Politica interna

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Attivisti chiedono sabotaggio
candidatura Olimpiadi 2022

Attivisti chiedono sabotaggio <br />candidatura Olimpiadi 2022


Di Sonia Montrella

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Roma, 29 lug.- Rifiutare la candidatura di Pechino per le Olimpiadi invernali del 2022: è quanto chiedono decine di attivisti cinesi per i diritti umani in una lettera indirizzata al Comitato Olimpico Internazionale. Tra i firmatari di alto profilo anche l'avvocato per i diritti umani cieco Chen Guancheng e il legale Teng Biao. Sotto il governo di Xi Jinping la Cina sta vivendo "una vera e propria crisi dei diritti umani con un'escalation di violenza mai vista prima del 2008". Ma, spiegano gli attivisti, è dal 2013 - anno in cui Xi è salito al potere - che la situazione è peggiorata nettamente. La lotta alla corruzione contro le tigri e le mosche, nomi piccoli e grandi della scena cinese, ha portato a un giro di vite senza precedenti in cui sono finiti in manette anche giornalisti, intellettuali, funzionari e attivisti contrari al Partito. Secondo Chinese Human Rights Defenders, "almeno 1800 attivisti per i diritti umani sono stati arbitrariamente arrestati da quando il presidente cinese è salito al potere, di cui 260 solo nelle ultime settimane".

Pechino, che ha già ospitato le Olimpiadi del 2008, è la favorita contro Almaty in Kazakhstan. Stadi e palazzetti costruiti per i Giochi di sette anni possono ospitare anche quelli invernali, senza contare che essendo già una destinazione turistica top ha già alberghi e strutture in grado di accogliere la grande affluenza di persone che assisteranno alle Olimpiadi. I membri del Comitato Olimpico Internazionale si riuniranno venerdì a Kuala Lumpur in Malesia per uno scrutinio segreto da cui verrà fuori il nome del vincitore.

Ma scegliere Pechino, sottolineano i firmatari della lettera, "significa appoggiare un governo che viola i diritti umani. Non solo: andrebbe contro lo spirito dei giochi il cui obiettivo è quello di promuovere attraverso lo sport una società pacifica".

"Il mondo non dovrebbe dare a Pechino una seconda chance".

Come puo' il Comitato Olimpico riservare questo onore a Pechino? Si chiede sulle pagine del New York Times Golog Jigme, monaco tibetano in esilio in Svizzera.

"Rispetto ai Giochi del 2008 l'aria è ancora più irrespirabile e gli abusi sono aumentati" osserva Minky Worden di Human Rights Watch.

Non va meglio ad Almaty, anch'essa nel mirino della comunità internazionale per abusi e torture sulla popolazione.  

 

29 LUGLIO 2015

 

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