benvenuto ai suoi sei "compagni" e ha toccato vari temi, dalla corruzione al ruolo del Partito. Xi Jinping ha dichiarato che la Cina proseguirà nel percorso di riforme e di apertura. "La Cina deve conoscere meglio il mondo e il mondo deve conoscere meglio la Cina" ha concluso il nuovo numero uno di Pechino. 

 

 

 

XI JINPING: SUCCESSORE ASSOLUTO DI HU JINTAO

TRA CONTINUITA' E RIFORME


Sono in molti a chiederselo. E da diversi mesi. Chi è davvero Xi Jinping, il nuovo presidente cinese? Che tipo di leader sarà: un tranquillo tecnocrate che seguirà la strada già tracciata dai suoi predecessori, o un leader carismatico capace di riformare il sistema politico  ed economico cinese come il duo Hu Jintao-Wen Jiabao non è stato in grado di fare? Tra queste due possibilità ci sono molte zone grigie. E l'atteggiamento del leader in pectore del Dragone, per ora riservato, non aiuta a fugare i dubbi di analisti, studiosi ed esperti.

 

Alla vigilia del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, sono arrivati i primi segnali di un possibile cambiamento di rotta: tra le indiscrezioni sono affiorati i primi punti dell'agenda politica del nuovo leader cinese. A colloquio nelle scorse settimane con Hu Deping, esponente di punta dell'ala riformista del partito, Xi Jinping avrebbe stabilito tra le priorità per il Paese: oltre alle liberalizzazioni in economia, anche un controllo meno oppressivo della politica sulla vita dei cittadini. Secondo quanto riportato da una fonte vicina ai vertici del PCC sentita dall'agenzia di stampa Reuters, il candidato a succedere a Hu Jintao alla guida dello Stato è un uomo conscio del fatto che dovrà affrontare i problemi del Paese, che egli stesso avrebbe definito "senza precedenti" e interni al partito, come "corruzione e indisciplina". La sfida per il nuovo leader sarà quella di "raggiungere il progresso e il cambiamento senza perdere la stabilità".



Al di là di quelle che sembrano poco più che semplici dichiarazioni di intenti, estrapolate dal contesto in cui sono state dette, Xi Jinping dovrà passare dalle parole ai fatti nei prossimi mesi, per fronteggiare una situazione sociale ed economica molto diversa da quella con cui si sono confrontati i suoi predecessori.
  L'economia è in una fase di rallentamento certificata dai segnali contrastanti dei principali indicatori. Le previsioni sul PIL lasciano intendere che la crescita del paese nel 2012 non arriverà a raggiungere la soglia psicologica dell'8%, ritenuta da Pechino il risultato minimo per arginare la disoccupazione. Il volume delle esportazioni è stato pesantemente ridimensionato dalla crisi dell'Eurozona, il principale cliente del Dragone, mentre la domanda interna è ancora scarsa. I risparmi delle famiglie sono poi minacciati dalla persistente bolla immobiliare e dall'aumento del costo della vita. Una situazione molto più difficile rispetto a dieci anni fa, quando Hu Jintao aveva ereditato il potere dal suo predecessore, Jiang Zemin. Tra le intenzioni del futuro presidente, allora, ci sarebbe quella di ridurre le tasse e di stimolare l'economia attraverso incentivi alle imprese private.



Mentre Pechino si appresta a celebrare la fine della "decade d'oro" segnata dal duo Hu Jintao-Wen Jiabao alla guida della Cina, analisti e osservatori tracciano un primo bilancio degli ultimi dieci anni, spesso in contrasto con l'enfasi dei media cinesi e con il tentativo dello stesso Hu di farsi ricordare come il presidente dello "sviluppo scientifico" e della "società armoniosa": due concetti a lui cari, che lascia alla Cina come propria eredità dottrinale. Secondo Zhu Lijia, professore presso l'Accademia Cinese di Governance, Hu e Wen avrebbero tratto vantaggio dagli sforzi dei loro predecessori, Jiang Zemin e Zhu Rongji, le cui riforme hanno dato alla Cina un periodo di prosperità che si è protratto fino agli anni della loro leadership.
  "L'effetto combinato delle riforme e delle aperture degli scorsi venti anni - afferma il professore al South China Morning Post - ha fatto accelerare l'economia e non è detto che l'attuale amministrazione abbia fatto meglio della precedente sul piano delle riforme economiche".



Un bilancio, insomma, non soddisfacente, tanto più ora che il Paese si trova in difficoltà per la crisi globale. Ma non c'è solo l'economia. Anche in politica Xi punta a presentarsi come un riformatore, pur sapendo che l'opinione pubblica è stanca di sentire dai leader "grandi parole" a cui non seguono fatti significativi e preferisce evitare di fare "promesse irrealistiche". La stabilità sociale per Xi passa attraverso la lotta alla corruzione, che negli ultimi ha prodotto un solco sempre più profondo tra le famiglie dei dirigenti politici e la classe media. Una rabbia che trova sfogo su internet, attraverso i siti di microblogging come Weibo su cui si scatenano i netizens critici verso il regime. L'ultimo episodio risale a qualche settimana fa, quando si era diffusa la notizia che in un incidente stradale dello scorso marzo, aveva perso la vita il figlio del segretario personale di Hu Jintao, Ling Jihua, impegnato - pare - in un gioco erotico al volante con altre due ragazze a bordo della vettura lanciata a tutta velocità tra le superstrade della capitale cinese.



Durante i colloqui con Hu Deping, Xi avrebbe fatto riferimento anche allo scandalo politico che da mesi scuote la Cina, il caso Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing sospeso il 10 aprile scorso da tutte le cariche a livello nazionale per "gravi violazioni disciplinari" dopo che la moglie era stata arrestata per l'omicidio dell'uomo d'affari inglese Neil Heywood. Sulla vicenda, definita unanimemente come il più scandalo politico cinese degli ultimi venti anni per i legami di Bo con alcuni generali dell'esercito ed esponenti politici di primo piano, il presidente in pectore si allinea alle decisioni prese dal partito: prende le distanze da Bo Xilai con il suo interlocutore affermando di non averlo mai appoggiato. Xi avrebbe detto che il caso andrà trattato "secondo i dettami disciplinari del partito e secondo la legge", anche se il suo atteggiamento, nel privato, secondo alcuni analisti, sarebbe più indulgente nei confronti del deposto leader di Chongqing.



Figlio di Xi Zhongxun, funzionario dell'ala riformista del partito e vicino per posizioni politiche a Hu Yaobang, il leader riformatore scomparso alla vigilia dei fatti piazza Tian'anmen, il cinquantanovenne Xi Jinping appartiene alla fazione dei "principi rossi", termine con cui genericamente si indicano i figli dell'aristocrazia comunista che ha partecipato alla rivoluzione guidata da Mao Zedong. Quella dei princelings è la fazione più importante all'interno del PCC, assieme ai tuanpai formatisi nella Lega Giovanile del partito, guidati da Hu Jintao. Anche Bo Xilai, figlio di Bo Yibo, uno degli otto immortali eroi della rivoluzione, apparteneva, fino a pochi mesi fa, alla stessa corrente. La sua probabile nomina ai vertici del partito e dello Stato sancirebbe l'avvicendamento alla guida del Paese tra le due grandi fazioni. Ma al di là della spartizione delle cariche e delle poltrone, il nuovo presidente della seconda economia del pianeta dovrà convincere i suoi interlocutori, e i mercati, della volontà di cambiamento.



"Dobbiamo tenere alta la bandiera delle riforme -avrebbe confidato a Hu Deping - anche di quelle del sistema politico". Se la successione andrà come previsto, domani Xi Jinping sarà chiamato a passare dalle parole ai fatti.


 

LI KEQIANG IL RIFORMISTA:

IL NUOVO CAPO DEL GOVERNO


Li Keqiang, 57 anni, è la seconda figura più importante: dal prossimo marzo sostituirà l'attuale premier Wen Jiabao come nuovo capo del governo.

Durante l'amministrazione Hu Jintao-Wen Jiabao, Li Keqiang è stato il vice premier della Repubblica Popolare, vice segretario del Partito, e settimo funzionario nella gerarchia del Comitato permanente dell'Ufficio politico del Pcc. Dal 2010 è anche direttore della Commissione di Stato per la sicurezza alimentare. In qualità di primo assistente del premier Wen Jiabao, si occupava in particolar modo di sviluppo economico, controllo dei prezzi, finanza, cambiamento climatico e macroeconomia. Era da tempo accreditato come il più probabile successore di Wen alla carica di premier della Repubblica Popolare, candidatura fortemente sostenuta dalla fazione  guidata dalla coppia Hu-Wen.

 

Nato nel 1955 nel distretto di Dingyuan dell'Anhui, Li è figlio di un funzionario provinciale. Nel 1974 durante la Rivoluzione Culturale viene inviato a lavorare nelle campagne nel distretto di Fengyang, nell'Anhui, dove nel 1976 entra a far parte del PCC e diventa il segretario del partito della squadra locale di produzione. Nello stesso periodo ottiene un   riconoscimento per lo studio del pensiero di Mao Zedong. In seguito rifiuta l'offerta del padre di candidarsi per entrare a capo del distretto preferendo iscriversi alla facoltà di Legge all'Università di Pechino, la Beida, dove nel 1982 ottiene un diloma di laurea in Legge. Quello stesso anno entra a far parte della Lega della gioventù comunista cinese (CYL) in qualità di membro della Segreteria, lavorando a stretto contatto con l'allora Segretario Generale Hu Jintao. Nel 1993 diviene Segretario Generale dell'organizzazione fino al 1998. Pur non avendo genitori o parenti nell'aristocrazia del partito, Li rappresenta uno dei membri della prima generazione di politici cinesi che si è affermata a partire dalla direzione della CYL.

 

"Tre incendi Li". Dal 1998 al 2004 è governatore della popolosa provincia dello Henan. Durante il suo mandato scoppiano tre grandi incendi nella provincia (quello di Luoyang fece 309 vittime) oltre al clamoroso scandalo del sangue infetto dall'Aids usato per le trasfusioni. In accordo con i funzionari del governo provinciale Li decide di evitare qualsiasi evento pomposo che non sia inerente alle attività governative e dirige lo sviluppo economico dell'Henan trasformando la povera provincia interna in un'area attrattiva per gli investimenti. Sotto la guida di Li, il Pil locale balza dal 28° al 18° posto nella classifica nazionale, ma, in un Paese ancora legato alle superstizioni, l'attuale vice premier resterà sempre "Tre incendi Li".

 

Il nuovo premier della Cina appare liberale e riformista: "Non è più possibile per la Cina rimandare ancora le riforme, al contrario è arrivato il momento di creare un nuovo modello economico" aveva detto Li a marzo nel corso di un dibattito a porte chiuse cui hanno preso parte funzionari di altro livello, businessman stranieri e, soprattutto, il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. "Il Paese ha raggiunto un punto cruciale che necessita di un cambiamento del modello economico. E' iniziata una fase decisiva per le riforme" aveva detto il vice premier. "Daremo il via a politiche più flessibili, mirate e lungimiranti",  soprattutto nel settore finanziario con focus su tasse, prezzi ed equa distribuzione delle entrate.

 

Polverone Wikileaks. Nel 2010 Li finì al centro di una polemica per via di alcune cablogrammi di Wikileaks. "I dati sul PIL cinese sono artificiali e non attendibili" secondo il gruppo di Assange a rivelarlo sarebbe stato proprio il vice premier all'epoca funzionario di alto livello della regione nordorientale del Liaoning, durante una cena con l'ambasciatore USA in Cina, Clark Randt.

 

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