Politica interna

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COMINCIANO I COLLOQUI DI BEIDAIHE
NELL'ESTATE DEL CONGRESSO

COMINCIANO I COLLOQUI DI BEIDAIHE <br />NELL ESTATE DEL CONGRESSO


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 6 ago. - A poche ore dall'inizio del processo per omicidio nei confronti di Gu Kailai, moglie dell'ex leader di Chongqing Bo Xilai caduto in disgrazia nei mesi scorsi, a Beidaihe i leader del Partito Comunista Cinese hanno ufficialmente iniziato quelle che si possono considerare le prove generali del prossimo Congresso. E il futuro della Cina sembra legato, quasi in eguale misura, a entrambi gli eventi.

 

Beidaihe, località balneare a poche ore di viaggio da Pechino, è storicamente il centro in cui, durante l'estate, gli alti dirigenti del partito si riuniscono per un mese e decidono a porte chiuse il futuro assetto del potere politico cinese. Prima che Hu Jintao diventasse presidente, i cosiddetti "meeting di Beidaihe" erano un appuntamento fisso dell'estate cinese: gli incontri nella località turistica del nord-est sono poi diminuiti, dopo che Hu li aveva giudicati troppo sontuosi per essere tenuti ogni anno.

 

Lo scopo principale dei colloqui, secondo l'opinione di diversi analisti, sarà quello di decidere chi entrerà a fare parte del Comitato Permanente del Politburo, il massimo organo decisionale cinese. Attualmente composto da nove membri, secondo diverse indiscrezioni di stampa potrebbe passare a sette o a undici membri, a seconda degli equilibri politici che si creeranno al termine del meeting. Nella giornata di ieri, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale cinese Xinhua, il vice presidente Xi Jinping, il principale candidato a succedere a Hu Jintao, ha incontrato esperti e accademici noti a livello nazionale: Xi ha ringraziato gli ospiti e li ha incoraggiati a continuare a prestare la loro opera per il benessere del Paese.

 

I sorrisi e le strette di mano tra il vice presidente e gli accademici costituiscono, però, solo la facciata ufficiale dei meeting di Beidaihe. Nelle segrete stanze delle loro ville sul mare i leader di Pechino giocano una partita molto più importante: decidere chi saranno i protagonisti della successione al vertice che verrà formalizzata al prossimo Congresso del partito, previsto per l'autunno prossimo. Oltre a Xi Jinping, a Beidaihe, secondo quanto riportato dal South China Morning Post, sono stati avvistati anche il capo dell'ufficio organizzativo del PCC, Li Yuanchao, la consigliera di Stato Liu Yandong, e Ling Jihua, segretario centrale del partito e capo dell'ufficio generale del Comitato Permanente, tutti probabili candidati a una promozione agli alti vertici del potere. Sette dei nove membri del Politburo dovranno lasciare l'incarico al termine del prossimo Congresso per raggiunti limiti di età, e il loro posto verrà preso da una nuova generazione di leader.

 

Sul massiccio ricambio della classe dirigente pesa, però, l'incognita legata a Bo Xilai. Il 9 agosto si aprirà il processo nei confronti di Gu Kailai, accusata formalmente il 26 luglio scorso dell'omicidio di Neil Heywood, consigliere finanziario privato della famiglia dell'ex leader di Chongqing. Bo Xilai è stato rimosso da tutte le cariche a livello nazionale il 10 aprile, lo stesso giorno in cui sua moglie è stata arrestata in relazione all'omicidio del businessman inglese. Il caso Heywood è, dei tre scandali che vedono coinvolto Bo Xilai, quello su cui gli inquirenti si sono finora maggiormente concentrati. La vicenda che fa capo all'ex leader di Chongqing si compone anche di uno scandalo finanziario, con società offshore intestate a membri della famiglia Bo, e a un tentativo di spionaggio agli alti vertici dello Stato attraverso un sofisticato sistema di intercettazioni messo a punto da Bo Xilai e Wang Lijun, ex vice sindaco a capo della Pubblica Sicurezza di Chongqing che con la sua fuga al consolato Usa di Chengdu, il 6 febbraio scorso, aveva dato il via all'intera vicenda. Secondo esperti legali sentiti dal South China Morning Post, rimane però improbabile che la moglie di Bo, anche qualora venisse condannata, possa affrontare la pena di morte.

 

Ambizioso boss di Chongqing, e leader della corrente neo-maoista del Partito, Bo Xilai non aveva mai fatto mistero delle proprie mire, e fino a sei mesi fa puntava a diventare uno dei membri del Comitato Permanente del Politiburo. Le vicende degli ultimi mesi hanno posto fine alle sue aspirazioni: Bo probabilmente puntava a prendere il posto attualmente occupato dal suo amico più potente, Zhou Yongkang, numero nove della gerarchia comunista e, ancora formalmente, capo degli apparati di sicurezza. L'amicizia tra Zhou e Bo non era vista di buon occhio dai vertici del partito che, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbero emarginato Zhou all'interno del Comitato Permanente, trasferendo le sue competenze al Ministero della Pubblica Sicurezza diretto da Meng Jianzhu.

 

Il caso Bo Xilai è considerato dagli analisti il più importante scandalo politico cinese dal 1989 quando l'allora segretario generale del partito, Zhao Ziyang, venne epurato per avere solidarizzato con gli studenti che manifestavano in piazza Tiananmen. Pur non citandolo mai direttamente, i maggiori leader di Pechino hanno fatto riferimento più volte al caso Bo Xilai nelle loro uscite pubbliche e hanno ammonito severamente gli alti funzionari del partito a non seguire la strada della corruzione.

 

A complicare ulteriormente la scena è intervenuto anche Jiang Zemin, resosi protagonista di alcune mirate apparizioni pubbliche nei giorni scorsi. L'ex presidente della Repubblica Popolare Cinese, nonostante gli 85 anni e la salute traballante, ha voluto fare sentire la sua presenza attraverso i media in più di un'occasione, nel tentativo, secondo quanto commentato dagli esperti, di fare pressione sui leader per promuovere gli uomini a lui fedeli a posti di alto livello all'interno della gerarchia di Pechino. Al di là dei due posti più importanti, che paiono già assegnati, quello di presidente a Xi Jinping, e quello di primo ministro a Li Keqiang, i "meeting di Beidaihe" dovranno produrre i nomi degli altri dirigenti del partito che entreranno nella stanza dei bottoni. E le negoziazioni in corso dai mesi, c'è da giurarci, lasceranno qualcuno con l'amaro in bocca.


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