Politica interna

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Appuntamento a Beidaihe, il vertice prima del Congresso

Appuntamento a Beidaihe, il vertice prima del Congresso


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 3 ago. - Le immagini dei leader cinesi scompaiono dai media di Pechino e l'attenzione della stampa internazionale sulla Cina si posta dalla capitale del gigante asiatico a una località forse meno nota, ma in questo periodo dell'anno cruciale per le sorti dei leader cinesi, Beidaihe. La località marittima situata nella provincia dello Hebei, a poche ore di viaggio da Pechino, diventa il centro della vita politica con il summit informale (e segreto) dei leader cinesi che si tiene nell'estate di ogni anno, e che quest'anno assume un'importanza ancora maggiore rispetto alle ultime edizioni: tra pochi mesi si celebrerà il diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, e dal ritiro estivo dei più alti dirigenti politici cinesi a livello nazionale, si attendono indicazioni sul futuro della Cina e, forse soprattutto, sulla classe dirigente che la guiderà nei prossimi anni.

Terminate le commemorazioni per i novanta anni dell'Esercito di Liberazione Popolare, e ribadita l'importanza delle Forze Armate nella Cina di oggi da parte del presidente cinese, Xi Jinping, l'agenda politica interna si svuota, lasciando spazio e tempo per il vertice informale di Beidaihe. Il summit non viene annunciato ufficialmente, anche se si tiene, generalmente, ad agosto. Sempre in linea generale, uno dei metodi utilizzati per capire se i leader del Pcc siano riuniti nella località di villeggiatura dello Hebei è quello di osservare se sui principali media del Paese compaiano o meno immagini dei più alti dirigenti del partito: di cosa discutano i leader, quanti e chi siano, o quale sia l'agenda dei lavori estivi non è dato saperlo, se non, in alcuni casi, attraverso indiscrezioni trapelate dopo la fine degli incontri. A Beidaihe si sono prese decisioni molto importanti per la sorte del Paese: la più citata è quella di intraprendere il "Grande Balzo in Avanti", la trasformazione economica e sociale voluta da Mao Zedong alla fine degli anni Cinquanta per portare rapidamente il Paese all'industrializzazione, che ha, però, provocato milioni di vittime.

Le incertezze del vertice. Chi, dopo Xi?

Dal summit informale di questa estate, in molti si attendono i nomi dei nuovi leader che occuperanno un posto di primo piano nella nuova scala gerarchica del potere cinese. Il Congresso sarà "un meeting chiave in un momento cruciale" dello sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi, aveva detto Xi settimana scorsa durante una riunione di funzionari di livello provinciale e ministeriale e arriva al termine di "cinque anni straordinari" per la vita del Pcc. A chi affidare il compito di guidare il Paese sarà, molto probabilmente, tra i temi in discussione, anche se il ruolo di Xi, presidente, segretario generale del Pcc e presidente della Commissione Militare Centrale, non è previsto che venga messo in discussione.

A parte pochi capisaldi, sul futuro non ci sono certezze, almeno non sui nomi dei possibili successori dei leader che dovranno lasciare il posto: nel Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere cinese, cinque su sette membri (tutti tranne Xi e il primo ministro, Li Keqiang) sono destinati a lasciare il posto per raggiunti limiti di età, ma anche nello stesso Politburo la situazione non è più semplice. In totale, saranno undici membri di venticinque a doversi ritirare per la stessa ragione. Dei circa 370 membri del Comitato Centrale del partito, invece, una prima stima ne dà circa duecento in pensione tra pochi mesi. L'incertezza sulla scelta dei successori potrebbe avere ripercussioni sull'apparato stesso del potere. Tra gli analisti c'è chi ritiene che nel caso non uscisse un'indicazione chiara dal vertice informale di Beidaihe sui futuri leader che governeranno la Cina dal 2022 in poi, Xi e la sua squadra potrebbero incontrare notevoli difficoltà nei prossimi anni per l'approvazione delle riforme.

Alcuni nomi di funzionari in ascesa sono già circolati nei mesi scorsi e i primi segnali sono già arrivati. Tra i più probabili leader della sesta generazione, oggi in piena ascesa, ci sono i nuovi capi del Partito di due delle città più importanti della Cina: Pechino e Chongqing. Sia Cai Qi, nuovo leader del partito di Pechino, che Chen Min'er, dal 15 luglio scorso al vertice della metropoli della Cina sud-occidentale, sono i nomi più noti a essere in gara per una promozione nelle alte sfere, con quest'ultimo, forse in vantaggio rispetto al capo politico della capitale, per il suo legame di ferro con Xi. La promozione di Chen a capo di una delle più importanti città della Cina non ha mancato di fare suscitare commenti e opinioni sulle sue chance di un posto al vertice, e ha riportato alla luce uno degli episodi più controversi della recente storia cinese.

Torna il fantasma di Bo Xilai

A fare discutere, in questi giorni, è ancora una volta l'influenza dell'ex capo del Partito Comunista di Chongqing, Bo Xilai, condannato all'ergastolo nel 2013 per corruzione, abuso di potere e appropriazione indebita, e protagonista, l'anno precedente, di quello che è stato definito come uno dei più gravi scandali politici avvenuti in Cina negli ultimi decenni, che ha coinvolto anche la moglie di Bo, Gu Kailai, e il capo della Pubblica Sicurezza di Chongqing, il suo braccio destro, Wang Lijun, entrambi condannati con accuse multiple a loro carico.

Nel ricambio ai vertici di Chongqing, avvenuto il mese scorso, Chen Min'er aveva dedicato le prime parole proprio al suo più noto predecessore: Chongqing deve liberarsi della "malvagia influenza" di Bo, aveva dichiarato Chen. Il richiamo non era casuale: pochi giorni dopo il suo arrivo a Chongqing sono state confermate le indagini per "gravi violazioni disciplinari" nei confronti del suo predecessore diretto, Sun Zhengcai, anch'egli come Bo considerato un astro nascente della politica cinese, e il più giovane membro del Politburo, il vertice a 25 membri del Pcc, con i suoi 53 anni.

L'eredità di Bo Xilai pesa anche su un'altra città, in passato da lui amministrata, Dalian, nel nord-est della Cina. I più alti funzionari locali hanno promesso di contrastarne la "malvagia influenza", nonostante siano passati molti anni da quando Bo sedeva al vertice della città, negli anni Novanta. Un ex funzionario locale ha dichiarato al tabloid Glboal Times che i dirigenti locali hanno tenuto, di recente, nove incontri in otto giorni per liberarsi dall'influsso malefico dell'ex leader, che evidentemente ancora permane sulla città. Prima ancora, il 28 luglio scorso, era stato il sindaco della città, Xiao Shengfeng, a ricordare pubblicamente che l'influenza di Bo deve rimossa da Dalian.

 

03 AGOSTO 2017

 

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