Politica interna

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CINA A UN PASSO DALL'ADDIO AL FIGLIO UNICO

CINA A UN PASSO DALL ADDIO AL FIGLIO UNICO


Di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella
 



Roma, 24 lug.- La notizia è di quelle che si attendono da tempo: dopo 35 anni di stretto controllo delle nascite la Cina sarebbe a un passo dall'abbandono definitivo della contestatissima Legge sul Figlio Unico. Per passare a quella dei 'due figli'. Nulla di ufficiale per ora, ma l'annuncio ufficioso diffuso dal China Business News arriva direttamente da una fonte governativa anonima, secondo cui la questione sarebbe già allo studio e lo stop "dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno se tutto andrà bene". Ma funzionari della Commissione per la Pianificazione Familiare frenano sulla tempistica: "non è stata fissata ancora alcuna scadenza".

Secondo Lu Jiehua, professore di demografia all'università di Pechino, è assai probabile che la 'politica dei due figli' entrerà in vigore l'anno prossimo. "Non è una questione semplice, è necessario individuare tutta una serie di regolamenti e formalità a supporto della normativa".

La notizia era nell'aria da tempo. A dicembre scorso il Centro di Ricerca e Sviluppo, think-tank molto vicino al governo, lanciò l'appello: due figli entro il 2015 e abolizione del limite delle nascite dal 2020. Il motivo della revisione è del tutto economico: la popolazione cinese sta invecchiando a passo svelto con un conseguente drastico declino della forza lavoro. Solo lo scorso anno si è registrato un calo di 3,7 milioni di cinesi di età compresa tra i 15 e i 59 anni. Secondo le stime dell'Onu, entro il 2050 gli ultrasessantenni saranno oltre 440 milioni.

Introdotta nel 1979 per rallentare l'incessante crescita demografica e favorire il benessere economico cinesi, la normativa sul controllo delle nascite ha vietato per decenni alle coppie di avere più di un bambino. Una fertilità controllata e programmata - bisogna attendere il permesso delle autorità locali prima di cercare una gravidanza - che ha "evitato circa 400 milioni di nascite" secondo il governo centrale. Da sempre restano fuori dalla legge le minoranze etniche e le famiglie rurali che hanno avuto già una bambina mentre, dall'ultima revisione del 2013, le coppie in cui almeno uni dei due genitori è figlio unico possono avere un secondo bambino. A patto che non vivano nelle già congestionate megalopoli cinesi.
Gli organi statali hanno celebrato nel 2014 le 470mila nascite extra permesse dal rilassamento della normativa, ma gli esperti che si aspettavano un baby boom, non si dicono soddisfatti e sottolineano che finché le restrizioni non verranno eliminate del tutto il tasso di fertilità resterà basso.

E il problema non è solo economico: il rovescio della medaglia di 35 anni di controllo delle nascite è costituito da un alto costo anche in termini sociali e umani. Sebbene la normativa preveda sanzioni pecuniarie, il tetto delle quote nascita da rispettare, comunicate dal governo centrale a quelli locali ha prodotto un esasperato controllo da parte dei funzionari della pianificazione familiare sulle coppie della propria circoscrizione. È nell’interesse delle autorità di ogni livello, infatti, far rispettare la legge e ricorrere a qualsiasi mezzo per evitare punizioni dalla capitale, dalle sterilizzazioni forzate agli aborti, oltre 400 milioni, appunto. I dati sono ufficiali: a marzo del 2013 il ministero della Sanità aveva fatto sapere che negli ultimi 30 anni sono stati effettuati 400 milioni gli aborti e 196 milioni di sterilizzazioni, mentre 403 milioni di donne sono state sottoposte  all'introduzione di dispositivi anticoncezionali intrauterini.

La tradizionale e ancora radicata preferenza dei cinesi nei confronti del figlio maschio ha portato, inoltre, a un forte squilibrio dei sessi dovuto al frequente ricorso ad aborti selettivi, sebbene vietati nella normativa. Il risultato è un rapporto tra i due sessi di 120 maschi ogni 100 femmine.


 

24 luglio 2015

 

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