Politica interna

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Congresso: leader e nomine
al Comitato Permanente

Congresso: leader e nomine <br />al Comitato Permanente <br />


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 5 nov. - A tre giorni dall'inizio del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, il più importante appuntamento politico del decennio, le decisioni sembrano prese. Il nuovo Comitato permanente del Politburo, vertice del potere cinese, sarà composto di sette membri e non più di nove, come nel periodo Hu-Wen. I due posti già assegnati a meno di sconvolgimenti politici dell'ultima ora sono quelli di Xi Jinping, che prenderà il posto di Hu Jintao come presidente e segretario generale del Partito, e di Li Keqiang, che subentrerà a Wen Jiabao nella carica di primo ministro. I restanti cinque seggi, secondo gli ultimi pronostici, danno per certo l'ingresso nel massimo organo decisionale del Dragone di Zhang Dejiang, attuale capo politico di Chongqing; Yu Zhengsheng, ora leader di Shanghai; Liu Yunshan, attuale direttore del dipartimento della propaganda; Zhang Gaoli, leader politico di Tianjin, e Wang Qishan, attuale vice premier con delega alla finanza e al commercio estero.

PIU' CONSERVATORI CHE RIFORMISTI


Il nuovo Comitato Permanente, secondo diversi osservatori, sarebbe un organo più conservatore che riformista, composto in maggioranza da "principini", gli eredi dell'aristocrazia del partito, che hanno nel futuro presidente Xi Jinping il loro uomo di punta, e da esponenti vicini all'ex presidente cinese Jiang Zemin, che negli ultimi mesi avrebbe riaffermato il proprio ruolo di uomo forte, nonostante da anni abbia abbandonato tutte le cariche politiche. Appare indebolita, invece, la fazione dei tuanpai, formatisi politicamente nella Lega della Gioventù Comunista e guidati dall'attuale presidente cinese Hu Jintao, soprattutto dopo l'uscita di scena nei giorni scorsi di Li Yuanchao, capo del potente dipartimento organizzativo del partito e ultima vittima della "lotta tra fazioni" in corso nelle ultime settimane. Li, considerato vicino al presidente cinese, sarebbe stato responsabile di un complotto interno assieme al braccio destro di Hu Jintao, Ling Jihua, e silurato da Jiang Zemin. Il suo posto sarebbe già stato preso da Yu Zhengsheng, segretario politico di Shanghai, che dovrebbe rientrare nei prossimi sette uomini più potenti di Zhongnanhai, il Cremlino cinese.

Il nuovo Comitato Permanente. Yu dovrebbe diventare presidente della Conferenza Consultiva del Popolo, il maggiore organo di consultivo cinese. Nel nuovo organigramma del potere cinese, occuperebbe il quarto posto. Prima di lui, la gerarchia vede il probabile nuovo presidente Xi jinping al primo posto, Li Keqiang, al secondo, e Zhang Dejiang, per cui è prevista la carica di presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, al terzo. Anche Zhang, come Yu, appartiene alla fazione dei principi rossi, ed è considerato un uomo di Jiang Zemin. Le ultime tre cariche spetterebbero a Liu Yunshan, che diventerebbe nuovo vice presidente cinese, capo degli affari del partito e segretario del Comitato Centrale; Zhang Gaoli, probabile nuovo vice primo ministro esecutivo con delega per l'economia, e Wang Qishan, generalmente considerato una delle menti più brillanti della nuova generazione di leader, soprattutto in campo economico. A lui spetterebbe il ruolo di capo della Commissione per la Disciplina, il più importante organo anti-corruzione del PCC: un ruolo, questo, che sembra ridurre il raggio d'azione di quello che forse è il leader cinese della futura classe dirigente più apprezzato all'estero. Assieme all'esclusione dal vertice del potere di Li Yuanchao e Wang Yang, entrambi legati politicamente a Hu Jintao, anche questa mossa potrebbe essere letta come un segnale delle prudenza dei vertici di Pechino nell'affrontare le riforme, e una parziale sconfitta del presidente cinese nei confronti del suo predecessore che ha diversi suoi protetti nella stanza dei bottoni.

L'EREDITA' DI HU


A mitigare il bilancio politico per il presidente cinese uscente ci sarebbe, invece, la rivincita dottrinale. Il concetto di "sviluppo scientifico è stato ripreso nel comunicato del settimo plenum del Comitato Centrale, tenutosi a Pechino dal 1 al 4 novembre scorsi. "L'Ufficio Politico del Comitato centrale -si legge nel comunicato ripreso dall'agenzia di stampa statale cinese Xinhua- è stato guidato dalla teoria di Deng Xiaoping, dall'importante pensiero delle Tre Rappresentatività, e portato in profondità dal concetto dello Svilupppo Scientifico" elaborato da Hu Jintao e parte integrante dello statuto del partito dal diciassettesimo Congresso, nel 2007.

Il documento finale del plenum enfatizza, poi, i risultati raggiunti dall'attuale leadership negli ultimi dieci anni: la crescita continua, la stabilità dei prezzi, il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, l'attuazione di una politica monetaria prudente, gli sforzi nello stimolare la domanda interna e l'innovazione sono citati tra gli obiettivi raggiunti dall'attuale dirigenza nel rapporto finale. Un periodo "straordinario" quello degli ultimi cinque anni, sintetizzato in un bilancio estremamente lusinghiero. "Lo sviluppo economico del Paese -sottolinea il documento emesso alla fine del plenum- è rimasto stabile e veloce. Le riforme e il processo di apertura hanno fatto progressi significativi. Gli standard di vita sono significativamente migliorati. La costruzione di un sistema legale e democratico ha fatto importanti passi avanti".

Infine, l'accenno alla "promozione di una società armoniosa", cavallo di battaglia del presidente, sembra ancora sottolineare, poi, come il ruolo di Hu Jintao, anche al termine del suo mandato rimarrà fondamentale per la Repubblica Popolare. Un percorso simile a quello tracciato da Jiang Zemin. Forte dell'eredità dottrinale che lascia al partito di cui è stato segretario generale per gli ultimi dieci anni, Hu Jintao si prepara a influenzare la scena politica da dietro le quinte. E le riforme che Pechino dovrà mettere in atto nei prossimi anni dovranno ottenere anche il suo consenso.

 

 

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