Politica interna

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Disoccupato aggredisce
patron di Wahaha

Disoccupato aggredisce <br />patron di Wahaha


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Pechino, 18 set. - Zong Qinghou, il patron dell'impero delle bibite Wahaha, che fino alla settimana scorsa guidava la classifica degli uomini più ricchi di Cina, è stato aggredito da un uomo armato di coltello. Il fatto è accaduto venerdì scorso, ma la polizia di Hangzhou - località della Cina orientale dove è avvenuto il fatto e dove Zong vive e lavora - lo ha confermato solo oggi. L'assalitore, un uomo di 49 anni di nome Yang, disoccupato, è stato arrestato.

 

Secondo le ricostruzioni della polizia all'agenzia di stampa cinese Xinhua, l'uomo si era recato davanti all'abitazione dell'imprenditore per chiedere un lavoro, alcuni mesi fa. Venerdì scorso, era tornato con la stessa richiesta, e al rifiuto da parte di Zong, lo aveva aggredito. Zong è stato ferito a due dita della mano sinistra ed è stato portato all'ospedale della facoltà di Medicina dell'Università dello Zhejiang. Pochi giorni fa, Zong aveva perso il primato di uomo più ricco della Cina con il suo impero da 115 miliardi di yuan, in favore del magnate delle costruzioni Wang Jianllin, presidente del gruppo di Dalian Wanda, con una fortuna stimata, secondo Forbes, di 14 miliardi di dollari. Zong ha dichiarato alla Xinhua di soffrire solo di ferite minori e di stare guarendo velocemente.

 

A riportare per primo l'incidente occorso al fondatore dell'impero delle bibite è stato un quotidiano di Shenzhen, lo Hong Kong Commercial Daily, che aveva imputato l'attentato a una ristrutturazione in corso all'interno di Wahaha: a spingere al gesto l'attentatore, secondo una prima ipotesi, sarebbe stato proprio un cambio sgradito nel personale. C'è anche chi, però, non crede alla storia, e trova improbabile che un disoccupato riesca a entrare in contatto con uno degli uomini più ricchi della Cina solo aspettandolo sotto casa. Insomma, non se la beve.

 

AgiChina24 ripropone ai suoi lettori l'intervista a Zong Qinghou realizzata lo scorso giugno.

 

MR WAHAHA: ECCO IL SEGRETO DELL'EXPORT MADE IN ITALY

 

di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Pechino, 19 giu. - Garanzia di qualità, prezzo accessibile, e un target ben definito di acquirenti. Sono questi i segreti per il successo delle esportazioni italiane in Cina secondo l'uomo più ricco del Dragone, Zong Qinghou, il fondatore e CEO dell'impero delle bibite cinesi Wahaha, all'86esimo posto tra i gli uomini più ricchi del mondo secondo la classifica pubblicata nei mesi scorsi da Forbes. "Se il prezzo è un po' più alto delle merci locali, la gente può accettarlo -spiega il patron di Wahaha- se il prezzo è troppo alto, invece, non le comprerà". Zong individua un target molto interessato ai prodotti italiani nella fascia di consumatori "tra i 25 e i 40 anni con un buon grado di istruzione e che lavorano nei grandi centri urbani come colletti bianchi". Meglio non puntare troppo sulla fascia del lusso, però, perché i prodotti di alta gamma sono "destinati a perdere quote di mercato in futuro".

Zong ha incontrato i giornalisti italiani a margine del "2013 Sino-Italy Food Safety Dialogue" che si è tenuto oggi presso l'Istituto Italiano di Cultura a Pechino, dove si sono confrontati personaggi delle istituzioni cinesi e del mondo dell'industria alimentare italiana per discutere di sicurezza alimentare. Un evento, ha spiegato l'ambasciatore d'Italia presso la Repubblica Popolare Cinese, Alberto Bradanini, che vuole sottolineare "l'eccellenza della filiera del controllo della qualità e della sicurezza alimentare dell'Italia, che anche i cinesi stanno imparando ad apprezzare, anche grazie al nostro intervento di oggi".

Nato nel 1945, Zong Qinghou ha fondato l'impero delle bibite cinesi, partendo da una piccola rivendita di bevande all'interno di una scuola di Hangzhou, nella ricca provincia costiera dello Zhejiang, dove ha tuttora sede Wahaha. Ma essere l'uomo più ricco della Cina non lo scalfisce. "Tutto normale -afferma- non ho niente di cui temere e pago regolarmente le tasse. Solo nello scorso anno ho versato allo Stato 5,8 miliardi di yuan di tasse (pari a circa 706,7 milioni di euro). Vivo senza grandi pretese e devolvo spesso parte dei miei e guadagni in opere di carità". Il rapporto con il fisco cinese aveva costituito negli scorsi anni una nota dolente per il fondatore di Wahaha: Zong Qinghou era stato indagato nel 2008 per un'evasione di 300 milioni di yuan, che secondo il settimanale Caijing erano transitati presso un conto corrente a Hong Kong.

EUROPA E ITALIA

Zong non ritiene di essere un esempio vivente di quel "sogno cinese" di cui il presidente cinese Xi Jinping parla ormai da molti mesi. "Il sogno cinese -spiega- ha più a che vedere con il rispetto reciproco e la crescita della nazione". Riflette poi sugli ultimi trenta anni di sviluppo accelerato del Paese. "Le riforme economiche hanno portato un maggiore benessere al Paese e la vita delle persone è migliorata, ma vedo ancora molta diffidenza verso la Cina da parte dei Paesi occidentali". Riconosce le difficoltà dell'eurozona, ma crede che l'economia del Dragone e quella dei ventisette Paesi Ue possano "compensarsi a vicenda". Le dispute commerciali che dividono Cina e Unione Europea non costituiscono un vero problema secondo lui. "La Cina -spiega Zong- è il primo partner dell'Unione Europea e le importazioni non ne hanno risentito. Le imprese dell'Ue possono continuare a fare business perché hanno prodotti di qualità". E definisce "uno scambio non un rappresaglia" l'iniziativa cinese di aprire un'indagine anti-dumping sul vino europeo annunciata a poche di distanza dalla decisione di applicare dazi anti-dumping all'11,8% sui pannelli solari cinesi che entrano nell'Unione Europea. Indagine che, a suo dire, si è già conclusa, ma il cui esito verrà svelato solo tra qualche settimana, probabilmente in coincidenza con la decisione della Commissione Europea di applicare, come previsto, dazi pari al 47,6% dal 6 agosto prossimo sui pannelli solari provenienti dal Dragone.

Zong accenna anche al rapporto con l'Italia. Divaga un attimo sulle sue località preferite del nostro Paese (Roma, per il fascino dei monumenti, e Milano, come business centre) prima di tornare a parlare di affari. "Ho stipulato contratti con circa 60 aziende italiane per importare prodotti di media qualità -spiega l'imprenditore cinese- I prodotti di fascia alta sono già penetrati nel mercato cinese. Quello che cerco è che il prodotto sia di buona qualità e di prezzo accessibile". Quello del prezzo accessibile è uno dei temi centrali del suo ragionamento. Come esempio di questo fenomeno prende due prodotti estremamente comuni sulla nostra tavola: l'olio e l'aceto. "L'olio d'oliva italiano è molto buono -spiega- ma il prezzo è troppo alto, e non va bene per friggere i cibi. Invece l'olio spagnolo, che costa meno di quello italiano, ha più successo sul mercato. Anche l'aceto italiano è buono, ma il prezzo è troppo alto".

Come potrebbero allora le istituzioni italiane aiutare le imprese del nostro Paese che vogliono esportare in Cina? Il consiglio di Mister Wahaha è quello di "trovare imprenditori cinesi molto competitivi per sostenere in Cina queste imprese. Un modo per farlo è seguire gli eventi organizzati dal governo cinese per le imprese cinesi che intendono espandersi all'estero. Ma se hai buona qualità nei prodotti, un prezzo ragionevole, un target di acquirenti e un piano per il futuro, puoi farcela".

CINA

Zong Qinghou ha da pochi mesi inaugurato il primo centro commerciale Waow Plaza ad Hangzhou, che vende prodotti dei più noti marchi occidentali. Un esperimento che dovrebbe portare all'apertura di circa altri cento punti vendita di "shopping mall-boutique" in tutta la Cina entro i prossimi tre anni. Ma gli shopping mall, soprattutto nelle grandi città cinesi, sono spesso vuoti e risentono della concorrenza dello shopping on line, che sta vivendo in questi anni una stagione di forte boom. La prima regola per avere successo, secondo Zong, è quella di stare lontano dai grandi centri urbani. "Pechino Shanghai e Guangzhou non sono i posti migliori per fare commercio -spiega- e il costo degli affitti è molto alto, circa 100mila yuan al metro quadro (pari a circa 12mila euro). Ci sono persone ricche in tutto il Paese e in posti lontani dai grandi centri è più facile fare affari". Lo shopping mall in sè non è più soltanto un conglomerato di negozi. "Se vuoi aprire uno shopping mall in una grande città devi avere una tua speciale caratteristica -continua Zong- perché ora in Cina, negli shopping mall devi includere ristoranti, intrattenimenti, e questi esercizi commerciali sono diventati una forma di life-style".

I progetti del fondatore di Wahaha si scontrano però con realtà del mercato interno, che dopo il rallentamento degli anni 2011-2012, quando la Cina ha totalizzato il Pil più basso dal 1999, al 7,8%, ora sembra tornare in fase discendente dopo un periodo di sette mesi di crescita tra fine 2012 e inizio 2013. Il governo punta a creare una classe di consumatori più ampia e ad aumentare il potere d'acquisto dei salari della classe media: un piano ambizioso che implica un ribilanciamento dell'economia ancora troppo focalizzata sulle esportazioni e gli investimenti. "Se il governo lo vuole -commenta Zong Qinghou- lo può realizzare. La Cina è un grande Paese con un'ampia base di consumatori, ma non è ancora forte abbastanza".

Negativo, invece, il giudizio sul commercio on line che definisce "aggressivo" e di qualità scadente. "L'online shopping spinge molto, ma le merci possono essere contraffatte e crea una situazione di competizione non salubre per il mercato". Internet, nello Zong-pensiero, dovrebbe avere un ruolo importante ai fini commerciali solo nel settore della promozione. Tra i problemi dello shopping on line elenca la possibilità che le merci possano avere problemi o essere contraffatte, e non rimborsabili una volta acquistate. "L'unico modo per fare shopping on line -sostiene il fondatore di Wahaha- è quello di mantenere lo stesso prezzo che hai in negozio e on line, e in più mettere a disposizione il servizio di consegna a domicilio. Una volta che la merce ti viene consegnata puoi controllare che risponda ai requisiti che volevi, e in quel caso la paghi, altrimenti no".

 

 

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