Politica interna

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Donna denuncia
sterilizzazione forzata

Donna denuncia <br />sterilizzazione forzata


di Giovanna Tescione

Twitter@GiTescione

 

Roma, 27 gen. – La sterilizzazione forzata in Cina torna sulle pagine di cronaca e, per la prima volta, potrebbe arrivare nelle aule di un tribunale. La denuncia, presentata al tribunale locale il 7 gennaio 2015, arriva da una donna, una contadina di nome Xia Runying, della provincia del Jiangxi, che ha accusato il Comitato locale per la pianificazione familiare della Contea di Dayuan di averla sottoposta forzatamente ad un’operazione chirurgica per la chiusura delle tube e di essere stata costretta a dare il consenso all’operazione. Il tribunale ha ora sette giorni per decidere se accettare o meno il caso. Lo riferisce il settimanale economico-finanziario Caixin.

 

Secondo il racconto della donna, il 10 aprile 2012, alle cinque del mattino, sarebbe stata prelevata forzatamente, insieme alla figlia di due anni, dalla sua abitazione da venti rappresentanti del Comitato per essere poi sottoposta all’operazione contro la sua volontà. Un’operazione invasiva che, negli anni, le ha provocato dolori continui alla schiena, perdite di sangue e vertigini. Solo dopo che ad aprile 2014 le è stata diagnosticata una sindrome da congestione pelvica, la donna si è decisa a fare causa alle autorità e ad avanzare una richiesta di risarcimento per danni fisici e psicologici chiedendo che l’amministrazione pubblica sostenga le spese mediche necessarie. Un’accusa che il Comitato locale ha rispedito al mittente, non ritenendosi colpevole della malattia della donna. "Tutti hanno diritto di fare causa. Al momento non abbiamo ancora ricevuto nessuna comunicazione da parte del tribunale, ma abbiamo agito secondo le procedure", hanno dichiarato dall’amministrazione.

 

Quello delle sterilizzazioni forzate, ufficialmente illegali in Cina, è un tema di grande preoccupazione per chi si occupa di diritti umani. Già nel 2010 un rapporto di Amnesty International denunciava campagne di sterilizzazione di massa in corso nella città di Puning, provincia del Guangdong, per applicare la rigida normativa della politica del figlio unico, oggi revisionata, secondo la quale ad ogni nucleo familiare non era consentito avere più di un bambino, pena il pagamento di multe salate e l’esclusione da varie forme di assistenza pubblica. Ma non si tratta dell’unico episodio. Nel 2007 una simile campagna nella regione del Guanxi provocò una rivolta, mentre due anni prima toccò alla provincia dello Shandong, dove le autorità centrali bloccarono i responsabili sanitari che, pur di dimostrare ai loro superiori di aver saputo applicare le leggi sul figlio unico, iniziarono a sterilizzare migliaia di persone.

 

Figlio unico

 

Imposto dal governo alla fine degli anni ‘70 per mettere freno all'incessante aumento della popolazione, il controllo delle nascite è stato reso obbligatorio a partire dal 1980, mentre nel 2001 la Politica del Figlio Unico è diventata legge. La normativa, che imponeva alle coppie di dare alla luce un solo figlio, è stata modificata negli ultimi anni. Secondo le ultime revisioni, le famiglie che vivono in città di solito non possono avere più di un figlio, mentre quelle rurali ne possono averne due se la prima è femmina. Fanno eccezione anche le minoranze etniche che – almeno in teoria – non sono sottoposte alle restrizioni, mentre in alcune metropoli, come ad esempio Pechino e Shanghai, il secondo figlio è consentito anche alle coppie formate da due figli unici. Da quando il governo un anno fa ha allentato la politica del figlio unico, oltre un milione di coppie avrebbe fatto richiesta per avere il secondo figlio; tanto, ma non all’altezza delle stime della Commissiona nazionale per la pianificazione familiare che aveva previsto due milioni di richieste all’anno.

 

28 gennaio 2015

 

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