Politica interna

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DISORDINI A MONG KOK, IL BILANCIO
DELLA NOTTE 'FISHBALL REVOLUTION'

DISORDINI A MONG KOK, IL BILANCIO<br />DELLA NOTTE  FISHBALL REVOLUTION


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 10 feb. (aggiornato 11 febbraio) - La prima notte dell’anno della Scimmia a Hong Kong è sfociata nel caos, dopo un’operazione di polizia che doveva fermare la vendita di snack da parte degli ambulanti senza licenza. L'ultimo bilancio degli scontri nel quartiere di Mong Kok, una delle aree più densamente popolate dell’ex colonia britannica, durati più di dieci ore, parla di circa novanta agenti di polizia che hanno riportato ferite e 54 manifestanti in stato di fermo. Gli scontri sono stati l’atto più violento tra la polizia e i manifestanti dai tempi di Occupy Central, a fine 2014, che proprio nell’area di Mong Kok aveva visto gli scontri più intensi tra forze dell'ordine, manifestanti delle sigle studentesche e i manifestanti pro-Pechino.

Le proteste, cominciate nella tarda serata di lunedì, sono proseguite fino al mattino di ieri: i manifestanti hanno lanciato pietre, bottiglie e altri oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine, che hanno usato anche  colpi di pistola sparati in aria e spray urticanti per disperdere la folla. I colpi di pistola delle forze dell’ordine a Hong Kong “non si sentivano dal 1977”, ha ricordato ai microfoni di Agichina e Radio Radicale, Ilaria Maria Sala, giornalista per numerose testate ed esperta di temi asiatici che vive da anni nell’ex colonia britannica. Il rapido radicalizzarsi del confronto è stato sottolineato dalle forze di polizia dell’isola, secondo cui una parte dei manifestanti ha mostrato una inclinazione verso atti violenti. Tra i gruppi che hanno preso parte alle proteste - già definite "Fishball Revolution” sui social media per i popolari snack venduti dagli ambulanti - c’è anche quello di Hong Kong Indigenous, una delle sigle più critiche nei confronti dell’influenza di Pechino sull'isola: il gruppo sostiene di avere subito circa venti arresti nelle scorse ore per i fatti di Mong Kok, anche se manca ancora una conferma ufficiale delle forze dell’ordine. Durante gli scontri, secondo immagini diffuse dalle tv locali, erano comparsi anche striscioni che inneggiavano all’indipendenza di Hong Kong da Pechino.

Le violenze di Mong Kok sono state condannate anche dal capo esecutivo dell’isola, Leung Chun-ying e sono tuttora in corso indagini sulla possibilità che i disordini di lunedì notte fossero stati organizzati. Secondo quanto scrive oggi il South China Morning Post, uno dei più importanti quotidiani di Hong Kong, nelle scorse ore è finito in manette per sospetto coinvolgimento negli scontri di lunedì notte anche uno degli attivisti del gruppo Scholarism, una delle sigle che ha animato il movimento di Occupy Central. Derek Lam Shun-hin, questo il nome dell’uomo, è stato arrestato mentre si trovava all’aeroporto di Hong Kong.

Dopo la fine del movimento di Occupy Central, a dicembre del 2014, il controverso rapporto tra Hong Kong e la Cina è di nuovo oggetto di discussioni tra gli osservatori. A suscitare polemiche è stata soprattutto la vicenda dei cinque librai scomparsi e indagati dalle autorità del Guangdong, la provincia cinese confinante con Hong Kong. Gli uomini, scomparsi dall’ottobre scorso, sono collegati a una libreria di un’altra area molto popolare di Hong Kong, Causeway Bay, che vendeva libri di politica e di gossip politico non sempre attendibili sgraditi a Pechino. La scomparsa dei librai aveva anche provocato il mese scorso, una manifestazione a cui hanno partecipato parlamentari e avvocati di Hong Kong che denunciavano la scomparsa degli uomini come una violazione delle regole stabilite nel rapporto tra Pechino e l’ex colonia britannica.

 

10 FEBBRAIO 2016 (AGGIORNATO 11 FEBBRAIO)

 

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