Politica interna

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CONGRESSO PCC: ECONOMIA E TIBET SOTTO I RIFLETTORI

CONGRESSO PCC: ECONOMIA E TIBET SOTTO I RIFLETTORI


SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE

a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia

 

AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino.   


di Antonio Talia

twitter@antoniotalia

 



Pechino, 9 nov.- Nel secondo giorno di Congresso del Partito comunista cinese, i big come il premier uscente Wen Jiabao, il futuro primo ministro Li Keqiang e soprattutto il prossimo segretario Xi Jinping non partecipano alle conferenze stampa di routine. Ma alla Grande Sala del Popolo si parla soprattutto dei nuovi dati economici di segno positivo e dell'incontro con il governo del Tibet, proprio mentre nelle aree tibetane infuria la protesta, dopo la sesta auto immolazione in due giorni.

 

Banca Centrale: crescita 2012 supererà gli obiettivi (ma incombe debito locale)



I dati ufficiali pubblicati nel primo pomeriggio indicano che Pechino sta vincendo la guerra all'inflazione dichiarata lo scorso anno: a ottobre l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell'1,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, in discesa dopo il + 1,9% registrato a settembre e,soprattutto, ai ritmi più lenti in quasi tre anni. A Pechino, proprio nei giorni della transizione politica più importante dei prossimi dieci anni, l'ottimismo non deve mancare a nessun costo: "Alla fine dell'anno l'inflazione si manterrà tra il 2% e il 3% e riteniamo che nel 2012 l'economia crescerà più del 7,5%" ha dichiarato al South China Morning Post il vicegovernatore della Banca centrale Yi Gang, ai margini del Congresso.

 

La Cina prevede dunque una crescita superiore all'obiettivo del 7,5% fissato dal premier Wen Jiabao a marzo, in quello che finora si è caratterizzato come l'anno della grande frenata cinese: nel terzo trimestre 2012 il PIL del Dragone era cresciuto del 7,4%, al culmine di una sequenza negativa che durava ormai da sette trimestri consecutivi e ai livelli più bassi degli ultimi tre anni.

 

Calo di performance dovuto al rallentamento dell'export o rallentamento pilotato, con l'adozione di politiche restrittive per arginare l'inflazione? Un po' tutt'e due, secondo gli analisti: Pechino ricorda ancora bene il luglio del 2011, quando il costo della vita era cresciuto del 6,5%, al vertice di continui rincari che stavano paralizzando le capacità di spesa della maggioranza dei cinesi. Da allora il governo ha applicato misure severe contro l'inflazione, e nei mesi successivi ha potuto adottare provvedimenti in controtendenza, proprio quando la crescita iniziava a stagnare.

 

Tra giugno e luglio la Banca centrale ha tagliato due volte i tassi d'interesse e nel solo mese di ottobre ha battuto tutti i record pompando liquidità nel sistema interbancario con tre operazioni  da 395, 290 e 265 miliardi di yuan (rispettivamente 48,7; 35, e 32,72 miliardi di euro). Adesso in molti prevedono una leggera ripresa al +7,7% per l'ultimo trimestre. E pazienza se –come ricorda l'importante rivista economica Caixin – la Cina deve fare i conti con l'enorme massa di debiti contratta dalle amministrazioni locali, che sono nell'ultimo anno ammontano a 5500 miliardi di yuan (691 miliardi di euro): a Pechino il sole splende, e di queste cose al Congresso si parla solo a porte chiuse.



A Pechino si parla, in Tibet si protesta



Ciò di cui si parla anche davanti ai giornalisti, invece, è la questione Tibet: da mercoledì ben sei persone si sono date fuoco nelle province tibetane.

 

Dal 2009 a oggi sono 69 le auto immolazioni registrate in quelle zone , con un'escalation che si sta intensificando proprio nei giorni del Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese. Oggi, secondo il "governo in esilio", fedele al Dalai Lama, nella provincia ad alta densità tibetana del Qinghai migliaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro Pechino, dopo che uno di loro si era dato fuoco nella giornata di ieri. Diverse fonti presenti sul posto riferiscono di un'impressionante schieramento delle forze di sicurezza sotto il controllo della Wujing, la temibile polizia militare.

 

La scorsa settimana il responsabile dei diritti umani per le Nazioni Unite Navi Pillay aveva chiesto a Pechino di consentire l'accesso di osservatori internazionali indipendenti nelle zone tibetane. Una richiesta che Pechino respinge seccamente: "Riteniamo inappropriato consentire l'ingresso a chi pensa che ci sia un problema di diritti umani in Tibet e vuole condurre arroganti indagini per proprio conto" ha detto il governatore della provincia Qiangba Puncog nel corso di una serrata conferenza stampa che si è tenuta nel pomeriggio presso la Grande Sala del Popolo.

 

Il governatore e diversi altri funzionari presenti hanno risposto alle domande dei giornalisti ripetendo più volte che "Lhasa è la città più felice di tutta la Cina".  I giovani e i monaci che si danno fuoco, secondo Pechino, sono "terroristi" e "criminali", e la colpa delle auto immolazioni è del Dalai Lama, che "incita queste persone a darsi fuoco e sta sacrificando le loro vite per i suoi fini secessionisti".

 

"Vi invitiamo tutti a visitare il Tibet e a constatare con mano la vera situazione. Vedere di persona significa credere" ha detto il governatore del Tibet ai reporter  presenti in sala.Ma senza un visto particolarmente difficile da ottenere la Cina impedisce ancora l'accesso al Tibet a tutti i giornalisti, e lo stesso governatore Qiangba Puncog non ha menzionato quando questa particolare misura di sicurezza verrà sospesa.

 

 

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