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CHINA LEAKS, I CONTI OFFSHORE DEI GIGANTI DEL GREGGIO

CHINA LEAKS, I CONTI OFFSHORE DEI GIGANTI DEL GREGGIO


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 23 gen. - Anche i giganti degli idrocarburi cinesi hanno i loro paradisi fiscali. Sono decine le società offshore che i tre maggiori gruppi petroliferi cinesi hanno nei Caraibi e nel Pacifico, secondo le rivelazioni di China Leaks pubblicate dall'International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ). CNPC, Sinopec e CNOOC hanno creato le prime società di comodo tra le Isole vergini britanniche e le Isole Cook già negli anni Novanta, prima assieme a partner stranieri, ma successivamente, in molti casi, a nome solo dei top manager cinesi. Non tutte le società offshore delle aziende petrolifere statali comparivano nei bilanci, spiegano i giornalisti di ICIJ, e non si può affermare con sicurezza che l'uso fatto delle società offshore servisse a coprire casi di corruzione, ma le somme di denaro fuori bilancio e dirette verso i paradisi fiscali sono ingenti: secondo un rapporto interno del 2011 di Bank of China -uno dei quattro maggiori gruppi bancari del Dragone - dalla metà degli anni Novanta in poi sono spariti dalla Cina capitali riconducibili ai grandi conglomerati statali per 120 miliardi di dollari, una grossa parte dei quali diretta verso le Isole Vergini britanniche. I metodi per la creazione delle società offshore sono i più diversi, a cominciare dall'uso di false ricevute per beni o servizi, in realtà mai ricevuti o erogati.

I gruppi cinesi del greggio sono al centro da tempo di vicende giudiziarie legate alla corruzione dei loro top manager. CNPC, il più importante dei tre, nei mesi scorsi ha visto quattro dei suoi più alti dirigenti accusati di corruzione. Stessa sorte anche per l'ex presidente del gruppo, Jiang Jiemin, che a marzo 2013 aveva lasciato CNPC per assumere la presidenza della SASAC, la commissione di vigilanza sugli asset delle aziende di Stato, e a settembre scorso è stato destituito per corruzione. Tra gli executive di CNPC riconducibili a società offshore pubblicati tra i China Leaks, c'è Zhang Bowen, che fino a poche settimane fa era direttore di una divisione del gruppo, e che ha poi assunto la presidenza di Kunlun Energy, società cinese di distribuzione di gas collegata alla stessa CNPC, dopo le dimissioni a sorpresa dell'ex presidente, Wen Qingshan. Zhang, tra il 2006 e il 2008, è stato presidente e unico azionista di Adept Act Enterprises Limited, società con sede nelle Isole Vergini britanniche. Anche CNOOC viene citata, con almeno due dirigenti a capo contemporaneamente di società offshore: Yang Hua, CEO del gruppo e presidente della Garland International trading Company, anch'essa con sede alle Isole Vergini, e il suo collega Fang Zhi, vice presidente di CNOOC International che nelle isole tax-free dei Caraibi ha creato la Xin Yue Lianping Company Limited.

Alcuni dei casi citati dal rapporto di ICIJ hanno avuto epiloghi giudiziari in Cina, come nel caso dell'ex presidente di Sinopec, Chen Tonghai, condannato nel 2009 alla pena di morte sospesa, equivalente all'ergastolo, per avere accettato tangenti pari a 28 milioni di dollari. Sinopec è poi al centro di un'altra vicenda, quella legata all'imprenditore Sun Tiangang, ancora in corso a Los Angeles, che vede Sun contrapporsi ad alcuni funzionari del gigante della raffinazione cinese, accusati di avere ideato uno schema per mandare in pezzi il suo impero imprenditoriale. Sun aveva fatto ricorso più volte alle società offshore nei Caraibi per una trattativa riguardante una condotta che doveva attraversare lo Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, ed evitare i controlli sui capitali legati all'affare. Sun ha accusato Sinopec e alcuni funzionari di pubblica sicurezza cinesi di avere cospirato per mandarlo in prigione illegalmente per cinque anni, dal 2005 al 2010, e per avere messo i loro uomini a capo delle società offshore a lui riconducibili per riprendersi il controllo dell'affare multimiliardario.

I casi più spinosi di corruzione legati alle attività del petrolio restano quelli dei dirigenti di CNPC, per i legami con un ex big della politica cinese, Zhou Yongkang, fino al 2012 potentissimo capo degli apparati di sicurezza a livello nazionale, e oggi, stando alle testimonianze di fonti informate dei fatti, agli arresti domiciliari. Prima di accedere ai vertici della politica, Zhou Yongkang ha ricoperto posizioni di vertice nel mondo del petrolio cinese, ed è stato lentamente esautorato dal potere già dal 2012, con l'accusa implicita di volere favorire la corsa a vertice di Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing, condannato in via definitiva a settembre scorso per corruzione, abuso di potere e appropriazione indebita. Uno dei manager arrestati lo scorso anno, Li Hualin, è stato a lungo segretario personale di Zhou. Lo stesso Jiang Jiemin è considerato un suo protetto.

I gruppi del greggio cinese sono tra i maggiori gruppi mondiali. Secondo la classifica dei più grandi gruppi aziendali al mondo nel 2013, Sinopec e PetroChina - l'unità quotata di CNPC- figurano tra i primi cinque, assieme a multinazionali del calibro di Shell, ExxonMobil e Wal-Mart. Ma assieme ai grandi nomi del petrolio cinese ci sono anche quelli meno conosciuti delle società che fanno affari con loro. La Wison Engineering Service, fornitore di PetroChina con sede a Hong Kong, a settembre ha sospeso il titolo dalle quotazioni di Borsa dopo avere annunciato il sequestro dei registri contabili da parte delle autorità cinesi. Il presidente del gruppo, Hua Bangsong sta attualmente collaborando alle indagini. Hua era contemporaneamente a capo di tre società collegate alla Wison con sede alle Isole Vergini, di cui tuttora non è chiara la funzione.


23 gennaio 2014

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