Politica interna

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Cina respinge rapporto
su Difesa del Pentagono

Cina respinge rapporto <br />su Difesa del Pentagono


di Sonia Montrella
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Roma, 6 giu.- Lo scorso anno Pechino ha continuato a investire nella difesa destinando quasi 145 miliardi di dollari al budget militare – contro i  119 miliardi delle stime ufficiali – allo scopo di migliorare le tecniche, le armi e perfezionare gli addestramenti. Misure che rendono la Cina in grado di condurre attacchi sempre più sofisticato contro gli Stati Uniti. E' quanto emerge dall'annuale rapporto del Pentagono sul gigante asiatico commissionato dal Congresso americano e reso noto ieri.

Uno studio cui la Cina "si oppone con forza" secondo quanto riportato oggi dall'agenzia di stato Xinhua che cita il ministero della Difesa cinese. "Il rapporto avanza accuse infondate, esagera sulla "minaccia militare cinese" e rappresenta una linea d'azione errata".

Guerre cibernetiche, caccia invisibili, droni e missili potrebbero attaccare gli equipaggiamenti militari statunitensi, mette in guardia il Pentagono secondo cui la Cina è in quella fase di ammodernamento militare che gli Usa attraversarono 20 anni fa. Il tutto – si legge nel rapporto -  per accrescere la propria assertività nelle dispute territoriali che la vedono protagonista nel Mar Cinese meridionale e orientale.

Il rapporto di 96 pagine del Pentagono – tuona l'editorialista della Xinhua Mengjie – ignora del tutto la politica di difesa pacifica della Cina, scagliandosi persino contro i satelliti da spia e l'uso di tecnologia poco percettibile (LO - low observable technology). Lo studio parte da "una posizione di pregiudizio sul processo di ammodernamento dell'apparato militare cinese che ha lo scopo di proteggere i propri confini  e condurre missioni di pace come richiesto dalla comunità internazionale e di pari passo al rafforzamento dello status della Cina come potenza economica e internazionale". La Cina – continua la Xinhua – è la seconda potenza economica al mondo, e in quanto tale è azionista responsabile negli affari regionali e  mondiali e contribuisce al benessere di tutta la Asia condividendo i benefici della sua crescita.


"Il Pentagono – continua Mengjie – esprime inoltre dubbi sulla trasparenza del governo cinese sulle spese militari". Evidentemente "ignora il fatto che la Cina rende noto ogni anno il suo budget dal 1978. Inoltre dal 1995 le cifre totali sono pubblicate nel Libro Bianco per la Difesa cinese".  Non è tutto. Cifre alla mano – spiega la Xinhua in un altro articolo -  "a marzo il governo ha annunciato che le spense militari sarebbero cresciute del 12,2% per un totale di 132 miliardi di dollari nel 2014, il massimo degli ultimi tre anni".
Dal canto loro, "gli Stati Uniti, secondo l'Istituto Internazionale per gli Studi Strategici di Londra, restano i primi investitori in difesa al mondo, con un budget che si aggira attorno ai 600,4 miliardi di dollari, circa 5 volte quello della Cina". Anche nel rapporto del Pentagono Washington – aggiunge Mengjie – "continua a intervenire in questioni interne cinesi, come dimostra l'accusa secondo cui "Pechino si sta preparando a un potenziale conflitto nello stretto di Taiwan".
 
Al di la delle accuse e controaccuse per Ni Lexiong, direttore di ricerca di Politiche di Difesa all'Università di Legge e Scienze Politiche di  Shanghai, sul piano strettamente militare tra la prima e la seconda potenza economica al mondo "c'è un gap di circa 20, 30 anni". "Sebbene il Pentagono abbia gonfiato la minaccia militare per evitare un taglio del budget, la velocità di modernizzazione dell'Esercito di Liberazione Popolare ha superato le aspettative dei Paesi occidentali" ha spiegato Ni all'agenzia Bloomberg. Tuttavia "Allo stato attuale la Cina sarà in grado di raggiungere il livello degli Stati Uniti in circa 40 anni mentre il sorpasso non sarà possibile prima di 60 anni".

 

6 giugno 2014

 

 

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