Politica interna

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Al via V plenum PCC, deciderà
linee guida fino al 2020

Al via V plenum PCC, deciderà <br />linee guida fino al 2020


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 26 ott. - Al via oggi il quinto plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, la riunione a porte chiuse dei maggiori leader politici cinesi, in cui verranno decise le linee economiche del tredicesimo piano quinquennale di sviluppo, che copre gli anni tra il 2016 e il 2020. Tra gli obiettivi per i prossimi cinque anni, c'è il mantenimento della crescita nel periodo della "nuova normalità", che prevede un ritmo di crescita inferiore a quello dei decenni passati.

 

L'annuncio dell'inizio del plenum è stato dato nella mattina di oggi dall'emittente televisiva nazionale, la Cctv. Le linee guida per la crescita che verranno stabilite durante il plenum saranno soggette all'approvazione dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, che si riunirà a marzo prossimo.

 

Il meeting dei 375 membri del Comitato Centrale del Pcc (205, più altri 170 non ordinari) si concluderà il 29 ottobre prossimo. Pechino si presenta all'appuntamento politico più importante dell'anno con nuove misure di allentamento della politica monetaria.

 

La scorsa settimana, la Cina ha pubblicato il dato della crescita del terzo trimestre, al 6,9%, il ritmo più basso dal primo trimestre 2009 e venerdì la banca centrale cinese, la People's Bank of China, ha tagliato i tassi di interesse sui prestiti e sui depositi dello 0,25% per la sesta volta dal novembre scorso, portandoli rispettivamente al 4,35% e all'1,5%. La banca centrale ha tagliato anche di cinquanta punti base il coefficiente di riserva obbligatorio delle banche.

 

La revisione al ribasso delle stime di crescita per i prossimi anni e' ormai data per accettata anche dai vertici della politica e dell'economia cinesi. Il vice governatore della Pboc, Yi Gang, aveva previsto nei giorni scorsi una crescita per i prossimi cinque anni "attorno al sei virgola", in linea con le attese di un ulteriore rallentamento dell'economia. L'obiettivo del 7% di crescita annuo e' stato messo in discussione di fronte agli esponenti della Scuola del Partito anche dallo stesso primo ministro cinese, Li Keqiang, che alla vigilia dell'apertura dei lavori del plenum aveva dichiarato che la Cina non intende "difendere fino alla morte" qualsiasi obiettivo.

 

CHI SALE E CHI SCENDE

La scheda


Il quinto plenum del Partito Comunista Cinese, in corso in queste ore e fino a giovedì prossimo, non sarà solo l'occasione per discutere del nuovo piano quinquennale di sviluppo, ma anche per fare i conti all'interno del partito e promuovere o retrocedere i leader politici della seconda economia del pianeta. Il plenum è, infatti, un'occasione anche per decidere le espulsioni e le promozioni, come avvenuto anche lo scorso anno, quando al termine della riunione è stata decisa l'espulsione dal Pcc di Xu Caihou, ex numero due dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese, poi morto a marzo prima di comparire davanti ai giudici per rispondere dei reati di corruzione di cui era stato accusato.

L'edizione di quest'anno segnerà tra i possibili esiti la fine della carriera politica nel Comitato Centrale di alcuni personaggi di spicco legati all'ex potentissimo capo degli Apparati di Pubblica Sicurezza, Zhou Yongkang. Tra questi ci sono i nomi di Ji Wenlin, per anni stretto collaboratore di Zhou, e quello dell'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, indagato per corruzione. Tra gli altri nomi di primo piano della lotta alla corruzione, stessa sorte potrebbe toccare a Ling Jihua, fino al 2012 segretario personale dell'ex presidente Hu Jintao ed espulso dal Pcc nel luglio scorso anch'egli con l'accusa di corruzione. Tra i nomi circolati negli ultimi giorni ci sono anche quelli di Yang Dongliang, l'ex capo dell'Amministrazione Statale per la Sicurezza sul Lavoro, finito sulla graticola dopo le esplosioni ai magazzini di stoccaggio di materiali chimici di Tianjin ad agosto, dove sono morte almeno 170 persone, e quello dell'ex governatore del Fujian, provincia del sud-est della Cina, Su Shulin, da qualche settimana sotto inchiesta per presunta corruzione.

Nel bollettino dei politici cinesi, ci sono anche i nomi di chi sale nella gerarchia, come nel caso di alcuni nomi meno noti della politica cinese in odore di promozione. Almeno tre di questi, tutti di etnie minoritarie, sembrano candidati a una promozione all'interno dell'organo decisionale più ampio del partito. Liu Xiaokai, membro del comitato provinciale del partito del Guizhou; Chen Zhirong, membro del Comitato Provinciale del Partito di Hainan, e Jin Zhenji, membro del Comitato Provinciale del partito della provincia del Jilin. Al di là delle mere speculazioni per osservatori su chi sale e chi scende, il ricambio della classe dirigente degli ultimi anni è stato di proporzioni enormi. Dei leader del Comitato Centrale nominati durante il Congresso del partito del 2012, scrive il Beijing Daily, più della metà non occupano più il posto di dirigente politico, spesso a causa della lotta alla corruzione, che a tre anni dall'inizio della campagna continua a mietere vittime a tutti livelli dell'amministrazione.

I pollici che verranno promossi potrebbero essere tra i leader che avranno la responsabilità di cambiare il profilo della Cina - e da cui si attende una direzione chiara alla fine del plenum - ancora troppo dipendente da alcuni tipi di industrie ormai obsolete e dal carbone come fonte primaria di energia. Il Paese sta entrando in un "periodo chiave del socialismo cinese e arranca faticosamente lungo la strada del ringiovanimento nazionale", scriveva oggi in un editoriale il Quotidiano del Popolo, l'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese. Molte le incognite per il futuro, anche se non si escludono cambiamenti di portata anche epocale. Tra le novità, ci potrebbero essere sviluppi anche riguardo alla legge sul figlio unico, ormai avviata verso l'abolizione e i cui effetti in decenni di attuazione rigorosa, e a volte spietata, pone oggi molti grattacapi sul piano demografico e sociale ai dirigenti politici di Pechino.

 

26 ottobre 2015

 

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