Politica interna

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Attacco a Kunming,
controllo sui media

Attacco a Kunming, <br />controllo sui media


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 5 mar. - Gli echi dell'attacco terroristico alla stazione di Kunming sono arrivati fino al palazzo della Grande sala del Popolo, dove si è aperta nelle scorse ore l'Assemblea Nazionale, che raccoglie di circa tremila delegati sparsi per il Paese e costituisce l'equivalente cinese del Parlamento. Anche oggi, come lunedì scorso all'inaugurazione della Conferenza Consultiva Politica del Popolo, la sessione si è aperta con un minuto di silenzio per ricordare le 29 vittime tra i civili e i 143 feriti di sabato sera. Già da ieri avevano iniziato a diffondersi le richieste di una nuova legge anti-terrorismo sulla scorta di un provvedimento già deciso nell'ottobre 2011, ma mai diventato vera e propria legge dello Stato, almeno finora.

La tensione attorno ai fatti di sangue avvenuti sabato scorso è ancora alta in Cina. E dopo la polemica con i media occidentali, accusati da Pechino di non avere riconosciuto immediatamente come un atto di terrorismo l'attacco alla stazione di Kunming, il governo ha messo in atto un giro di vite nei confronti delle testate giornalistiche del Paese. L'Ufficio per l'informazione del Consiglio di Stato ha mandato un avviso a tutti i media cinesi di "aderire strettamente" alle informazioni comparse sulla Xinhua, l'agenzia di stampa statale, e alle dichiarazioni delle autorità locali riguardo agli sviluppi delle indagini sull'attentato che la stessa Xinhua ha definito come "l'11 settembre della Cina". Il gruppo Reporter Senza Frontiere ha espresso il proprio disappunto riguardo alla direttiva del governo, che considera una manovra di censura.

Oltre alle accuse di "doppio standard" rivolte ai media occidentali, la misura del governo è rivolta a contenere il diffondersi di informazioni non controllate sul web cinese. La Cina ha approvato una legge a settembre scorso contro i rumors on line che prevede anche il carcere per chi diffonde voci non verificate sui social network come Weibo. Le prime immagini dell'attentato erano arrivate proprio dai social network, scattate dai testimoni che si trovavano alla stazione, e sono state riprese dai media internazionali: tra quelle più famose, c'è un'immagine ripresa prima dal sito Ifeng.com e in seguito anche dal New York Times che mostra una donna coinvolta negli attentati rimasta ferita in mezzo alla folla presente alla stazione.

Le immagini dei social network si sono diffuse immediatamente su tutto il web, prima dell'arrivo delle informazioni della stampa ufficiale. Una delle prime a dare la notizia degli attentati era stata un'emittente locale dello Yunnan, la provincia dove si trova Kunming. La K6, questo il nome dell'emittente, aveva ripreso le immagini del caos alla stazione, ma il più importante giornale della città, il Kunming Dily, il giorno dopo l'attentato è uscito con il resoconto dell'avvenimento della Xinhua e solo un editoriale di condanna del gesto. Anche lo Yunnan Daily ha mantenuto un profilo prudente sulla vicenda lasciando parlare le fonti istituzionali e lesinando sui particolari dell'attentato.

Intanto, in tutta la Cina aumenta il senso di distanza tra cinesi han e cittadini di etnia uighura. Secondo i riscontri della polizia a capo della gang di otto persone che ha colpito i passeggeri in attesa c'è un uomo di nome Abdurehim Kurban, aveva comunicato due giorni fa il Ministero della Pubblica Sicurezza. Le dinamiche del fatto non sono però ancora note. Secondo una versione degli eventi inizialmente pubblicata su China Radio International e in seguito scomparsa dal sito web dell'emittente, i responsabili dell'attentato alla stazione di Kunming si trovavano nell'estremo sud della Cina nel tentativo, non riuscito, di lasciare il Paese e diventare jihadisti all'estero.

 

 

05 marzo 2014

 

 

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