Politica interna

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ATTENTATO NELLO XINJIANG, 31 MORTI E 94 FERITI

ATTENTATO NELLO XINJIANG, 31 MORTI E 94 FERITI


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


 

Pechino, 22 mag. - E' di 31 morti e 94 feriti il bilancio dell'attacco terroristico al mercato all'aperto di Urumqi, capoluogo della regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang. Secondo le ricostruzioni dei testimoni, due veicoli hanno fatto irruzione nel luogo dove si tiene il mercato, vicino al parco Renmin, in una zona centrale della città, e hanno gettato materiale esplosivo lungo la strada, pochi minuti prima delle otto di questa mattina, ora locale. Uno dei due veicoli, scrive l'agenzia Xinhua, è esploso. I testimoni sentiti dall'agenzia di stampa cinese hanno parlato di almeno una dozzina di esplosioni. Secondo le immagini postate sui social network locali, sul luogo del mercato si sono sviluppate diverse fiamme e lungo la via dove si svolgevano le attività degli ambulanti erano stesi a terra diversi corpi. "Ho visto fiamme e fumo denso - ha dichiarato un testimone alla Xinhua - veicoli e merci avevano preso fuoco e i venditori scappavano abbandonando la merce".

Immediata la reazione della autorità cinesi. Il presidente cinese Xi Jinping ha promesso il massimo impegno per "punire severamente i terroristi" e ha chiesto alle forze dell'ordine di risolvere il caso velocemente e di "non risparmiare gli sforzi per mantenere la stabilità". Il presidente cinese ha poi chiesto alle autorità locali di offrire pronta assistenza ai feriti e ha porto le condoglianze alle famiglie delle vittime. Il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese ha definito le esplosioni al mercato di Urumqi un "serio e violento attentato terroristico": una delegazione capeggiata dal ministro, Guo Shengkun, ha già lasciato Pechino diretta nello Xinjiang per dirigere le operazioni di soccorso. Meng Jianzhu, capo della Commissione Affari Politici e Legali, che si occupa della sicurezza interna, ha promesso, in una nota, l'impegno della Cina per "distruggere l'arroganza dei violenti terroristi".

Quello di oggi è il secondo attacco terroristico in poco meno di un mese nel capoluogo regionale dello Xinjiang, dove vive una forte minoranza uighura, turcofona e musulmana, pari a circa il 45% della popolazione regionale, che è di 21 milioni di persone.  Il 30 aprile scorso, un attacco con esplosivi e coltelli alla stazione della città aveva provocato la morte di tre persone, tra cui due degli attentatori, e 79 feriti. Nello Xinjiang resiste un forte movimento autonomista, che rivendica la separazione della regione dal governo centrale di Pechino, accusato di forti discriminazioni sotto il profilo linguistico, culturale e religioso ai danni degli uighuri. La Cina attribuisce generalmente questo genere di attentati al gruppo ETIM, acronimo per East Turkestan Islamic Movement, movimento separatista uighuro che rivendica indipendenza dello Xinjiang con il nome di Turkstan Orientale, noto anche con il nome di TIP, Turkestan islamic Party, che nei giorni scorsi ha rivendicato l'attentato alla stazione di Urumqi.



ESPLOSIONI IN UN MERCATO DI URUMQI VITTIME E FERITI


Pechino, 22 mag. - Alcune esplosioni hanno colpito un mercato all'aperto della città di Urumqi, capoluogo regionale dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, alcuni minuti prima delle otto di questa mattina, poco prima delle due della scorsa notte in Italia, nei pressi del parco Renmin, nel centro della città. Non si conosce ancora il numero delle vittime e dei feriti. L'attacco è stato portato da due autoveicoli, secondo alcuni testimoni che hanno parlato con l'agenzia Xinhua, da cui sarebbe fuoriuscito materiale esplosivo. Uno dei veicoli è esploso nel luogo dove si teneva il mercato. Secondo altri testimoni le esplosioni sarebbero state decine.

Quello di oggi è il secondo attentato in meno di un mese nel capoluogo della regione autonoma nord-occidentale cinese. Il 30 aprile scorso, un'esplosione e un attacco portato da uomini armati di coltelli alla stazione di Urumqi aveva provocato tre morti, tra cui due degli attentatori, e 79 feriti. Sabato scorso, i media cinesi hanno annunciato l'arresto di sette persone in relazione all'attentato. Lo Xinjiang è abitato da un forte minoranza di etnia uighura, turcofona e musulmana, pari a circa nove dei ventuno milioni di persone che abitano la regione. I gruppi uighuri più estremisti rivendicano l'indipendenza dello Xinjiang - che chiamano Turkestan Orientale - dal governo centrale di Pechino, accusato di forti discriminazioni linguistiche, culturali e religiose nei confronti degli uighuri.

Le autorità locali dello Xinjiang stanno attuando misure fortemente restrittive nei confronti di chi diffonde immagini e contenuti inneggianti al terrorismo, e di chi si rende protagonista di atti violenti. Nella giornata di ieri, una nuova ondata di arresti aveva colpito la regione: 39 persone, scriveva l'agenzia China News Service, sono state arrestate con l'accusa di "avere diffuso video inneggianti al terrorismo" e di "avere preso parte a organizzazioni sovversive". Il 12 maggio era stato dato l'annuncio di 232 arresti da fine marzo per la diffusione di messaggi inneggianti al terrorismo e all'estremismo.

Per contrastare i frequenti attacchi alle forze di polizia e ai luoghi pubblici nello Xinjiang, nei giorni scorsi il Ministero della Pubblica Sicurezza aveva mandato anche una squadra di trenta agenti speciali nello Xinjiang per addestrare le locali forze di polizia sulle modalità con cui affrontare atti di terrorismo. Nel 2013, negli scontri etnici tra uighuri e han sono state almeno 110 le vittime accertate. La città di Kashgar, nel sud-ovest dello Xinjiang, è stata l'area più colpita dagli scontri, con 72 vittime accertate nei conflitti tra uighuri e han, l'etnia maggioritaria in Cina.

 

XINJIANG, TEATRO DI SCONTRI


di Eugenio Buzzetti e Sonia Montrella

 

Roma, 22 mag.- La remota regione autonoma cinese dello Xinjiang è il maggior teatro di scontri del Gigante asiatico. Il suo territorio, che copre un'area di1,664,900 di chilometri quadri, è percorso da forti tensioni tra l'etnia originaria, ad oggi ristretta al 45% della popolazione totale, e quella han che Pechino ha inviato in flussi massicci e collocato nei principali posti dell'amministrazione. Gli uighuri, di lingua turcofona e fede musulmana, lamentano da tempo la discriminazione del governo centrale cinese a livello linguistico, culturale e religioso. Forte l'opposizione contro Pechino, dunque, che sfocia spesso in scontri e disordini.

Lo scorso anno è stato tra i più sanguinosi della storia recente, dopo il 2009, quando nelle rivolte tra gli han cinesi, l'etnia maggioritaria del Paese, e gli uighuri, sono morte circa 200 persone. Nel 2013 le vittime accertate degli scontri sono state almeno 110.

A febbraio il governo cinese ha annunciato che stanzierà 7,5 miliardi di euro (61,66 miliardi di yuan) per lo sviluppo dello Xinjiang. Il nuovo piano di finanziamenti alla regione autonoma cinese darà vita a 150 progetti che varieranno dalla nascita di nuovi posti di lavoro, alle politiche per la casa, fino alla sanità e all'agricoltura. Lo stanziamento dei nuovi fondi fa parte del progetto "Livelihoood building Year" che si è esteso per il quarto anno consecutivo.  L'annuncio va di pari passo con la decisione del raddoppiamento del budget per i funzionari locali di Pubblica Sicurezza, per tenere a freno le rivendicazioni separatiste delle frange più estremiste della popolazione uighura.

La stabilità della regione autonoma è tra le priorità del governo. E non solo per una questione di sicurezza della popolazione. Lo Xinjiang, nell'Asia centrale cinese, viene vista da Pechino come ponte verso i mercati delle ex-repubbliche sovietiche, con cui condivide grossi interessi. A gennaio, il Kazakistan, che confina con lo Xinjiang a est, aveva fatto sapere in via informale, della possibilità che le già importanti esportazioni di grano in Cina, possano aumentare in futuro. Una buona notizia per Pechino, che ha appena rivisto al ribasso le quote di produzione del cereale per i prossimi anni. Nel solo mese di dicembre 2013, Astana ha esportato circa diecimila tonnellate di grano in Cina.

E' soprattutto su Kashgar, estrema località del sud-ovest, il centro su cui Pechino punta per lo sviluppo della regione e che governo cinese punta a farne un hub commerciale nel cuore dell'Asia. Nel processo di internazionalizzazione dello Xinjiang, rientra anche la compagnia aerea China Southern Airlines, che ha annunciato l'apertura di una nuova rotta aerea che collega la capitale provinciale, Urumqi, con Seul. Si tratta della prima tratta internazionale a collegare la regione autonoma del nord-ovest cinese con l'estero, ha spiegato China Southern nell'annunciare il nuovo servizio operato dalla compagnia, che comincerà il prossimo 17 giugno.



ETIM, LA SIGLA DEL TERRORE


Roma, 22 mag.- Si celano dietro le sigle ETIM o TIP i terroristi, i nemici di una Cina che "deve fare i conti con un crescente minaccia alla sicurezza pubblica". Gli acronimi stanno per East Turkestan Islamic Movement e Turkestan Islamic Party: sono i militanti islamici separatisti uighuri che per Pechino sono dietro la regia dei precedenti attacchi avvenuti a marzo nella stazione di Kunming e a ottobre in piazza Tian'anmen. E con tutta probabilità, i principali indiziati della serie di esplosioni avvenute oggi in un mercato all'aperto di Urumqi,  capitale dello Xinjiang, e in cui hanno perso la vita almeno 31 persone.

Gli uighuri, l'etnia turcofona e di fede musulmana, da tempo si oppongono, anche con la forza, a quella che considerano una discriminazione del governo centrale cinese a livello linguistico, culturale e religioso; la stessa Pechino  ha ridotto l'etnia al 45% dell'intera popolazione della regione autonoma.
Il movimento separatista uighuro ha avuto una storia particolare nella black list dei gruppi terroristi stilata dagli Stati Uniti all'indomani dell'11 settembre: in un primo momento inserito tra le organizzazioni da tenere sotto sorveglianza, era stata poi depennata dagli americani.

Il governo cinese ha spesso dichiarato in passato che l'ETIM avesse basi al di fuori della Cina, soprattuto in Asia centrale e occidentale e con il supporto di altre sigle terroristiche che operano nella regione. L'episodio più recente di questo tipo riguarda due attentati avvenuti nel 2011 a poca distanza l'uno dall'altro, che hanno provocato 19 morti nella città di Kashgar, l'antica oasi sulla Via della Seta oggi in fase di forte sviluppo che sorge sullo Xinjiang non lontana dal confine con il Pakistan. Le persone arrestate avevano confessato l'appartenenza all'ETIM e di essersi addestrati in Pakistan prima di entrare su territorio cinese per compiere l'attacco. La regione dove si concentravano le attività di addestramento dell'ETIM individuata dal governo pakistano è quella del Waziristan, già rifugio in passato dello stesso Osama Bin Laden.

Difficile, però, stabilire quale possa essere il legame tra ETIM e Al Qaeda, anche se la causa uighura non è sconosciuta ad Al Qaeda: in uno dei suoi messaggi ai jihadisti, il leader di Al Qaeda, Al Zawahri aveva citato tra i nuovi possibili terreni fertili per la guerra santa contro gli infedeli proprio lo Xinjiang cinese.
Tuttavia, secondo Michael Clarke, docente della Griffith University di Sydney e autore di Xinjiang and China's rise in central Asia, intervistato di recente da AgiChina : "l'ETIM è stato al massimo un gruppo che ruotava attorno alla figura di Hasan Mahsum, uighuro, che ha lasciato lo Xinjiang nel 1997 (per paura della repressione) e stando alle cronache ha fondato il gruppo tra il 1998 e il 1999, in Afghanistan. Mahsum è stato ucciso durante un'operazione militare nel Waziristan del sud nel 2003, e da allora ci sono state poche prove concrete delle attività operative dell'ETIM. Infatti, molti osservatori (tra i quali anch'io) credono che il gruppo sia in larga parte dormiente".
 

 

22 maggio 2014

 

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