Politica interna

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Bo Xilai ricorre
in appello

Bo Xilai ricorre <br /> in appello


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 24 set. - Farà ricorso in appello, Bo Xilai. L'ex segretario del Partito Comunista di Chongqing è stato condannato domenica scorsa dalla Corte Intermedia del Popolo di Jinan all'ergastolo per le accuse di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere. La notizia si è diffusa nella serata di ieri, nel pomeriggio in Italia. Secondo quanto riportato ai media stranieri da fonti a conoscenza dei fatti e da fonti interne al tribunale di Jinan -dove si era svolto il processo nei confronti di Bo dal 22 al 26 agosto scorso- l'ex leader ora defenestrato lo sorso anno ha confermato la volontà di ricorso in appello contro la sentenza. In base al verdetto emesso dai giudici, Bo Xilai aveva dieci giorni di tempo a partire da ieri per decidere se ricorrere in appello.

 

"Ha informato ieri la Corte della sua intenzione di fare ricorso in appello a seguito del verdetto" ha dichiarato alla France Press un avvocato al corrente dei fatti. Bo Xilai è stato, fino allo scorso anno, uno dei 25 membri del membro del Politburo del partito Comunista Cinese. "Ha già fatto ricorso" ha confermato un'altra fonte alla Reuters. Secondo diversi esperti sentiti da Agichina24.it, nonostante la possibilità di appello per Bo Xilai, difficilmente la pena che dovrà scontare verrà alleggerita.

 

Oltre all'ergastolo, l'ex astro nascente della politica cinese epurato lo scorso anno ha perso i diritti politici a vita e ha subito la confisca di tutti i beni. Bo Xilai è stato giudicato colpevole di avere accettato nel corso degli anni in cui era in politica, 20,4 milioni di yuan di tangenti, pari a circa 2,5 milioni di euro, in gran parte ricevuti da un imprenditore di Dalian, Xu Ming, che conosce Bo da quando questi negli anni Novanta era sindaco della città, che si trova nel nord-est della Cina.

 

L'accusa di abuso di potere è invece relativa alla destituzione del suo braccio destro ai tempi in cui era a capo del partito di Chongqing, Wang Lijun, che ha accusato Bo in tribunale di averlo colpito al volto e di averlo rimosso dall'incarico di capo della polizia perché era venuto a conoscenza del ruolo di sua moglie, Gu Kailai, nell'omicidio di un uomo d'affari inglese, Neil Heywood, che lavorava alle dipendenze della sua famiglia. Sia Gu che Wang sono già finiti sotto processo: la moglie di Bo è stata condannata nell'agosto 2012 alla pena di morte sospesa per l'omicidio Heywood, una condanna equiparabile all'ergastolo, mentre Wang Lijun è stato condannato a 15 anni di carcere per i reati di corruzione, diserzione, abuso di potere e per avere piegato la legge a fini personali.



ERGASTOLO A BO XILAI,

"SENTENZA POLITICA CHE NON CAMBIERA'"

 

Pechino, 22 set. - Quella pronunciata oggi nei confronti dell'ex segretario del Partito Comunista di Chongqing Bo Xilai è stata una sentenza dura e politica, che non cambierà, anche se l'ex astro nascente della politica cinese ha la possibilità nei prossimi dieci giorni di ricorrere in appello. Sono le prime opinioni a caldo rilasciate ad Agichina24.it da alcuni tra i maggiori osservatori della scena politica cinese: Joseph Cheng Yu-shek, ordinario di Scienze Politiche alla City University di Hong Kong, Jean-pierre Cabestan, direttore del dipartimento di Studi Internazionali e di Governo della Baptist University di Hong Kong, e Willy Lam, uno dei maggiori "pechinologi" sulla scena internazionale. "E' stato un processo di altissimo profilo -commenta Cabestan- Bo Xilai ha mostrato durante il processo un'indipendenza di giudizio molto vasta rispetto ai limiti imposti dal partito, ma allo stesso tempo è stato attento a non menzionare mai lotte tra fazioni interne al partito e non ha mai accusato il partito. Ha respinto le accuse contro di lui, ma non ha sfidato l'autorità del partito unico e la sua organizzazione. Ha cercato di spingere sui limiti del sistema giudiziario, ma questo è quanto". Bo Xilai è stato condannato oggi all'ergastolo dalla Corte Intermedia del popolo di Jinan, nella Cina orientale, dove si era tenuto il processo nei suoi confronti tra il 22 e il 26 agosto scorsi. Bo Xilai è stato condannato al massimo della pena per tutti e tre i reati a lui ascritti: corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere.

 

"La sentenza è stata più dura di quanto in molti pensassero -prosegue Cabestan- dal processo sono emersi due aspetti: il primo è che Bo Xilai si è dichiarato non colpevole e non si è pentito. Tradizionalmente chi si pente, nel sistema giudiziario cinese, riesce a ottenere un sentenza più lieve. L'altro problema è che è stata una decisione politica: Xi Jinping voleva mostrare al Paese che anche un membro del Politburo, come era Bo Xilai, non sarebbe stato trattato in maniera diversa dagli altri". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Joseph Cheng, che non esita a definire il processo come "un caso politico". Anche per Lam la condanna è stata molto dura. "Se Bo Xilai si fosse dichiarato colpevole e non avesse sfidato l'autorità della leadership avrebbe al massimo preso venti anni di carcere. La condanna all'ergastolo è stata una punizione per la sua disobbedienza e per il suo atteggiamento di sfida".

 

Bo Xilai ha dieci giorni di tempo, a partire da domani, per ricorrere in appello, secondo quanto dichiarato oggi dai giudici che hanno emesso la sentenza, ma la possibilità di un cambiamento sostanziale della condanna non sembra plausibile. Un cambiamento, spiega Cabestan, è "possibile, ma non probabile. Quanto potrebbe ottenere? -si domanda l'accademico- Forse 25 anni, ma non fa molta differenza se di anni ne hai 64". Cabestan fa poi un paragone con un altro caso di corruzione di alto profilo avvenuto negli ultimi anni: quello che ha visto al centro nel 2006 Chen Liangyu, ai tempi segretario del partito di Shanghai, condannato a 18 anni di carcere. "In ogni caso -continua Cabestan- anche una condanna a 25 anni sarebbe più alta di quella inflitta a Chen, che ha dovuto rispondere di accuse non troppo differenti da quelle di Bo Xilai". La sentenza di oggi sembra dimostrare che non c'è possibilità per un ritorno in politica dell'ex leader. "L'ammontare delle tangenti non è enorme per un leader di primo livello -ha spiegato Cheng- ma in base al sistema giudiziario cinese si tratta di una cifra piuttosto alta. Bo Xilai potrebbe ricorrere in appello, è una scelta logica, ma non credo che un suo ricorso possa cambiare la sentenza di oggi". Ancora più lapidario il giudizio di Lam: "l'appello non avrà alcuna possibilità di successo".

 

Il processo a Bo Xilai è stato esposto all'attenzione dei media internazionali e al popolo della rete in patria, che ha oltre cinquecento milioni di utenti: due fatti che secondo l'opinione di Cheng e Cabestan, hanno contribuito a modificare le procedure della Corte per permettere una copertura più vasta, anche se estremamente controllata, dei cinque giorni di udienze. "Il progresso della riforma giudiziaria cinese -ha spiegato Joseph Cheng- finora è stato limitato, e nei casi importanti, come quello di Bo Xilai, il partito ha sempre mantenuto il controllo. E' emersa però la consapevolezza che la Cina ha bisogno di una buona immagine a livello internazionale, e in questo caso, con l'attenzione dei media internazionali c'è stata una sorta di trasparenza piuttosto buona nelle procedure della Corte, anche se il processo non ha rivelato dettagli delle lotte interne al partito o implicazioni ideologiche". Dietro la vicenda giudiziaria, l'ombra del partito è sempre stata presente, spiega Joseph Cheng. "Il partito, è stato dimostrato, ha controllato il caso. Allo stesso tempo il caso è stato esposto all'attenzione dei media internazionali e a quella degli utenti di internet in patria. Le autorità erano consapevoli di questo e ci sono state misure eccezionali per permettere agli utenti di internet e ai media internazionali di avere accesso ai dettagli delle udienze".

 

Da escludere, secondo i tre analisti, una riabilitazione in politica di Bo Xilai, che, come afferma Cabestan, "non è nei piani di Xi Jinping". Il valore politico della sentenza è che il processo nei confronti dell'ex leader "è stato un avvertimento -continua- anche ai principi rossi. Xi Jinping ha intrapreso una campagna contro la corruzione dove non può mostrare alcuna debolezza. Ha dimostrato di essere duro con chiunque, ma la corruzione in Cina è sistemica. Non credo personalmente che il processo possa fare una grande differenza nella lotta alla corruzione". Per Joseph Cheng "il caso è iniziato prima che Xi Jinping prendesse il potere. La sfida di Xi Jinping è consolidare il potere e portare avanti il programma di riforme, soprattutto economiche. Bo Xilai non è più un ostacolo, ormai. Sappiamo -continua Cheng- che Bo Xilai era diventato molto popolare a Chongqing per il suo modello di sviluppo che aveva esposto l'insoddisfazione di quella parte di popolazione rimasta esclusa dallo sviluppo. E questa insoddisfazione rimane ancora oggi".

 

Il processo per corruzione, è stata invece solo una manovra, secondo Lam. "La condanna all'ergastolo per Bo Xilai è servita a spaventare i suoi oppositori: Xi vuole lealtà assoluta da parte dei suoi colleghi e dei membri del partito". La figura del presidente cinese è stata spesso accostata a quella di Mao, soprattutto per la velocità con cui Xi è riuscito ad accumulare su di sé in breve tempo un potere superiore a quello dei suoi predecessori alla guida del Paese, Hu Jintao e Jiang Zemin. Ma il suo approccio al potere non potrà durare per sempre. "Xi Jinping -afferma Lam- sta diventando in qualche modo come Mao: dimentica che questo è il ventunesimo secolo. Fare rivivere le norme e gli slogan maoisti può ingannare la gente solo per un periodo di tempo molto limitato".  

 

BO XILAI CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

 

E' stato condannato all'ergastolo l'ex segretario  del Partito Comunista della metropoli di Chongqing, Bo Xilai. La  sentenza e' stata pronunciata questa mattina, alcuni minuti dopo le dieci  (le quattro dopo la mezzanotte in Italia) dai giudici della Corte  Intermedia del Popolo di Jinan, nella Cina orientale. Il processo nei  confronti dell'ex ambizioso leader -caduto in disgrazia lo scorso anno  dopo un lungo processo di epurazione- si era tenuto dal 22 al 26 agosto  scorso. Bo Xilai oggi sessantaquattrenne e' finito sotto processo per i  reati di corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere. Oltre alla condanna al carcere a vita, la Corte ha ordinato il sequestro di  tutti beni e ha privato Bo dei diritti politici a vita. "Bo Xilai era un
 servitore dello Stato -si legge nella sentenza- ha abusato del proprio potere provocando un enorme danno al Paese e al Popolo". A partire da  domani, Bo Xilai avra' dieci giorni di tempo per ricorrere in appello, ha  poi specificato la Corte.

Prima della rimozione da tutte le cariche, Bo Xilai era uno dei 25
membri dell'Ufficio Politico del PCC ed era candidato a un posto di primo piano nel Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere in Cina. Ingenti le misure di sicurezza messe in atto dalle forze  dell'ordine di Jinan, che nella mattinata di oggi hanno sbarrato le strade di accesso al tribunale, come riportano su internet diversi osservatori presenti sul posto. La Corte ha bloccato gli aggiornamenti e i post in arrivo sul suo account Weibo, il popolare sito di social  network cinese fino all'uscita della sentenza.

Bo Xilai e' stato condannato al massimo della pena per tutti e tre reati a lui ascritti. La Corte ha rigettato tutti gli argomenti della difesa, comprese le obiezioni sulla validita' della testimonianza della moglie di  Bo, Gu Kailai, per stato di infermita' mentale della donna. Durante il  processo Bo Xilai si e' sempre dichiarato non colpevole delle accuse a  lui ascritte, anche se in un due occasioni ha ammesso le proprie  responsabilita' per alcune decisioni prese. L'ex astro nascente della  politica cinese si e' dovuto difendere dalle accuse della moglie, Gu  Kailai, e dell'allora capo della polizia di Chongqing, Wang Lijun. Altro grande accusatore di Bo, per il reato di corruzione, e' stato  l'imprenditore di Dalian, Xu Ming, che Bo conosceva da venti anni, dai  tempi in cui era sindaco della citta' portuale cinese. Bo Xilai ha dovuto rispondere di tangenti per decine di milioni di yuan ricevute nel corso  degli anni e di numerosi favori e regali ricevuti dalla sua famiglia da  parte dell'imprenditore oggi presidente del gruppo Dailan Shide che  opera in diversi campi, dal settore delle costruzioni a quello  petrolchimico.

Sia la moglie di Bo, che l'ex braccio destro Wang Lijun sono gia' stati processati per vicende relative ai reati ascritti allo stesso Bo Xilai. Gu Kailai e' stata condannata alla pena di morte sospesa nell'agosto 2012 per l'omicidio di Neil Heywood, un uomo d'affari inglese che lavorava  alle dipendenze della famiglia, mentre Wang Lijun e' stato condannato a  15 anni di carcere con le accuse di diserzione, corruzione, abuso di  potere e per avere piegato la legge a fini personali. Proprio la fuga di  Wang Lijun al consolato statunitense di Chengdu, nel sud della Cina, e'  stato il punto di inizio della vicenda che ha portato alla rimozione di  Bo Xilai da tutte le cariche da lui occupate e, infine, all'epurazione.
Wang era fuggito dopo un diverbio con lo stesso Bo che lo aveva rimosso  dall'incarico. L'ex capo della Pubblica Sicurezza era venuto a  conoscenza del ruolo di Gu nell'omicidio Heywood e ne aveva parlato con  lo stesso Bo che, adirato, lo aveva colpito al volto, secondo quanto dichiarato al processo da Wang stesso.



 

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